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Lorenzo Insigne, Torino-Napoli - Fonte account ufficiale Napoli SSC
Lorenzo Insigne, Torino-Napoli - Fonte account ufficiale Napoli SSC
Lorenzo Insigne, Torino-Napoli - Fonte account ufficiale Napoli SSC
Lorenzo Insigne, Torino-Napoli – Fonte account ufficiale Napoli SSC

Finalmente decisivo, eppure criticato (“poco appariscente” per Massimo Mauro, tanto da “fare tutto quello che serve per non essere portato in Francia da Conte” secondo l’autorevole giudizio di Gianni Mura) e addirittura invitato da Arrigo Sacchi a prendere in considerazione l’ipotesi di lasciare Napoli perché troppo appagato in un ambiente che conosce a memoria. La settimana di passione di Lorenzo Insigne, 13 reti e 11 assist in 41 presenze stagionali nel Napoli di Maurizio Sarri, ha vissuto momenti particolari e critiche eccessive, vista la grande annata del talento di Frattamaggiore, che all’alba dei 25 anni sembra aver imboccato la strada verso la piena maturità calcistica, ritenuta ancora lontana soltanto pochi mesi.

Merito del prezioso lavoro di Sarri e del suo staff, che hanno creduto sin dal ritiro estivo sulle indubbie qualità tecniche del folletto azzurro, scommettendo anche sulla sua importanza a livello tattico, facendo leva su un’applicazione a tutto tondo nella nuova idea di calcio portata dal tecnico toscano che ha finito per fare la differenza. “Nemo propheta in patria”, nessuno è profeta a casa sua, nemmeno Insigne evidentemente, i cui limiti caratteriali vengono tuttavia evidenziati molto di più rispetto ai miglioramenti mostrati nel corso di questo campionato, di gran lunga il migliore della sua giovane carriera. Certo, l’involuzione delle ultime partite e di un girone di ritorno (soltanto 4 reti messe a referto) contrassegnato da un vistoso calo di rendimento, non fa altro che alimentare critiche e resistenze nei suoi confronti, atteggiamenti da calciatore non ancora fatto che i suoi molti detrattori non perdono occasione di mettere in risalto; ma non può essere un caso che, proprio nell’anno zero per il Napoli dopo la fine dell’era Benitez, un allenatore pragmatico come Sarri abbia scelto proprio Insigne nel delicato ruolo di esterno sinistro d’attacco, dopo il quasi obbligato passaggio al 4-3-3 che ha segnato la svolta dopo un inizio di stagione balbettante. Sempre preferito a Mertens, eccezion fatta per la sfide con Bologna e Roma, Insigne ha rappresentato l’arma in più dell’attacco napoletano in un girone d’andata giocato su livelli straordinari in cui, con gol e giocate decisive, ha punito in serie Juventus, Milan e Fiorentina, prima di lasciare spazio a un Higuain mai visto.

L’impressione è che, fino al momento in cui la squadra è andata a mille, si sia vista tutta la qualità e il peso specifico che un giocatore come lui è in grado di garantire; la ritrovata evanescenza degli ultimi tempi, la stessa che ha riportato alla mente il giocatore leggero e inconcludente degli esordi, è sicuramente figlia di un vistoso calo di tutto il gruppo azzurro, arrivato a fine campionato con la spia della riserva accesa. Cosa resta dunque della stagione di Insigne e quali scenari è lecito attendersi dal prosieguo della sua carriera? Chi osserva con occhio critico le partite, senza farsi condizionare dal susseguirsi degli eventi, avrà certamente notato l’importanza che i continui movimenti di Insigne (ad accentrarsi per creare spazio per la corsa di Ghoulam e favorire gli inserimenti di Hamsik, come in occasione del raddoppio di Callejon nel match di Torino) hanno rappresentato nell’economia del gioco offensivo della squadra di Sarri, primo club italiano a superare quota 100 gol in tutte le competizioni stagionali. Il paradosso di vederlo fuori dalla lista dei convocati per Euro 2016 nell’anno della sua consacrazione, avrebbe dell’incredibile e potrebbe trovare una sua paraziale giustificazione soltanto nel probabile cambio di sistema di gioco (dal 3-4-3 al 3-5-2) che il ct pare avere in mente per affrontare la lunga serie di infortuni che si è abbattuta su alcuni dei nostri uomini cardine. Restare a Napoli sarà per il ragazzo un ulteriore assunzione di responsabilità nel percorso di crescita intrapresa già qualche anno; gli esempi di Totti e De Rossi a Roma, bastano e avanzano per capire quali e quante diffidenze accompagneranno una scelta di vita, oltre che di cuore.

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