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Palma Atalanta
Antonio Palma, fonte foto: account Facebook Antonio Palma
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Antonio Palma all’esordio in Serie A durante Udinese-Atalanta del 2013, fonte foto: account Facebook Antonio Palma

Antonio Palma, a vederlo, ha tutta l’aria dello studente universitario, dal fisico minuto e dalla voglia di far carriera. Che poi, in parte, è così. Però, una volta messo da parte lo zaino e indossati gli scarpini, il talento classe ’94 si trasforma in un centrocampista tuttofare: geometrie, corsa, quantità e qualità al servizio della sua squadra. Di proprietà dell’Atalanta, quest’anno ha giocato in Lega Pro con il Teramo, ma nel suo recente passato ha vestito le maglie del Cittadella in Serie B ed esordito in Serie A con i bergamaschi. Palma, in esclusiva ai microfoni di Maidirecalcio, ci ha parlato della sua vita, dei suoi amici Alberto Grassi e Andrea Conti, del suo recente passato, ma anche di Benassi, Rugani, Totti…e degli studi in giurisprudenza.

Nella scorsa annata la Serie B con il Cittadella, poi a gennaio il passaggio alla Feralpi Salò. Qual è la differenza che un giovane come te può riscontrare nel passaggio dalla Serie B alla Lega Pro?
“Il passaggio dell’anno scorso l’ho voluto io perché avevo bisogno di giocare con continuità e al Cittadella non potevo averla, così ho deciso di passare ad una società ambiziosa e seria come la Feralpi. Devo dire che non è stato particolarmente difficile per me scendere di categoria”.

Quest’anno hai iniziato alla Juve Stabia, poi subito il trasferimento al Teramo: solo 5 presenze e una rete per te nel girone C di Lega Pro. Cos’è successo?
“Quest’anno si è verificata la classica annata storta, purtroppo non ho mai avuto la possibilità di giocare. Sono cresciuto molto caratterialmente perché ho imparato a soffrire, ma nello stesso tempo ho sempre lavorato molto e con professionalità. Sono molto legato al gol contro il Siena, oltre perché comunque bello tecnicamente, soprattutto per il fatto che non giocavo da 5 mesi e quella rete è stata per me una liberazione”.

Nel 2012/13 il sogno che si avvera: l’esordio in Serie A per te in occasione di Udinese-Atalanta. Colantuono ti manda in campo, venti minuti di emozioni e gioia. Raccontaci quel giorno.
“L’esordio in Serie A è un’emozione che mi porterò sempre dentro. Ricordo che avevo l’adrenalina a mille e avrei voluto che quella partita non finisse mai. Fu bello anche perché in tribuna c’era tutta la mia famiglia: mamma, papà, mia sorella e la mia fidanzata”.

In quell’Atalanta c’erano Consigli, Peluso e Biondini che ora sono diventati perni del Sassuolo e di un Made in Italy che con Di Francesco ha conquistato l’Europa. Perché in Italia solo la società di Squinzi è riuscita a porre le basi e a portare avanti con successo questa politica?
“Sinceramente non saprei perché solo il Sassuolo abbia questa filosofia, sarebbe bello che fosse un must per tutte le squadre italiane”.

Hai giocato con Denis e Bonaventura, compagno di reparto di Cigarini. Raccontaci qualche aneddoto riguardo questi tre calciatori che a Bergamo sono entrati nel cuore dei tifosi.
“Cigarini era il mio riferimento, perché nel mio ruolo di play penso sia tra i primi tre in Italia: dopo Pirlo e Verratti come qualità penso che lui sia il migliore o quanto meno il mio preferito. Denis era un leader, oltre che un grande bomber che aiutava sempre la squadra nei momenti di difficoltà della partita. Tutti ovviamente sapevano che il suo apporto era fondamentale. Bonaventura era forse uno di quelli ai quali ero più legato perché anche lui veniva dal settore giovanile e sapeva cosa poteva provare un giovane a stare con i grandi, si vedeva comunque che aveva le doti del fuoriclasse”.

Qualche settimana fa l’addio di Bellini alla Dea. Calciatori così, bandiere che sposano una causa e si legano a vita alla società che li ha cresciuti, non esistono più?
“Sì, hai detto bene. Ormai è difficile trovare delle bandiere, i tempi stanno cambiando. Bellini è una leggenda del club e sono orgoglioso di essermi allenato con lui, esempio di grande professionalità. E’ la dimostrazione che con il lavoro e la tenacia i sogni si possono realizzare”.

antonio palma italia
Antonio Palma con la maglia dell’Italia Under 19. In foto, tra gli altri, anche Benassi, Berardi e Romagnoli. Fonte: Bari.repubblica.it

Sei stato leader della Primavera dell’Atalanta e compagno di squadra di due giovani che nel campionato italiano si sono fatti notare: Alberto Grassi ed Andrea Conti. Come mai Grassi al Napoli non è stato mai utilizzato da quando è arrivato in azzurro? Raccontaci un po’ dei due.
“Alberto e Andrea sono due ragazzi a cui sono legato. Stavamo spesso in camera insieme e anche in campo era un piacere averli come compagni. Sono contento dei loro risultati e che sono riusciti a realizzare i loro sogni, gli auguro di fare sempre meglio perché se lo meritano. Non so perché Grassi non abbia mai giocato al Napoli, però quest’anno ho capito che purtroppo le scelte dell’allenatore sono molto difficili da cambiare e non si può fare altro che continuare a lavorare aspettando, anche invano, che arrivi il momento giusto. Ad esempio, per me è arrivato dopo 5 mesi fisso in panchina a guardare gli altri giocare”.

Eppure il tuo esordio in Serie A con l’Atalanta è avvenuto prima di quello dei tuoi ex compagni in Primavera: già da tempo eri nel giro della prima squadra, titolare nelle nazionali giovanili e il nome di Palma sulla bocca di tutti. Poi non c’è stata la consacrazione in massima serie o in cadetteria. Secondo te quali sono stati i motivi?
“La cosa difficile è proprio questa, accettare di ripartire dal basso dopo essere stato per anni tra i migliori prospetti del ’94. Sicuramente ho sbagliato delle scelte importanti e questo ha fatto in modo che il mio percorso di crescita si bloccasse, ma sono sicuro che qualcosa cambierà perché sono maturato e resto sempre convinto delle mie capacità”.

Nelle Nazionali giovanili hai giocato anche con gente come Benassi, Rugani, Berardi, Romagnoli e Bernardeschi: le classi ’94/’95 generazione di fenomeni. Sono loro il futuro della Serie A e della selezione azzurra?
“I nomi che hai citato stanno dimostrando di essere giocatori importanti nel panorama italiano ed io sono orgoglioso di aver giocato con loro nelle nazionali giovanili. Rugani è stato il mio capitano nella fase elite dell’Europeo Under-19, penultima fase prima dell’Europeo, ed ero molto legato a Benassi con cui dividevo il centrocampo e con Berardi, di cui conservo con orgoglio due magliette”.

La maglia di Totti custodita come prezioso cimelio. E’ lui il tuo idolo? Cosa ne pensi della questione rinnovo?
“Facendo collezione di magliette fin da quando ero piccolo, aver ricevuto quella di Totti di persona è qualcosa di unico. Sul suo rinnovo si è parlato molto e penso che per quello che ha dimostrato sul campo quest’anno meriti ancora di giocare e deliziare il pubblico come solo lui sa fare”.

Il calcio, ma anche lo studio nella vita di Antonio Palma. Quanto è difficile conciliare sport e studio e cosa hai in mente per il tuo futuro?
“Specialmente quest’anno, in cui ho sofferto tanto per aver giocato poco, mi sono appassionato allo studio e alla cultura. A giugno avrò due esami e con questi sono a quota 5 quest’anno, un ottimo bottino di cui vado molto orgoglioso perché frutto di tanto sacrificio e impegno costante. Studio giurisprudenza, il mio obiettivo è ovviamente quello di laurearmi e in seguito mi piacerebbe specializzarmi in criminologia”.

E nel futuro più prossimo? Dove giocherà Antonio Palma nella prossima stagione?
“Riguardo il mio futuro calcistico sinceramente non saprei, sono ancora di proprietà dell’Atalanta e sicuramente andrò in prestito per giocare, mi auguro, finalmente con continuità. Sul dove non fa differenza, come ti ho detto l’importante per me è giocare. Ho tanta voglia di divertirmi, cosa che quest’anno non mi è stata permessa”.

Antonio Palma italia
Palma in rete nella sfida Italia-Germania under-19 del 2013. Fonte: Bari.repubblica.it
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