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Gianluigi Buffon, portiere e capitano della Juventus e della Nazionale, partecipando a “5×15”, un evento che si è tenuto al Circolo Filologico di Milano dove 5 persone raccontano per 15 minuti la loro storia, ha parlato di se stesso a livello personale e della mitizzazione del campione.

LA MITIZZAZIONE DEL CAMPIONE – “Sinceramente non mi piace quando c’è la “beatificazione” di uno sportivo. Io detesto come ci descrivono, in maniera unica. Ultimamente di me si sta parlando molto, e anche bene, con qualsiasi tipo di iperbole. Ma finché si parla di sport va bene, perché quelli sono fatti e sono sotto gli occhi di tutti. Ma non capisco perché si debba andare per forza oltre, che dietro un grande sportivo debba esserci un grande uomo. Io non mi sento un grande uomo, io sono uno come tanti. Ho sicuramente qualche virtù, ma non capisco questa esigenza smodata di innalzare il mito sportivo con quello dell’uomo. E’ come quando muore una persona. Sono tutti grandi uomini. Sembra che le teste di c… non muoiano mai”.

RICORDATEMI COME SPORTIVO – “A me basta essere ricordato per quello che ho fatto nel mondo dello sport. Poi come uomo ho i miei pregi e i miei difetti, com’è normale che sia”.

CONTRATTO CON LA JUVENTUS – “Ho avuto la fortuna di allungare ancora il mio contratto con la Juventus. Quando fai parte di una società per 15-16 anni ti senti ormai parte integrante, giocheresti anche gratis perché senti un senso di appartenenza”.

 

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