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A quasi 37 anni, Massimo Maccarone continua a stupire e soprattutto a segnare gol. La stagione appena conclusa è stata ricca di soddisfazioni per l’attaccante dell’Empoli, che alla Gazzetta dello Sport ha parlato a tutto tondo, svelando i segreti della sua longevità.

SULLA STAGIONE APPENA CONCLUSA – “Tredici gol come a Siena nel 2008? Una bella squadra anche quella: Calaiò, Corvia, Locatelli, Vergassola. E si giocava col 4­3­1­2, come adesso. Andrò avanti finché avrò voglia di allenarmi e divertirmi, di sicuro non mi farò compatire, non sarò un peso. L’importante è capire quando smettere. Sono almeno 3 anni che sento dire che è arrivato il momento, che sono vecchio, che non posso farcela. Ma io continuo come prima. Forse è l’aria di Empoli che fa bene agli attaccanti: qui ti aiutano a crescere. Penso a Montella, Rocchi, Di Natale, Caccia. La bresaola come Inzaghi? Sto attento a cosa mangio, ma senza esagerare. Non sono un talebano”.

SULLA VECCHIA GUARDIA – “Io e Gilardino ultimi rimasti? Alberto arriva da un campionato difficile, non è facile giocare con quelle pressioni addosso. E poi ha tre anni meno di me, può andare avanti ancora a questi livelli. Cambia molto tra Empoli e Palermo? Moltissimo, anche se devo dire che nei pochi mesi che ho passato a Palermo ho avuto un buon rapporto con Zamparini, con me si è comportato bene. Corsi non ha i suoi difetti, non è certo un mangia allenatori, ha capito l’errore quattro anni fa dopo averne cambiati tre nella disgraziata stagione finita col playout”.

PROGETTO TECNICO – “L’anno scorso avevamo cambiato molto e ci avete messo tra le squadre che rischiavano la retrocessione. Sono sicuro che finirà così anche stavolta con il nuovo allenatore e lo stesso progetto tattico. Il mio gol più importante? Quello della vittoria a Udine, perchè ha dato il via a uno straordinario girone d’andata. La cena del giovedì ha portato fortuna? Certo, non ne abbiamo saltata una. A turno, pagava chi rinnovava il contratto o i debuttanti”.

BOMBER STRANIERI – “Non saprei, forse si tratta di una coincidenza, di cicli che si alternano. Quando io sono arrivato in Nazionale, c’era abbondanza di attaccanti: Vieri, Inzaghi, Montella. Nel 2002 in amichevole contro l’Inghilterra, poi mi sono infortunato e ho perso il treno. In Inghilterra nel momento sbagliatio? Forse: quando giocavo nel Middlesbrough il calcio inglese non aveva la visibilità di oggi. Si poteva considerare ancora un’esperienza piena di incognite. Le brutte parole a McClaren? Negli ultimi mesi al Boro mi ha messo fuori squadra senza motivo. L’avevo presa malissimo ma ero giovane, volevo giocare a tutti i costi. Oggi non direi quelle cose. Se ho trovato di peggio? Sì, uno l’ho trovato, ma non dirò mai chi è. Piccolo Vialli o Big Mac? Vialli è stato il mio modello di gioventù, da quando l’ho conosciuto dopo un Chelsea­ – Middlesbrough. Big Mac è un soprannome che è diventato un tatuaggio. Non si stacca più. Il mio erede? Belotti, che ha caratteristiche molto simile alle mie: grande corsa e tecnica. E mi piace molto Zaza, peccato che alla Juve abbia trovato poco spazio”.

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