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Jamie Vardy - Fonte Leicester Twitter
Jamie Vardy – Fonte Leicester Twitter

Trionfo in Premier League, 24 reti e protagonista del miracolo Leicester, Jamie Vardy è la piacevole scoperta di questa annata in Inghilterra. Voglia di emergere, rabbia, cattiveria e tanta gavetta, quella dei campi polverosi delle categorie minori inglesi e degli allenamenti nel dopo lavoro in fabbrica. Incredibile la storia della stella del Leicester, raccontata a più riprese: sacrifici che devono essere premiati e non così in ritardo, come accaduto all’attaccante inglese. Ecco perché Vardy ha deciso di creare la V9 Academy, un progetto che mira a scoprire nuovi talenti. Proprio come lui. La V9 Academy è una struttura dedicata a tutti i calciatori non professionisti che, al contempo, si dedicano anche alle attività lavorative per evidenti necessità economiche.

Bella idea quella dell’attaccante inglese, una scuola che i giovani talenti potranno frequentare nel periodo estivo, ricevendo dettami, consigli e insegnamenti da un preparato staff tecnico, al fine di mettersi in mostra nonostante i problemi economici. Si lavorerà sul piano fisico e psicologico, ma anche su quello tecnico e tattico. A ciclo concluso lo staff stilerà una valutazione del calciatore, in modo da inquadrare e analizzare il profilo, adatto o meno a sfondare nel calcio che conta. Non sono mancate le dichiarazioni di un Jamie Vardy elettrizzato e soddisfatto per questa sua creatura che è appena nata e il ruolo fondamentale che avrà per i giovani calciatori che, come lui, non hanno trovato tanta fortuna muovendo i primi passi nel calcio. Queste le parole dell’attaccante durante la presentazione della sua Academy: “Da tempo pensavo a questo progetto e dopo averne parlato con il mio agente e la mia fidanzata Becky abbiamo deciso di istituire la V9 Academy. Ora vogliamo scoprire nuovi talenti e dare loro la possibilità di diventare calciatori professionisti. Ricordo che allo Sheffield Wednesday c’erano due esperti chiamati ad esaminarci, avevano un foglio in mano per assegnarci un voto da 1 a 10. A me dissero che non ero abbastanza bravo. Quelle parole rappresentarono un duro colpo, a quell’età non è facile sentirsi dire certe parole. Mi vennero un sacco di dubbi. I club dovrebbero aspettare prima di dare giudizi così netti e affrettati”.