SHARE

difrancesco

In occasione della consegna del premio “Briglia d’Oro” a Siena, Eusebio Di Francesco, allenatore del Sassuolo, si è concesso ai microfoni di Maidirecalcio. In questa stagione l’allenatore pescarese ha guidato la sua squadra fino al sesto posto in classifica, rivelandosi una delle più grandi sorprese del campionato.

Di Francesco, la stagione del Sassuolo è stata ottima con 16 vittorie, 13 pareggi, 9 sconfitte e il sesto posto in campionato. La sua squadra si è distinta per il suo modo di giocare, crede che esista uno schema tattico migliore per giocare a calcio?

“Mah, non esistono moduli migliori. Io lavoro sul 4-3-3 e ci credo, ma è ovvio che tutto dipende anche dalle caratteristiche dei giocatori che hai e non c’è una verità assoluta. Dico solo che ognuno di noi deve trasmettere quello che ha in qualsiasi sistema di gioco cercando di migliorare poi i propri giocatori”.

Negli ultimi anni si è parlato di lei come del “nuovo Zeman”. Si sente un po’ l’erede del “boemo”, che è stato un suo ex allenatore ai tempi della Roma?

“Io sono il nuovo Di Francesco. Zeman per me è stato un grandissimo insegnante e mi ha trasmesso determinati concetti. Poi io ho le mie idee e cerco di non scimmiottarle assolutamente, ma ho sempre cercato di prendere i suoi pregi”.

Due anni fa il suo temporaneo esonero dal Sassuolo. E’ successo qualcosa da quel momento? Cosa è cambiato,  cosa ha imparato da quell’esperienza, si sente migliorato oggi? 

“Io mi auguro di migliorare anno dopo anno perché quando ci si sente arrivati c’è qualcosa che non va. Si torna facilmente indietro. Dico solo che anche quello mi è servito per poter migliorare e capire quello che non si doveva fare. Da quel momento l’ho capito e ho cercato di metterlo in atto nell’esperienza successiva”.

A fine Europeo Antonio Conte lascerà la Nazionale. In queste settimane si è fatto anche il nome di Di Francesco come possibile candidato alla panchina azzurra. Si sente pronto ad essere il ct dell’Italia?

“Io mi sento pronto a fare questo lavoro da qualsiasi parte. Non mi pongo obiettivi e non mi pongo limiti perché mi piace ambire sempre a qualcosa di più, ma in questo momento la mia ambizione è quella di migliorare il Sassuolo”.

Rimanendo in chiave Nazionale, il Sassuolo si è distinto per i molti italiani in rosa. Crede che qualcuno meriti la convocazione da parte di Antonio Conte anche in futuro?

“Beh, c’è Acerbi che la merita sicuramente per quello che ha fatto. Poi è stato un po’ chiacchierato Berardi, ma anche Missiroli e Magnanelli hanno fatto un campionato straordinario. L’unica cosa è che Missiroli viene da un lungo infortunio. Detto questo sono convinto che Conte farà le scelte migliori per quello che lui ha visto ed è giusto così”.

Nel giro della Nazionale ci sono anche due suoi ex attaccanti: Pavoletti e Zaza. L’attaccante del Genova lo ha allenato al Sassuolo, ma in Serie A gli ha quasi sempre preferito Zaza. Oggi è contento di vederli lottare tutti e due per conquistare la maglia azzurra?

“Pavoletti l’ho avuto in Serie B ed è stato uno dei miei capocannonieri insieme a Boakye. Devo dire che poi in Serie A mi sono ritrovato a fare delle scelte e ho scelto Zaza che poi è arrivato anche in Nazionale. Ho scelto un attaccante giovane con tre anni in meno rispetto a Pavoletti. A volte vanno fatte delle scelte e devo dire che in quel caso non abbiamo scelto così male. Erano entrambi giocatori molto validi, poi Pavoletti voleva andare a giocare e l’ha fatto. Leonardo però è un testardo, un volitivo, è uno che si è migliorato anno dopo anno e penso che sia migliorato anche con me a Sassuolo. Questo mi gratifica, ma deve gratificare anche lui visto che ha fatto un grandissimo percorso di crescita e per questo gli faccio i miei complimenti per quello che ha fatto e che spero continui a fare”.

Infine ultima domanda sempre su un suo ex giocatore: Andrea Bertolacci. Lei lo ha allenato ai tempi di Lecce,  ma quest’anno al Milan ha faticato molto e non è stata una buona stagione per lui. Qual è secondo lei il miglior ruolo in cui dovrebbe giocare, pensa che sia adatto allo schema di gioco del Milan?

“Per me Andrea è un interno di centrocampo, più adatto magari a giocare a tre oppure, se dovesse giocare in un 4-3-1-2, potrebbe fare benissimo il trequartista. Detto questo, Bertolacci è un giocatore che ha grandissimi mezzi, quest’anno non li ha risaltati al meglio però è un giocatore di spessore”.

Di Francesco
Eusebio Di Francesco in occasione della consegna del premio “Briglia d’Oro” a Siena
SHARE