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Toto’ Schillaci, protagonista con l’Italia ai Mondiali del 1990, è intervenuto pochi minuti fa ai microfoni del programma “Tutti Convocati”  su Radio 24 parlando del suo libro “Il gol è tutto” uscito da pochi giorni in tutte le libreria: “Ho voluto raccontare la mia storia. Di un ragazzo che viene da Palermo, con la passione del calcio alla ricerca di un sogno. Un piccolo aneddoto che ho riportato nel libro e che racconto e’ che prima delle partite mi caricavo con Rocky Balboa. Racconto che sono riuscito a non farmi trasportare da cattive amicizie e ho avuto quindi la fortuna di avere questa carriera: vivevo nella Palermo degli anni ’90, il razzismo verso di me c’è sempre stato. Affrontavo le giornate pensando al mio sogno: ho avuto grandi soddisfazioni, per me è stata quasi tutto inaspettato. Oggi giro il mondo anche grazie a quei Mondiali”.  A “La Repubblica”, invece, l’ex attaccante della Nazionale italiana ha confessato alcuni retroscena della sua vita privata: “I tormenti della mia vita personale mi perseguitavano anche sul campo. Non bastavano i tanti cori e insulti come ‘terrone’, ‘mafioso’, ‘ladro di gomme’. In tutti gli stadi d’Italia, per colpa sua, mi urlavano ‘cornuto’. Ricordo benissimo il gossip, le malignità, le telefonate ricevute dopo l’incidente di Lentini, che stava correndo per andare da lei. Per colpa sua persi anche la Juventus: il club non voleva che ci separassimo, non se ne parlò mai esplicitamente ma le persone intelligenti agiscono per mandarti dei segnali chiarissimi. E quel segnale chiarissimo fu l’ingaggio di Vialli dalla Sampdoria”.

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