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Patricio "Pato" Toranzo. Fonte - Account Twittter @CAHuracan
Patricio "Pato" Toranzo. Fonte - Account Twittter @CAHuracan
Patricio “Pato” Toranzo. Fonte – Account Twittter @CAHuracan

Rischiare di morire facendo il proprio lavoro, affrontare un duro periodo di riabilitazione e tornare finalmente in campo davanti ai propri tifosi anche solo per qualche minuto. Commozione e tanti applausi per il ritorno al calcio giocato di Patricio “Pato” Toranzo, centrocampista dell’Huracan, club della Primera Division argentina, protagonista assieme a tutta la squadra di un incidente che nel febbraio scorso avrebbe potuto avere conseguenze ancora più tragiche.

Di rientro da Caracas, dove aveva appena disputato la partita di Copa Libertadores, il pullman che trasportava la compagine argentina all’aereoporto aveva imboccato l’autostrada ritrovandosi presto con i freni fuori uso; soltanto l’abilità dell’autista aveva evitato il peggio, ma purtroppo non era riuscita nell’intento di fermare il mezzo, ribaltatosi rovinosamente percorrendo una delle rampe predisposte apposta visto il percorso ripido e in discesa. Ad avere la peggio, era stato proprio il trentatreenne centrocampista, che aveva subito l’amputazione parziale di quattro dita del piede sinistro. “Potrà continuare a giocare, l’alluce è in buone condizioni e lì si appoggia la gran parte del peso”, aveva spiegato il medico del club, Ferando Locasso. Nell’incidente, che aveva riacceso le luci sul problema della sicurezza degli spostamenti per le strade del Venezuela viste le difficoltà di reperire pezzi di ricambio per i veicoli e il limite imposto sull’utilizzo dei dollari,  era rimasto ferito anche il preparatore fisico (frattura dell’osso pelvico) e il compagno di squadra Mendoza (autore della rete decisiva per la qualificazione, sottoposto a una pulizia del ginocchio dopo che si erano conficcate alcune schegge dei vetri andati in frantumi).

Rientrato in patria dopo l’esperienza in Cina con la maglia dello Shanghai Greenland Shenhua, Toranzo è tornato in campo nel match di campionato con l’Union Santa Fè, prendendo il posto di Montenegro a pochi minuti dal termine. Le lacrime, l’abbraccio dei suoi tifosi, la grande emozione di sentirsi ancora un giocatore dopo mesi di sofferenza: il bello del calcio è anche questo.

 

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