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Manuel Pasqual, Fiorentina - Fonte account ufficiale ACF Fiorentina
Manuel Pasqual, Fiorentina - Fonte account ufficiale ACF Fiorentina
Manuel Pasqual, Fiorentina - Fonte account ufficiale ACF Fiorentina
Manuel Pasqual, Fiorentina – Fonte account ufficiale ACF Fiorentina

“E’ stato l’abbraccio di tutta la società e di una città. E’ stato un amore lungo 11 anni e spero non smetta qua. Il ricordo più bello è quello di oggi” firmato, in calce con il cuore e il sangue, Manuel Pasqual. Da quel 18 settembre 2005, quando subentrò al posto di Pancaro al 17′ del secondo tempo di quel Fiorentina-Udinese fino al medesimo minuto di ieri, con lui questa volta ad uscire, ci passa un’eternità: dieci anni e otto mesi per l’esattezza. Non è però il tempo a discriminare, tutt’altro, anche perchè il laterale di San Donà di Piave tutto ha lasciato trasparire nella sua carriera in maglia gigliata tranne lo spossamento derivante dalla propria età.

PASQUAL NEGLI ANNI Manuel Pasqual, direbbe un vecchio saggio usando un eufemismo, “ne ha sotterrati tanti” di allenatori, giocatori, persino dirigenti. Da Firenze in molti sono scappati, a torto o ragione che sia, non lui che, nemmeno tanto per caso, ci sarebbe rimasto volentieri ancora un po’ se non fosse stato per quel (maledetto) contratto in scadenza. Della serie “Gli accordi si rispettano”, sia mai. Dai cross al bacio per la testa di Luca Toni, un altro pezzo da novanta del nostro calcio che ci lascia, sotto la guida di Cesare Prandelli, alle qualificazioni in Champions League (con tanto di grande sgarbo a Monaco, Rummenigge where are you now?), passando per i momenti più bui (la manita juventina a Firenze) fino al riscatto degli ultimi anni. Pasqual c’era e, sebbene tra qualche alto e basso (dovere di cronaca), non ha mai mollato. Anzi, con Firenze ha stretto un patto d’onore che vigeva soprattutto tra tifoseria e giocatore, roba da uomini veri, quelli che apprezzano il valore del posto dove si vive e della bellezza che si ha intorno, il tutto con il placet della famiglia del terzino sinistro gigliato, innamorata del capoluogo toscano.

“Firenze o si ama o si odia”. Pasqual l’ha amata e lo farà sempre. A testimoniarlo le lacrime di ieri, prima in panchina, quando non riesce a trovare una posizione fissa, quasi il seggiolino del Franchi fosse intarsiato di spini, fino alle parole con tanto di viso arrossato in diretta su Periscope, passando per l’abbraccio finale alla curva Fiesole. Il calcio moderno deve sposare la realtà finanziaria, non c’è che dire. Il caso del mancino veneto non è però assimilabile a quello di Totti, per intenderci, dove ballano cifra astronomiche e si fa la figura degli “ostaggi mediatici”; ne tantomeno quello che è stato Del Piero per la Juventus (con tutto il rispetto per il viola classe 1982). Semmai bisognerebbe pensare ad un livello più intrinseco e diretto, fatto di umanità, quella stessa umanità dimostrata ieri dagli applausi scroscianti di uno stadio gremito solo e soltanto per lui, un’umanità che è sembrata allontanarsi in questi mesi dalla casacca viola, sempre più distante dal concetto di grinta voluto dai tifosi, e ieri apparsa compromessa definitivamente a meno di cambiamenti totalizzanti.

Forse si sarebbe potuto fare di più in tal senso, anche se i Della Valle hanno insegnato negli anni come il passato conti fino ad un certo punto (caso Antognoni docet), e anche Pasqual avrebbe fatto meglio a soppesare con maggiore cautela le sue uscite ai microfoni di qualche mese fa. L’amaro in bocca è però evidente, forse prerogativa dei grandi amori costretti a finire nel reale, non nell’immaginario collettivo dove il suo mancino terribile continuerà, rientrando, a cogliere di sorpresa i centrali avversari.

Stefano Mastini

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