Sarri-De Laurentiis, prove tecniche di rottura

Dario Marotta
26/05/2016

sarri

Le maschere sorridenti sfoggiate con orgoglio dopo l’ultima recita della stagione, celavano sentimenti e stati d’animo contrari alla felicità per il traguardo raggiunto. Oltre le apparenze i dissidi, le diverse vedute e il danaro, inevitabilmente al centro del confronto Sarri-De Laurentiis. Si è parlato di contratto e di rinnovo già da gennaio, con il vento in poppa che spingeva il Napoli al primo posto ma il tecnico, fedele al dogma dell’uomo di campo, ha sempre dribblato l’argomento, lasciando l’incombenza al suo fumantino procuratore. Carattere forte, spigoloso e irriverente quello di Pellegrini, non il profilo ideale per un confronto sereno con De Laurentiis, personaggio schietto e diretto, forse fin troppo. Di tempo ce n’è stato per limare le distanze e per decidere insieme il futuro ma le parti, in un tira e molla lungo cinque mesi, non hanno trovato un accordo soddisfacente.

Le prime crepe nel rapporto Sarri-De Laurentiis, indirettamente confessate dal toscano, sono sorte al termine della finestra invernale di mercato che ha “regalato” all’allenatore Grassi e Regini: “Gli obiettivi non cambiano”, ebbe a precisare Sarri che si sarebbe magari aspettato qualcosa di diverso dalla società. Poi i rinvii sul rinnovo, già anticipati, con il Presidente in posizione di comodo, forte di un’opzione unilaterale per il prolungamento automatico dell’accordo, alle stesse cifre stabilite al momento della firma: “appena” settecentocinquantamila euro. Poco, rispetto agli ingaggi di altri tecnici meno quotati e reduci da stagioni fallimentari. Basti pensare a Prandelli (1.8 con la Lazio) o a Mihajlovic (1.5 col Torino) per farsi un’idea della forte delusione avvertita da Sarri. Lo spettacolo offerto dal suo Napoli avrebbe meritato un riconoscimento economico di rilievo, visto e considerato lo scetticismo legato al nome individuato per la panchina azzurra. Ed è proprio questo il tema centrale, l’argomento di discussione che ha prima unito e poi metaforicamente diviso Sarri e De Laurentiis.

La “scommessa” estiva confermata poi a settembre, quando il tecnico già circumnavigava l’orlo del baratro, dà forza al Presidente, mai sfiorato dal dubbio sull’esonero, allontanato con forza e convinzione. Tempo e pazienza hanno poi dato ragione alla società, esaltata per coraggio e lungimiranza. La ricostruzione immaginaria del dialogo avvenuto tra le parti può essere messa insieme attribuendo a De Laurentiis il ruolo dello “scopritore” che adesso pretende di incassare la somma totale del suo successo, senza riconoscere un premio al “cavallo” di razza che ha condotto il Napoli sino al prestigioso traguardo. E la mossa di depositare in lega il contratto stipulato con Sarri, alle stesse cifre stabilite lo scorso anno, senza interpellare la controparte, potrebbe mettere in discussione un matrimonio felice a metà.