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Un giocatore viene ricordato nel suo piccolo per le cose belle che è stato capace di fare in carriera. Tra cento anni sentiremo ancora parlare di Maradona, van Basten, Messi, Ronaldo l’originale e quello venuto dopo. Poi però ci sono anche giocatori che già dopo qualche settimana dimentichi o vorresti farlo. Quest’ultimo è forse il caso di Marco Pascolo, portiere svizzero del quale chissà in quanti a Cagliari e dintorni ancora conoscono.

CHI NON LAVORA... – Pascolo nasce a Sion il 9 marzo 1966 da padre friulano e madre svizzera. Il papà si era recato nella Terra del latte e del miele alla ricerca di un lavoro diventando meccanico. Il piccolo Marco cresce con l’hobby del calcio e quando è ormai un giovanotto affermato affianca i piaceri del pallone alla professione di elettricista, affermando anche una volta che sarà diventato professionista: “Nel Servette ho tutto quello che desidero, gioco a calcio e faccio l’elettricista perché in Svizzera non si può vivere solo col calcio. I divi non mi piacciono, e quelli nella Serie A italiana abbondano. Guadagnano troppo ed è una cosa assurda, la gente rischia di stufarsi”. Parole pronunciate nel lontano 1992 e che lasciavano presagire ad un incontro tra Pascolo ed il Bel Paese che mai sarebbe avvenuto. Invece…

SARA’ IL DESTINO – Ma procediamo per gradi: il buon Marco Pascolo comincia a giocare non da portiere ma da attaccante, salvo poi cambiare ruolo perché a detta sua: “Mi stancavo di correre e così sono finito tra i pali”. Una scelta a prima vista azzeccata, visto che con i guanti il biondo ragazzone alto 1.89 sa il fatto suo. Dal 1986 al 1989 milita nel Sion giocando però molto poco. La svolta avviene al Neuchatel Xamax tra ’89 e ’91 ed è l’esperienza che lo porterà poi a trasferirsi al Servette, dove in cinque stagioni colleziona 176 presenze complessive non lasciando mai il posto da titolare. E’ certamente il periodo più fulgido della sua carriera, quello in cui vincerà un campionato svizzero e si guadagnerà la prima delle sue 55 convocazioni in Nazionale, chiamato da quel vecchio volpone di Roy Hodgson. Il debutto con i rossocrociati avviene curiosamente proprio contro l’Italia verso le cui usanze calcistiche Pascolo non si era mostrato molto conciliante, ed ancora più curiosamente a Cagliari, il club che lo prenderà nell’estate 1996 successivamente agli Europei in Inghilterra. E’ un match di qualificazione ad Usa ’94 e finirà 2-2 con il portierone elvetico battuto da Roby Baggio e Stefano Eranio. La Svizzera riuscirà ad andare negli States e farà anche bella figura, non tanto invece nella rassegna continentale in terra inglese.

LA MORIA DELLE VACCHE – Ad Euro ’96 Pascolo e compagni (tra cui i futuri “italiani” Ramon Vega, Ciriaco Sforza e David Sesa) si trovano inseriti nel Gruppo A con i padroni di casa dell’Inghilterra, l’Olanda e la Scozia. La prima partita finisce con un pareggio sorprendente proprio contro la Nazionale di Sua Maestà: Three Lions in vantaggio con Alan Shearer, pareggia poi l’inossidabile Kubilay Turkyilmaz nel finale su calcio di rigore. E Pascolo para bene. Nella seconda partita gli elvetici giocano con orgoglio contro un’Olanda maggiormente dotata dal punto di vista tecnico. I tulipani la spunteranno solamente nel secondo tempo con Jordi Cruyiff e Dennis Bergkamp. L’ultima sfida è da dentro o fuori per la Nazionale guidata da sir Hodgson perché la Svizzera deve battere la Scozia e sperare nel successo oranje contro gli inglesi per passare il turno, ma finirà in maniera del tutto opposta: gli elvetici perdono 1-0 e l’Inghilterra passeggia sull’Olanda per 4-1, e si torna così subito a casa.

NELLA VITA CI VUOLE MAZZONE – Pascolo ha però ben impressionato l’estroso presidente del Cagliari, Massimo Cellino, che lo mette sotto contratto giudicandolo adatto per mezzi tecnici e per l’esperienza maturata dall’alto dei suoi 30 anni. Con allenatore prima l’uruguaiano Gregorio Perez e poi Carlo Mazzone, la stagione finirà con il famigerato quanto celebre spareggio-salvezza di Napoli che vide i sardi soccombere a tutto vantaggio del Piacenza ed andare in Serie B dopo 6 anni. In squadra c’erano i giovani Giuseppe Pancaro, Stefano Bettarini, Fabian O’Neill, Francesco Cozza, capitan Pierpaolo Bisoli, la meteora sudafricana Eric Tinkler, i bomber Roberto Muzzi e Sandro Tovalieri, e poi Dario Silva, Lorenzo Minotti, Daniele Berretta, Giacomo Banchelli, Beniamino Abate ed un 16enne Enzo Maresca alle primissime apparizioni tra i professionisti. Ma dopo sole 14 partite l’avventura italiana di Pascolo giunge già al termine per colpa dei suoi tanti, troppi errori commessi. Lo svizzero parerà fino al mercato di gennaio quando i rossoblu acquisteranno Giorgio Sterchele dalla Roma. Da lì in poi seguiranno poche gioie al Nottingham Forest assieme ad un tale Pierre van Hooijdonk con cui la gioia della promozione in Premier League durerà soltanto un anno, prima del ritorno a casa allo Zurigo, dove vincerà una Coppa di Svizzera per poi ritirarsi nel 2005 in seguito alle ultime esperienze senza infamia e senza lode con Servette e Sion. Successivamente Pascolo è rimasto nel mondo del calcio lavorando come allenatore dei portieri sempre al Sion, con in mezzo tre anni nell’Under 21 della Svizzera.