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Marti Riverola, alla prima stagione con la maglia del Foggia Fonte - @martiriverola20
Marti Riverola, alla prima stagione con la maglia del Foggia Fonte - @martiriverola20
Marti Riverola, alla prima stagione con la maglia del Foggia Fonte – @martiriverola20

Dal Camp Nou allo Zaccheria, un salto all’indietro lungo quasi cinque anni che racconta una storia particolare di ciò che poteva essere e non è stato, perché nella sterminata Cantera blaugrana non c’è posto per tutti. Per emergere, a tutte le latitudini, ci vuole coraggio e voglia di mettersi in gioco, anche dopo aver assaggiato il grande palcoscenico della Champions League e immaginato una carriera ricca di successi. Sì, perché Martì Riverola, centrocampista del Foggia semifinalista nei playoff promozione della Lega Pro, ha creduto per anni di poter diventare l’ennesimo gioiello prodotto dal settore giovanile del Barca, esordendo nella massima competizione continentale per club nel dicembre 2011 nel match tra Barcellona e Bate Borisov del 6 dicembre 2011. Un momento di gloria e gioia infinita, gli unici con la prima squadra, concessogli da Pep Guardiola, maestro di vita, esempio da emulare, icona del calcio catalano, simbolo di una calcistica capace di primeggiare in Europa e nel Mondo privilegiando un’unica filosofia, basata su possesso palla e bel gioco.

Spalle larghe, come dimostra l’esperienza al Vitesse appena ventenne (15 presenze e 2 gol), e tanta voglia di imparare, scoprire nuove realtà, ma soprattutto intuire che di spazio per lui in Catalogna ce ne sarebbe stato ben poco. Di lì, l’approdo al Bologna dopo aver sfiorato il Napoli (“C’è stato un forte inserimento del Napoli ma è stato tardivo, quindi non abbiamo disatteso la parola data ai dirigenti rossoblu. La differenza è stata nei tempi. C’erano anche altri club sulle sue tracce, ma il Bologna ha bruciato la concorrenza sul tempo”, disse all’epoca il suo procuratore). 7 presenze tra Primavera e prima squadra, senza lasciare traccia, nonostante la nomea di canterano di lusso. Centrocampista universale dalle spiccate doti tecniche, non ha convinto soprattutto in termini di personalità come accaduto spesso a giocatori provenienti dal campionato spagnolo, dai ritmi troppo compassati anche per l’attuale serie A. Tanto peregrinare errante senza mai convincere tra Maiorca e Altach, fino a quando a scommettere sul suo rilancio, è il Foggia di Roberto De Zerbi che decide di portarlo in Puglia prelevandolo a titolo definitivo dal club rossoblù. Dal Paradiso della Champions, agli Inferi della Lega Pro, Riverola non si perde d’animo, conscio del fatto che questa potrebbe rappresentare per lui l’ultima occasione di tornare nel calcio che conta, magari proprio con i Satanelli, attesi dal derby pugliese con il Lecce per un posto in finale playoff. Il destino ha dunque voluto che fosse proprio Foggia, la città in cui all’inizio degli anni ’90 Zdenek Zeman e i suoi ragazzi giocavano il più bel calcio d’Italia, ad accogliere l’eterno disilluso formatosi nel migliore club al mondo che, in maglia rossonera, ha ritrovato un altro spagnolo dal destino simile al suo. Nell’ultima gara con l’Alessandria infatti, Riverola ha preso il posto di Maza (una presenza con il Barcellona B prima di passare alla Reggina e successivamente al Foggia); un duo dal passato glorioso, con un futuro tutto da scrivere che passa inevitabilmente dall’atteso finale di stagione.

Perché indubbiamente, così come dichiarato più volte da De Zerbi, “Riverola ha una qualità pazzesca ed è sprecato per questa categoria. Gli chiedo di giocare con l’atteggiamento e l’agonismo giusti, ma soprattutto di divertirsi”, ma adesso è ora che sia il campo a parlare, riannodando il filo di un discorso interrotto prematuramente alcuni anni fa. Guardare avanti senza cullarsi sul passato ormai lontano, nel tentativo di costruirsi una nuova carriera lontano dalle luci della ribalta. Ecco perché, in un mondo che sembra aver perso la sua vocazione originaria al cospetto di una crisi di valori senza precedenti, la parabola al contrario di Riverola, ci rende tutti più umani e vulnerabili.