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Mattia De Sciglio durante Milan-Juventus, finale ci Coppa Italia Fonte - Account Twitter @acmilan
Mattia De Sciglio durante Milan-Juventus, finale ci Coppa Italia Fonte - Account Twitter @acmilan
Mattia De Sciglio durante Milan-Juventus, finale di Coppa Italia Fonte – Account Twitter @acmilan

La lunga estate ormai alle porte si annuncia caldissima soprattutto per chi, come Mattia De Sciglio, è a un bivio: restare al Milan che avrebbe scelto di confermarlo e ripartire dai giovani italiani, oppure voltare pagina e ricominciare dalla Juventus dove ritroverebbe il tecnico che l’aveva lanciato durante la stagione 2011/2012. Dubbi, insinuazioni, conferme e smentite, il chiacchiericcio attorno al difensore classe ’92 è ai massimi storici dopo l’ottima prestazione nella finale di Coppa Italia di sabato sera e il presunto ammiccamento nei suoi confronti del club bianconero nella persona dello stesso Allegri, con tanto di labiale (“Tra poco ti porto alla Juventus…”) catturato dalle telecamere ad alimentare la querelle tra le parti.

Facile decidere di prendere la strada di Torino in questi anni, ben sapendo i tanti pregi della società più forte e solida nel panorama nazionale, capace di dare tranquillità e restituire antiche certezze anche a chi sembra essersi perso nei meandri dei tanti problemi di un Milan lontanissimo parente di quello dominante in Italia e In Europa. La parabola discendete fatta registrare da De Sciglio nelle ultime due stagioni, proprio in concomitanza dell’addio di Allegri, preoccupa non poco gli addetti ai lavori che avevano intravisto nelle sue qualità, il giocatore in grado di dare continuità alla dinastia dei terzini rossoneri. Né Maldini, né Tassotti certo, semplicemente il prototipo del terzino moderno, tatticamente preparato, sorretto da grandi capacità fisiche e di corsa, abile sia in fase difensiva che in fase di spinta, sempre pronto a ribaltare l’azione. Non è un caso se, nonostante le opache prestazioni e i mugugni di San Siro, De Sciglio sia stato il titolare della Nazionale di Antonio Conte (7 presenze nelle qualificazioni per Euro 2016), pronto a portarlo in Francia vista la sua duttilità, prerogativa fondamentale nell’idea di calcio del nostro ct. Destra o sinistra non fa differenza per il ventitreenne, nato centrocampista e successivamente arretrato sulla linea dei terzini; il finale di stagione in crescendo e in netta controtendenza con l’andamento tutto in negativo del Milan, lo colloca tra i giocatori più in forma in ottica Europeo, facendo leva sulle motivazioni ritrovate e una notevole voglia di riscatto. L’ultima prova dell’ambidestro perfetto, delizia per ogni allenatore, ha riaperto la discussione attorno al suo reale valore, a quanto sia in grado di garantire se messo nelle condizioni ideali per esprimere tutto il suo potenziale; corsa, sostanza ed eleganza sono tornate a far capolino nella serata che avrebbe potuto salvare la disgraziata stagione rossonera. La rete di Morata ha cancellato le speranze ma non la consapevolezza che si debba ripartire dai giovani, recuperando mentalmente il miglior De Sciglio, tra i più esperti nonostante la giovane età; privarsene vorrebbe dire ammettere un precoce fallimento, del quale potrebbero approfittare le avversarie dirette.

La scossa definitiva, c’è da giurarci, arriverà nelle prossime settimane, chiarendo definitivamente il futuro di uno dei migliori prospetti del nostro calcio. Molto dipenderà dalla personalità che il ragazzo riuscirà a dimostrare, ma il solco tracciato appare quello ideale verso il definitivo salto di qualità.

 

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