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Miroslav Klose, Lazio - Fonte account Twitter ufficiale Lazio
Miroslav Klose, Lazio - Fonte account Twitter ufficiale Lazio
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Miroslav Klose, Lazio – Fonte account Twitter ufficiale Lazio

Forse è proprio vero, d’ora in avanti non sarà più la stessa cosa. Nel giorno in cui la serie A saluta alcuni dei suoi grandi protagonisti negli ultimi anni, a catturare l’attenzione di un inguaribile romantico del calcio, sono le parole pronunciate da Miroslav Klose prima della sua ultima partita con la maglia della Lazio ai suoi tifosi. Un discorso apparentemente semplice, le classiche frasi di circostanza secondo qualcuno, magari preparate a tavolino prima di scendere in campo. Certo parliamo di Klose, non di Walter Benjamin, ma è proprio questo il motivo di riflessione; freddo e distaccato da buon germanico, come davanti ai portieri avversari o sotto porta, algido e glaciale proprio quando si immerge nella vasca colma di cubetti di ghiaccio dopo ogni gara e seduta di allenamento, eppure visibilmente emozionato, umanamente vicino a quegli stessi tifosi nell’estate 2011 l’avevano eletto a idolo incontrastato, forse sognando chissà quali successi.

Grazie a tutti i tifosi della Lazio, è stato veramente un onore aver indossato questa maglia. Sono stati 5 anni che non dimenticherò mai. Siete veramente grandivi auguro per il futuro tutto quello che meritate, grazie di cuore: siete incredibili”

Miglior marcatore straniero della storia della Lazio con 64 reti – al pari di Goran Pandev – settimo nella classifica dei bomber biancocelesti di tutti i tempi, Klose ha onorato fino all’ultimo il campionato italiano e soprattutto il paese che l’ha accolto come si fa con i fuoriclasse dello sport. Lui, schivo e riservato, rarissimo esempio di professionista a tutto tondo, ha semplicemente fatto ciò che gli riesce meglio, segnare, in tutti i modi possibili, senza mai far mancare ai compagni il prezioso e sfiancante lavoro sporco. Campione vero, figlio di un modello di calcio destinato ben presto a scomparire definitivamente, è stato in quest’ultimi cinque anni un lusso per la serie A, alla pari di gente come Ibrahmimovic, Tevez e Higuain, lasciando un vuoto non facile da colmare. Integro fisicamente a dispetto dei quasi 38 anni, voleva lasciare il suo segno anche all’interno di una stagione complicata, riuscendoci con due mesi super (7 gol e 3 assist dal 13 marzo, giorno della sua doppietta all’Atalanta) e con un atteggiamento sempre propositivo, mai sopra le righe, perfettamente conscio del fatto che con l’avanzare dell’età sarebbero inevitabilmente arrivate le prime panchine. A differenza di quanto avvenuto sull’altra sponda del Tevere, Klose non ha avuto bisogno di mettere in imbarazzo il proprio allenatore per ritrovare posto in squadra, ma soltanto di recuperare la piena forma fisica. Un congedo da ricordare quello con gli appassionati di calcio del bel paese, prima con quel discorso interamente pronunciato in italiano (alzi la mano chi ricorda la stessa flessibilità da parte di altri personaggi in tal senso), poi con l’invito rivolto verso Felipe Anderson a presentarsi dal dischetto per il calcio di rigore, nonostante tutti sapessero che quella di ieri fosse la sua notte. Di qui, il nostro personale contro ringraziamento nei confronti di un personaggio unico nel suo genere, un altro di cui, siamo certi, sentiremo terribilmente la nostalgia.