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Giulio Donati in azione (Foto: Facebook ufficiale 1. FSV Mainz 05)
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Giulio Donati in azione (Foto: Facebook ufficiale 1. FSV Mainz 05)

Negli ultimi anni abbiamo potuto riscontrare come siano davvero in molti i giovani calciatori italiani armatisi di coraggio ed iniziativa e partiti verso l’estero per cercare fortuna. Caldirola, Criscito e Verratti, senza dimenticare Darmian e Pellè, sono davvero in parecchi i calciatori italiani poco ‘visti’ in Serie A e quindi costretti ad emigrare verso nuovi campionati ottenendo per giunta anche ottimi risultati. Le società italiane sono infatti ben poco propense spesso ad attendere i frutti dei settori giovanili preferendo investire cifre anche talvolta eccessive su calciatori stranieri di pari se non di inferiore livello. Tra i tanti emigranti della Serie A abbiamo anche l’ex interista Giulio Donati, cresciuto tra i settori giovanili di Lucchese ed Inter e maturato tra Lecce, Padova e Grosseto prima di intraprendere una nuova grande avventura in Germania prima a Leverkusen e poi a Magonza. Il 26enne terzino italiano è reduce da un’ottima seconda parte di stagione dove ha sorpreso tutti con il suo Mainz, capace di chiudere al sesto posto in classifica utile alla qualificazione in Europa League, mettendosi alle spalle anche squadre come Wolfsburg ed Hertha Berlino. Noi di Maidirecalcio.com abbiamo intervistato proprio Giulio Donati.

La splendida seconda metà di stagione al Mainz come punto di ripartenza dopo un leggero appannamento nell’ultimo periodo al Bayer? Cosa non è andato nell’ultima stagione e mezza al Leverkusen oltre l’infortunio?

“L’ultimissimo periodo al Leverkusen era stato anche abbastanza positivo perché avevo trovato molto spazio, era stato magari l’anno prima che ne avevo trovato un po’ meno. Per quanto riguarda il Mainz sono molto felice di questi sei mesi del posto in cui sono andato a giocare perchè ho trovato un ambiente molto entusiasta e contento anche di avere in squadra un giocatore come me; mi hanno accolto veramente bene e ho trovato un bel gruppo”

Da Schmidt a Schmidt quali sono le differenze tra Roger e Martin? Questioni tattiche o semplicemente di fiducia?

“Sicuramente sono stato molto più apprezzato dall’allenatore del Mainz. Sono due bravissimi allenatori, anche Roger Schmidt del Leverkusen lo considero veramente un grandissimo allenatore però poi nel rapporto personale con Martin c’è stato veramente un feeling diretto e quindi questo mi ha fatto molto piacere. Quando sento la fiducia del mister, come fatto anche in nazionale con Mangia riesco a esprimere delle prestazioni molto più positive”

In questo girone di ritorno abbiamo visto un Donati in grande spolvero, fermato solo dalla squalifica ed in grado di disimpegnarsi al meglio anche nel ruolo di terzino sinistro. Alla luce del tuo rendimento ti aspettavi una chiamata di Conte quanto meno per lo stage di questi giorni?

“Assolutamente, mi ha fatto piacere arrivar là e sono felice delle prestazioni che ho fatto però la Nazionale resta un sogno e partirà da dopo l’Europeo, vedremo se il prossimo anno riuscirò a dare continuità a delle buone prestazioni e magari guadagnarmi la fiducia del nuovo ct.”

A proposito di Italia. Ti manca il nostro Paese? Come mai il tuo trasferimento all’estero e perché proprio in Germania?

“A livello di famiglia, di amicizie l’Italia mi manca sicuramente, mentre a livello calcistico non molto perché ho trovato una cultura bellissima in Germania e mi sto trovando molto bene”

Hai avuto difficoltà di adattamento alla vita tedesca o al calcio della Bundes e che differenze ci sono con la Serie A?

“No, no sono stato fortunato nel trovare un bel gruppo e il primo anno con Hyypia anche lo staff tecnico aveva fatto un bellissimo lavoro e infatti nel mese e mezzo della preparazione erano anche riusciti a farmi subito integrare e partire appunto titolare con un nuovo gruppo e un nuovo stile di calcio non semplice. Questo appunto grazie al lavoro dei mister, mi sono subito integrato e mi sto trovando davvero molto bene e spero di continuare questa avventura”

Gli inizi all’Inter, una stagione di A a Lecce, i prestiti a Padova e Grosseto e il secondo posto agli Europei U21 e la prima rete in Champions. Qual è il tuo ricordo più bello dei primi anni di carriera?

“Il ricordo più bello dei primi anni di carriera è sicuramente l’esordio in Champions League a Manchester”

A Grosseto hai avuto modo di giocare con un giovanissimo Federico Barba. Si intravedevano già in lui le qualità che lo hanno portato a gennaio ad essere tra i calciatori più richiesti nel mercato italiano?

“Si, io ho giocato con lui anche in Nazionale Under 21 una o due volte e poi a Grosseto nella seconda parte fece un ottimo girone di ritorno. E’ un ragazzo che ha tanta voglia di fare con delle belle qualità, quindi ha tutte le carte in regola per diventare qualcuno di importante”

Con l’Inter hai esordito in Coppa Italia dal 1′ minuto contro il Livorno nella squadra che avrebbe poi vinto il Triplete. Quale calciatore di quell’Inter ti ha impressionato e hai qualche aneddoto da raccontarci? Su Mourinho invece, cosa ha di speciale il suo modo di lavorare?

“A livello di personalità e di capacità di far gruppo anche perché Marco era a fine carriera dico Materazzi, per me è stato importantissimo. Poi ovviamente Zanetti che tutti conosciamo e non ha bisogno di essere presentato e poi per quanto riguarda calciatori di qualità nel mio ruolo dico il Maicon di quei tempi che era veramente un giocatore che lasciava a bocca aperta ogni partita. Mourinho invece prima di tutto era una grandissima persona ancor prima che un grande allenatore, e quindi questo i calciatori lo sentono e fa si che il giocatore dia ancor di più tutto se stesso per l’allenatore. E’ poi un grandissimo motivatore, infatti ha capacità di motivare una squadra che deve giocare ogni tre giorni, non è da tutti e lui riusciva in tutto questo ed ecco perché su tutti e tre i fronti sono riusciti ad arrivare fino in fondo e poi a vincere”

Tu e Caldirola avete vissuto insieme la trafila finale nel settore giovanile interista e l’avventura con l’Under 21 prima di approdare in Germania nello stesso periodo. Come mai calciatori di 22/23 anni devono lasciare l’Italia per cercare fortuna all’estero?

“Nel nostro caso non c’è stato un progetto che ci vedesse partecipi nell’Inter di Mazzarri. Lui poi è andato nel Werder Brema che è anche una società storica, mentre per me è si prospettava una bellissima esperienza e la possibilità di giocare la Champions League e quindi ci è andata pure bene”

Qual è il calciatore di Bundes più difficile da affrontare per un terzino?

“Io penso Douglas Costa perchè ha una grandissima accelerazione nei primi metri e sulla fascia è veramente difficile stargli dietro e inoltre ha anche grandi qualità tecniche”

Sei l’allenatore di un club di Serie A. Quale calciatore del Mainz proveresti a portare in Italia?

“Proverei a portare Jairo Sampeiro”.

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