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Il Belgio è una delle nazionali più temute nella corsa alla vittoria degli Europei di Francia: i ragazzi allenati da Marc Wilmots, nonostante la perdita di capitan Kompany, sono nel gruppo di squadre che partirà nella griglia subito dietro a Spagna e Germania, grandi favorite del torneo. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport il selezionatore belga ha toccato molti punti cruciali in vista del match contro l’Italia, inaugurazione del cammino nella competizione per le due compagini.

ESPERIENZA “Il Belgio era una squadra giovane, lo è ancora, ma intanto ha fatto esperienza. Al Mondiale eravamo la formazione più giovane dopo il Ghana per età media. Questo vuol dire qualcosa. E nelle qualificazioni ci siamo adattati, abbiamo cercato una soluzione al gioco delle squadre che ci aspettavano e basta. Siamo più esperti. L’ansia della prima volta non c’è più, anche se la squadra è tuttora molto giovane. Ma al Mondiale tornavamo dopo 12 anni, tutti erano molto nervosi. Ora siamo più sereni. Benteke e De Bruyne, tanto per fare due nomi, sono stati protagonisti di trasferimenti importanti. Hanno acquisito sicurezza, autostima. E in generale siamo tutti più sereni”.

TERRORISMO “Parlo per me, perché in questo caso è l’unica cosa che posso fare: la vita continua, bisogna andare avanti, viaggiare, volare, allenarsi. Se capiti nel posto sbagliato, vuol dire che era destino. Capisco l’emozione della gente, perché questa ormai è una guerra. Ma c’è la certezza della vita che va avanti. Tante generazioni prima di noi si sono comportate allo stesso modo”.

VERRATTI “Non ho mai detto che era il più forte, ma il più funzionale. Mi piace come difende, come imposta il gioco. E’ una perdita per l’Italia, ma anche noi avremo problemi con gli infortunati e con i giocatori stanchi. Quelli che giocano in Inghilterra arrivano all’Europeo stravolti”.

CALCIO DIFENSIVO “Le etichette servono a poco. Se uno gioca all’attacco e poi perde 4­0 va bene? Per me Vertonghen deve fare 70 per cento di lavoro difensivo e 30 per cento di lavoro in attacco, e per De Bruyne vale il contrario. Quando vedo un difensore centrale che dribbla divento pazzo. E se mi dicono: “è per far vedere che tutti sanno giocare bene a calcio”, ribatto che l’abilità nel calcio si manifesta in altro modo. Un difensore che dribbla non fa il lavoro che deve fare”.

MERTENS E NAINGGOLAN “Nainggolan è un lottatore, ma non soltanto. Ha un profilo che mi piace, sa recuperare palla e verticalizzare. Cambia gioco, ha il passaggio lungo e un buon tiro. Prima del Mondiale aveva giocato poco, ma adesso è un calciatore diverso e tutto quello che ha se l’è guadagnato sul campo. Mertens è con De Bruyne l’uomo che nelle qualificazioni ci ha dato più assist e gol. Ha una mentalità eccezionale, anche quando entra a partita avviata. Come Origi e Carrasco, è uno che incide subito”.

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