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Christian Abbiati, Milan
Christian Abbiati, Milan
Christian Abbiati, Milan
Christian Abbiati, Milan

Non è stato un addio al calcio da ricordare per Christian Abbiati: il 38enne portiere ha detto addio al Milan ed all’attività agonistica in quella che è stata una delle stagioni peggiori che i rossoneri ricordino, conclusasi con la sconfitta contro la Juventus in finale di Coppa Italia sabato scorso. E di conseguenza l’unica possibilità che la squadra di Brocchi aveva per ritornare a giocare una competizione europea (l’Europa League) è sfumata.

SENZA ATTRIBUTI – Abbiati parla dell’ennesimo anno no del Milan in una intervista rilasciata all’edizione odierna de ‘La Gazzetta dello Sport’. Ecco le sue parole: “Dal punto di vista fisico mi sento ancora bene, più che altro sto male dentro, non mi divertivo più. Dopo 22 anni di calcio, dei quali ben 15 al Milan, è arrivato il momento giusto per smettere. La squadra adesso deve riflettere sulla sconfitta contro la Juve, sono convinto che la rosa non vale il settimo posto ma qualche posizione in più, è l’atteggiamento che abbiamo avuto che è sbagliato, altrimenti si potrebbe puntare alla zona Champions da subito”.

MI VERGOGNAVO DI USCIRE – E’ più o meno lo stesso pensiero dell’allenatore Christian Brocchi: “Quattro o cinque giocatori non lo seguono, non c’entra l’aspetto tecnico. Ma questa è una cosa preoccupante, perché fin quando si tratta di un solo uomo lo controlli e lo isoli, ma qui c’è un drappello ed è ben più difficile da gestire. Il Milan ha perso dei valori, non è più come in passato e confesso che è anche per questo motivo che ho detto basta. Fino al 2011 questa era un’altra squadra, dove c’era ancora la filosofia dei vari Maldini, Costacurta, Albertini…nella mia carriera ho preso una sola multa, per un ritardo, avevo dormito qualche ora di troppo. Allora gli allenamenti erano intensi come le partite. E poi io sono il tipo che, quando si perde una gara, non esco in giro a divertirmi. Ero arrivato al punto che il lunedì mattina sentivo l’ansia e mi vergognavo ad uscire di casa, anche se sapevo di avere la coscienza a posto, ma soffrivo troppo per come andava male il Milan.

SERVE UN SERGENTE – Abbiati continua: “Io in società? Mi piacerebbe molto, incontrerò presto Adriano Galliani e parleremo di questo con tutta probabilità, anche se io non chiederò niente al Milan. Sono comunque sicuro di poter dare il mio contributo, mi ritengo la persona adatta per mettere in riga qualche giocatore strafottente (ride, ndr)…nel linguaggio politicamente corretto sarei un perfetto club manager. Posso farvi anche qualche esempio nel concreto: quando Bacca è stato sostituito contro il Carpi ha lasciato il campo senza salutare il compagno che gli ha dato il campo: nello spogliatoio lo ribaltai, ma nessuno mi ha dato supporto. Forse le cose che dicevo non erano importanti, ma se ci fosse stato Gattuso sarebbero usciti fuori i coltelli”.

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