SHARE
Belgio-Italia, l'esultanza di Emanuele Giaccherini dopo il gol.
Belgio-Italia, l'esultanza di Emanuele Giaccherini dopo il gol.
Belgio-Italia, l'esultanza di Emanuele Giaccherini dopo il gol.
Belgio-Italia, l’esultanza di Emanuele Giaccherini dopo il gol.

L’Italia di Conte più che una Nazionale sembra un esercito: disciplina a profusione per gli Azzurri che beffano il Belgio e si candidano come potenziale sorpresa di Euro 2016.

Chissà se Antonio Conte non ha suonato il “Silenzio” alla sua Italia prima di andare a letto. In pieno stile militare, degno del miglior sergente, pardon comandante – passato di grado sul campo dopo la ferita autoinflittasi al volto – come se Euro 2016 fosse una battaglia, anzi di più, una guerra in cui conta solo l’oggi e al massimo il domani, mentre il passato viene ingurgitato dall’abisso dei giornali e chi più ne ha, più ne metta. La conferma di un ritrovato spirito di squadra la si ha quando si palesano i protagonisti in zona mista nell’immediato postpartita al ‘saccarosio’ offerto dalla Rai targato Insinna: Giaccherini parla di sacrificio e rilancia: “Non abbassiamo la guardia”, Buffon si toglie qualche sassolino che si portava dietro – almeno – dalla scampagnata fuori porta di Brasile 2014, mentre Bonucci sciorina il suo charme nazional-popolare nell’utilizzare il gergo “Palle quadrate”.

DISCIPLINA ITALIA “Qui tu non riderai! Tu non piangerai! Qui si riga dritto e basta!”. Sembra di sentirlo Antonio Conte – versione Hartman – pronto a sbracciarsi a più non posso nell’area tecnica, diviso tra il Dottor Castellacci che prova, alla “bene e meglio”, a tamponare l’unghiata molesta e il quarto uomo, inatteso badante di un signore esagitato in giacca e cravatta, un moto perpetuo che striglia l’Italia e la mena dal primo minuto al novantesimo nemmeno fosse un pugile. Chapeau. La parola d’ordine è disciplina. Quella abbandonata da oltre una decade, annebbiata tra le rughe e i visi “piacioni” di qualche CT – che proprio selezionatore non sembrava essere – ritrovata negli ultimi mesi e plasmata da un Commissario Tecnico che si è scrollato di dosso le chiacchiere del calciomercato, della serie: di Chelsea e Premier League ne parleremo da agosto, per adesso conta solo la Nazionale e l’Europeo.

Ed è giusto così, anche perchè, per una volta, l’Italia tutta ha potuto assaporare la rabbia agonistica e la voglia di far bene di una Nazionale vittima di se stessa negli ultimi anni, con l’allergia per le grandi kermesse: dalle figure pellegrine dei Mondiali di Sud Africa e Brasile, fino alla cocente sconfitta in finale di Euro 2012. Ieri si sono rivisti gli “occhi della tigre”: quelli che aveva Totti in Germania al momento di calciare il rigore contro l’Australia – per intenderci – e che rivivono nella smorfia di Pellé al momento del raddoppio, o il grido di rabbia di Buffon che spinge la sua testa contro la rete per esultare, quasi non fosse quella parata sulla capocciata di Zidane. Ripartiamo allora da qua, siamo lontani anni luce dal 2006, i campioni latitano, la tecnica pure. La voglia di lottare però, quella sì, sembra che gli Azzurri l’abbiano ritrovata. Allora bentornato plotone Italia, con la speranza che il tutto possa perdurare di qui fino a luglio.

Stefano Mastini