Adelante Gonzalez! Storia di un postino diventato calciatore

Adelante Gonzalez! Storia di un postino diventato calciatore

Pablo Gonzalez Fonte - Account Twitter @NovaraChannel
Pablo Gonzalez  Fonte – Account Twitter @NovaraChannel

Sognare di diventare un giorno un calciatore è capitato a tutti coloro i quali, sin da piccoli, hanno iniziato a tirare calci a un pallone e appassionarsi alle vicende di uno sport bellissimo, affascinante, emozionante, coinvolgente. Il momento nel quale capisci che quello di calcare un campo di calcio resterà, per mille motivi, soltanto il sogno di un bambino come tanti, segna per molti il passaggio obbligato dall’altra parte della barricata; sì perché anche il calcio, esattamente, come gli altri sport può anche essere raccontato, vissuto, studiato, grazie alle tante storie che ogni giorno riesce regalare ai milioni di appassionati. Quanto accaduto ieri sera allo stadio San Nicola in occasione della sfida tra Bari e Novara, valida per i playoff di Serie B, fa parte esattamente di quell’universo variegato e magico che si cela dietro ogni impresa, in grado di stuzzicare la fantasia di chi, come il sottoscritto, crede ancora in maniera disillusa alla favola di un mondo nel quale nulla o quasi avviene per caso e che il destino di ognuno di noi sia parte di un grande progetto scritto da qualcuno sopra le nostre teste. Ecco perché, rivedersi in Pablo Gonzalez, senza dubbio l’hombre del partido dopo la straordinaria tripletta realizzata, non è pura follia per chi in fondo è stato anche se solo per qualche anno e ormai in gioventù, un “collega” dello stesso giocatore capace di regalare agli uomini di Baroni la possibilità di guadagnarsi la semifinale con il Pescara e continuare a nutrire ambizioni di promozione.

“C’è un mestiere di cui si parla nel mondo – disse Federico Buffa che lo scorso febbraio volle celebrare alla sua maniera proprio Gonzalez davanti a tutta la squadra riunita ad ascoltarlo – che è quello di postino. I postini fanno un mestiere complicato, perché esistono luoghi come ad esempio il Giappone in cui non esistono gli indirizzi ed è indispensabile conoscere almeno una persona per recapitare le lettere, oppure come il Sudamerica che non ha orizzonti né confini e dove il tuo mondo è diverso”. Sono anche io un postino, meglio un portalettere nella vita, e forse è proprio perché svolgo il mio lavoro in un paese in cui la toponomastica è rispettata fedelmente quasi dappertutto, che sono rimasto chiuso nel mio piccolo mondo, a differenza proprio del “Cartero” Gonzalez, per altro mio coetaneo, che a inizio carriera si divideva tra un campo da calcio e il lavoro di postino per portare un po’ di soldi a casa. Fratello d’arte (Mariano ha militato per alcune stagioni in Italia tra Palermo e Inter), professionista schivo e riservato, ha trovato la giusta dimensione nella città piemontese e in quella squadra amata ormai al pari del Racing Avellaneda, dove tutto era cominciato contemporaneamente al lavoro di portalettere. Numeri e prestazioni in controtendenza con quella che avrebbe potuto essere una carriera di livello, spiegano solo in parte i fallimenti (Palermo e Siena) nella massima serie, raggiunta da protagonista ma mai disputata con la maglia del Novara. A quasi trentun anni, non è più tempo di guardarsi indietro ma di puntare finalmente quell’orizzonte infinito, oggi decisamente più circoscritto; conquistare nuovamente la serie A, sarebbe per Gonzalez il meritato riconoscimento nei confronti di un club che l’ha scovato, coccolato, riaccolto, imponendolo all’attenzione di tutti.

Da ieri l’ex postino ha certamente qulache tifoso in più che, colpito dalla sua storia, ha rivisto scorrere davanti a sé immagini, ricordi, speranze e sogni mal riposti che tuttavia continuano ad alimentare una sfrenata passione calcistica.