Corsa, rabbia e tituli: ecco il Manchester United di Mourinho

Corsa, rabbia e tituli: ecco il Manchester United di Mourinho

Josè Mourinho, Manchester United
Josè Mourinho, Manchester United

Una suggestione, un sogno, una possibilità, una favolosa realtà. Sono stati questi i vari passaggi che hanno segnato la strada di Josè Mourinho verso Manchester, sponda United. Da ieri pomeriggio è ufficiale: lo Special One sarà il prossimo allenatore dei Red Devils. Accostiamo il nome dell’allenatore più vincente e discusso dell’ultimo decennio a quello del club più amato e affascinante del globo terreste e il risultato è a dir poco esplosivo.  Vedere Mourinho direttore d’orchestra dell’Old Trafford, del Teatro dei Sogni, sarà una delle cose più belle e suggestive dei prossimi anni, a patto che ovviamente il matrimonio tra le due parti dia i suoi frutti.

UN CORSA LUNGA 12 ANNI – La storia riparte proprio da lì, dove il mito dello speciale visse una dei suoi primissimi capitoli nella stagione 2003/04, quando con il suo Porto riuscì ad eliminare il Manchester di Sir Alex, entrando nella storia con quella corsa sotto la bandierina ad abbracciare i suoi ragazzi. Sono passati 12 anni da quella notte, sono arrivate due Champions, svariati campionati nazionali tra Italia, Inghilterra e Spagna, eppure quel legame con lo United è rimasto intatto, nonostante la forte rivalità con il Chelsea in tanti anni di Premier. Le due parti si sono finalmente incontrate, probabilmente nel periodo storicamente più difficile sia una parte chee dall’altra. Con il Manchester, ancora senza una guida dopo l’addio di Ferguson, tra l’incubo Moyes e i milioni sperperati da Van Gaal, e il portoghese invece reduce dalla stagione più negativa della sua carriera, con l’impronosticabile esonero da parte dal Chelsea.

LO UNITED CHE VERRA’ – Con un’estate tutta da vivere, tra grande calcio e colpi di mercato, come sarà il nuovo Manchester United di José Mourinho? Se i nomi saranno sicuramente soggetti a tanti cambiamenti e innumerevoli trattative, non è sicuramente difficile immaginare l’idea e il marchio che lo Special One impronterà ai suoi Red Devils. Il Manchester deve tornare ad essere una delle squadre più forti e temute del pianeta, e in termini di personalità e ambizione il vate di Setubal ha molto poco da imparare. Corsa, caparbietà, compattezza e coraggio: saranno queste le 4 “C” sulle quali Mourinho plasmerà la sua squadra, al di là degli elementi che il ricco budget United gli metterà a disposizione. Dai tempi del Porto e del suo primo Chelsea, il 4-3-3 di Mourinho si è evoluto negli in un più moderno 4-2-3-1, nato nella seconda stagione nerazzurra proprio nella doppia sfida di Champions  League contro i Blues di Ancelotti. Doppio schermo mediano e centrocampo, e il sacrificio abbinato all’enorme qualità dei tre trequartiste alle spalle della punta come chiave di gioco. Il successo del portoghese non potrà prescindere dalla disponibilità dei suoi giocatori in questa zona del campo.

LA DIFESA – Le turbolenti stagioni di Moyes e Van Gaal, pure non valendo il titolo di Inghilterra e men che meno la qualificazione alla prossima Champions League, regaleranno comunque al tecnico portoghese un’ossatura importante sulla quale ripartire. Al momento restano intoccabili De Gea tra i pali, in assoluto il miglior giocatore dello United nell’ultimo biennio, probabilmente al momento il miglior portiere al mondo. Certo della riconferma Smalling per il reparto arretrato, ma la titolarità sarà legata ai colpi che Mourinho riuscirà a portare a casa. Per duttilità e intelligenza calcistica Blind e Rojo potrebbe avere un rilancio importante con lo Special One, ma gli obiettivi del portoghese potrebbero essere altri. Il nome forte per la difesa resta quello di John Stones, astro nascente del calcio inglese, già inseguito ai tempi del Chelsea. Manolas rientra nell’identikit perfetto dello speciale, ma il riscatto della Roma dall’Olympiacios rende al momento la trattativa molto complicata. Uno dei punti di forza delle squadre di Mourinho è sempre stato il terzino destro, da Paulo Ferreira, passando per Maicon fino ad Ivanovic. Il top è rappresentato senza dubbio da Hector Bellerin, anche se strapparlo all’Arsenal al momento sembra impresa al quanto impossibile.

CUORE E CERVELLO – Valigie in mano per Schweinsteiger e Mata , già scaricato da Mourinho ai tempi del Chelsea, potrebbe ricoprire un ruolo importante il francese Morgan Schneiderlin, visto anche l’importante investimento fatto dal club meno di un anno fa. Il sogno di Mourinho al momento non potrebbe non raffigurarsi nell’immagine di N’Golo Kanté. Il giocatore ammirato quest’anno, se dovesse confermarsi anche ai prossimi Europei, ha le caratteristiche di un cyborg messo a punto dallo stesso Mourinho. Makelele, Essien e Cambiasso sintetizzati in questo magnifico centrocampista di 169 cm, che sembra sdoppiarsi in almeno due gemelli quando in giornata positiva, praticamente ogni fine settimana in questa magica stagione.

GOL E SACRIFICIO – Giunti a questa zona del campo potremmo fare davvero i nomi più disparati considerando il budget della squadra, più il parco giocatori già presente in rosa. Rooney dietro l’unica punta e Martial largo a sinistra la base che al momento sembrerebbe intoccabile. Tutto ancora molto aperto per gli altri due ruoli. Sulla destra i rumors di mercato vedrebbero in pole Pierre-Emerick Aubameyang, esploso però definitamente in questa stagione da punta centrale. Per caratteristiche tecniche un nome suggestivo sarebbe quello di Ivan Perisic, l’ala tanto inseguita da Mancini, reduce da un finale di stagione da top assoluto. La capacità di coprire praticamente tutta la fascia, abbinata alla qualità in zona assist e gol, sono qualità alla base dell’idea di calcio di Mourinho. Senza dare per nulla scontato la candidatura del gioiellino Marcus Rashford, il nome per la punta centrale è ormai sulla bocca di tuti. Una sola stagione insieme è bastata per creare un’alchimia unica tra il portoghese e Zlatan Ibrahimovic. Puntare sullo svedese significherebbe giocarsi il tutto per tutto già dalla prossima stagione, senza però margini a lungo termine. Diverso il discorso per Mauro Icardi, giusta qualità e numero di gol in dotazione, ma forse ancora un filino acerbo in termini di personalità e carisma da farne l’erede di leggende come Didier Drogba e Diego Milito.

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