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Fonte: Uefa.com / Getty Images

 

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70 anni, di cui 52 passati sui campi di calcio, fra spogliatoio e panchina: Mircea Lucescu è uno di quei guru del calcio che danno la parvenza di essere “immortali”. Anche quest’anno il tecnico rumeno ha detto la sua non solo in campo ucraino, dove però è mancato il titolo in campionato, ma anche in Europa dove il suo Shakhtar Donetsk ha conquistato un’importante semifinale di Europa League, poi persa contro il Siviglia Campione in carica. In Italia è passato da Inter e Brescia, lasciando comunque ricordi importanti, seppur coronati da un solo titolo è stato sempre un allenatore carismatico e capace di far giocare molto bene le sue squadre. Intervistato da Tuttosport, in merito alle tattiche e agli allenamenti da lui utilizzati, Lucescu ha parlato anche di come riesce a dare grandi motivazioni ai suoi giocatori: “Punto molto sugli esempi e sulle esperienze di altre persone, anche non sportivi. Il calcio è vita concentrata, è un insieme di innumerevoli stati d’animo. In Champions mi è capitato di mostrare un video con la Haka neozelandese, oppure i festeggiamenti dei Lakers. Ogni volta nei momenti di maggiore stress cerco qualcosa di diverso per motivare o rilassare i giocatori. Sfrutto molto la cultura e soprattutto la storia.”

Ai tempi del Brescia il tecnico ha inoltre allenato un giocatore del calibro di Roberto Baggio, com’è quindi possibile gestire un giocatore così importante e carismatico? “Col dialogo, stimolando il loro orgoglio e facendo appello alla loro esperienza, intelligenza, personalità e immagine.” Poi sui giocatori poco motivati in allenamento: “Non li convoco. O li metto in panchina sapendo già di non impiegarli. Tratto tutti allo stesso modo. Nessuno è privilegiato, prima viene la squadra in questo caso.” Infine il tecnico romeno indica quali sono secondo lui i migliori allenatori in circolazione: “Simeone per la capacità che possiede di entrare nella mente dei giocatori, di convincerli che per vincere sono necessari sacrificio e carattere, ma pure che amicizia e unione del gruppo sono importanti almeno quanto tecnica, fantasia e talento. E poi apprezzo Guardiola per la bravura nel convincere i giocatori ad aver fiducia nelle sue idee e nel ripetere le stesse cose all’infinito. Depersonalizzando i giocatori e personalizzando la squadra.”

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