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La firma di Enzo Maresca sulla salvezza del Palermo. Il 36enne centrocampista ha ridato ordine e personalità ad un gruppo allo sbando.

Una corsa sfrenata e orgogliosa, eppure molto più pesante e farraginosa di quella che nel 2002 l’aveva reso famoso agli occhi degli appassionati di calcio e inviso ai tifosi granata. Quattordici anni dopo Enzo Maresca è ancora sulla cresta dell’onda, protagonista inaspettato della salvezza del Palermo, timbrata e certificata da un altro colpo di testa decisivo (al pari di quello con cui “incornò” il Toro allo scadere su cross dalla destra di Lilian Thuram). Proprio lui, tra gli uomini più chiacchierati dello spogliatoio rosanero in una stagione da incubo, conclusasi tuttavia con un lieto fine che solo qualche settimana fa era difficile immaginare.

Fedelissimo di Beppe Iachini, difeso dopo l’esonero del novembre scorso con dichiarazioni che il presidente Zamparini aveva bollato come “stron…e”, era stato a un passo dall’addio qualche tempo dopo quando, secondo i ben informati, aveva guidato l’ammutinamento ordito nei confronti di Ballardini in occasione della sfida di Coppa Italia all’Alessandria del 3 dicembre, con i piemontesi che eliminarono a sorpresa il Palermo. Fuori rosa, al pari di Rigoni e Daprelà (entrambi ceduti nel mercato di gennaio), Maresca era riapparso per qualche minuto all’Olimpico e poi ancora nella gare con Bologna e Inter che avevano riportato i rosanero in piena lotta per non retrocedere, salvo scomparire nuovamente nel breve interregno di Novellino. Leader silenzioso, centrocampista navigato, preziosissimo collante tra tecnico e squadra, anima della colonia italiana (Sorrentino, Vitiello, Gilardino) cui il cavallo di ritorno Ballardini si è affidato nelle ultime giornate per cercare l’impresa impossibile. Un patto di non belligeranza per amore del Palermo, sottoscritto lontano da occhi e orecchie indiscreti e capace di produrre 11 punti in 5 partite, fino al sofferto successo con il Verona che ha sancito la salvezza più bella, intensa e sofferta della presidenza Zamparini. Vi siete mai chiesti quanto scottasse la palla per i calciatori rosanero, per molti condannati inevitabilmente alla B?

 Il Palermo stasera era abbastanza in confusione, ha tanti giovani in organico, erano tutti preoccupati e poco sereni” disse con grande onestà Miro Klose subito dopo la doppietta realizzata il 10 aprile scorso. Due partite più tardi Maresca è tornato in campo, senza più uscire; 360’ di spessore, esperienza, cuore, orgoglio, passione, a dispetto dei 36 anni suonati, la maggior parte trascorsi a rincorrere un pallone. Giramondo vincente (indimenticabili i due trionfi in Coppa Uefa con il Siviglia), si è rimesso in gioco qualche anno fa nel nostro campionato, prima di riportare in A il Palermo sotto la guida del fido Iachini; passo cadenzato, movimenti meno fluidi, ha decisamente arretrato il suo raggio d’azione, senza far mancare il suo apporto costante ai compagni. Di nuovo al centro della scena in un contesto ambientale tutta’altro che sereno, è riuscito laddove le molteplici turnazioni davanti alla difesa avevano fallito: ridare ordine e personalità a un gruppo allo sbando, andando a comporre assieme a Sorrentino e Gilardino l’asse portante della squadra. L’affannosa corsa seguita alla rete che ha letteralmente fatto esplodere di gioia lo stadio depresso e preoccupato dopo il pareggio ospite, racconta più di mille parole, le emozioni che il calcio riesce ancora regalare, le stesse di quattordici anni fa.

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