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Con i campionati che volgono al termine e la maggior parte dei verdetti già emessi dal campo, la maggior parte delle squadre comincia a programmare la stagione che verrà. Scatenato in tal senso il Bayern Monaco, che nel giro di pochi minuti ha ufficializzato gli arrivi di Renato Sanches dal Benfica e di Mats Hummels dal Borussia Dortmund. Il club bavarese ha investito 35 milioni più bonus per il giovane centrocampista portoghese e 38 milioni per il campione del mondo tedesco, già al Bayern per oltre 10 anni tra giovanili e debutto nel calcio che conta. Un doppio colpo che farà sicuramente piacere a Carlo Ancelotti, futuro allenatore del Bayern Monaco e chiamato a riportare la Champions League in Baviera, dopo il triennio di Guardiola ricco di delusioni in campo europeo.

Proprio il tecnico catalano sembra essere il grande sconfitto di questo finale di stagione. Non basta la vittoria del terzo campionato su altrettanti disputati, risultato considerato poco più di una formalità a Monaco di Baviera. L’ennesima eliminazione in semifinale di Champions League, gli attriti con parte dello staff e la concreta possibilità di non disputare la massima competizione europea con il Manchester City il prossimo anno, hanno minato il morale dell’ex Barcellona.
Volendo pensare male, è ipotizzabile che questo doppio colpo annunciato prima del termine della stagione sia un’ulteriore stoccata nei confronti di Guardiola, mai realmente apprezzato in terra tedesca. La filosofia di gioco del catalano non si addice molto all’ambiente bavarese, fiero baluardo di un modo d’intendere il calcio tutto tedesco. Un calcio pragmatico, fatto innanzitutto di risultati: la concretezza e lo spirito sono il marchio di fabbrica del fußball teutonico, concetti di base decisamente in contrapposizione con la filosofia spagnola, figuriamoci con la scuola del Barcellona. Simili divergenze nel modo di intendere il calcio non possono che rivelarsi una condanna per un allenatore che tenta di insegnare un calcio “nuovo”: la sconfitta è decisamente meno tollerata, ancor più se alcuni idoli di casa vengono relegati al ruolo di comprimari – vedi Goetze, eroe mondiale e talento purissimo – o vengono esclusi in momenti topici della stagione – vedi l’esclusione di Muller, uomo immagine del club, nella gara di andata contro l’Atletico Madrid in semifinale di Champions League.

Sorvolando per un attimo l’Ancelotti uomo, adorato da calciatori e tifosi senza alcuna eccezione, il punto di forza del Carlo Ancelotti allenatore è senza ombra di dubbio la mancanza di una componente integralista nella sua idea di calcio. Da Milano a Madrid, passando per Londra e Parigi, il tecnico di Reggiolo ha costruito i suoi successi sullo spirito d’adattamento e sul rispetto delle tradizioni di ogni singolo club. L’arrivo di un big come Hummels – che per caratteristiche avrebbe fatto molto comodo a Guardiola – e di uno dei giovani più promettenti del panorama europeo – altro debole del catalano – sono al contempo una grande iniezione di fiducia per Carletto e il colpo di grazia per Pep. A meno di clamorosi fallimenti sul piano sportivo, si può affermare già in anticipo che Carlo Ancelotti il giorno del suo addio al Bayern Monaco verrà ricordato con affetto e simpatia maggiori rispetto al predecessore, che pure è e resterà una fenomenale mente calcistica, ideatore di una filosofia di gioco che per la prima volta dai tempi di Sacchi ha sbalordito il mondo intero.

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