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La celebrità è un attimo, basta poco per essere dimenticati. Tutti pronti a osannarti, meno a sostenerti quando le cose non vanno come avrebbero dovuto. Amare riflessioni, nel calcio come nella vita, almeno nel nostro modo tutto italiano di intendere la discesa agli inferi dopo aver toccato il cielo con un dito e aver regalato una gioia immensa a un popolo intero. No, nessuno crediamo dimenticherà mai quanto fatto da Gareth McAuley per la sua Nord Irlanda, battuta dal Galles nel primo ottavo di finale della sua storia in un Europeo, a un passo con l’appuntamento della storia.

Non ce l’ha fatta il “Green & White Army” nel match contro i vicini gallesi, superiori ma non certo irresistibili, nel day after che ha sconvolto il Regno Unito e l’Europa intera. A tradirla, ma solo calcisticamente parlando, proprio il giocatore più esperto, il condottiero, il giocatore capace di segnare una rete in un torneo continentale a trent’anni di distanza da Colin Clarke nel 1986. Soltanto una settimana fa, il vecchio McAuley, che aveva annunciato il suo ritiro dall’attività agonistica subito dopo la fine di Euro 2016, era stato l’eroe del successo sull’Ucraina che aveva spalancato alla squadra di Michael O’Neill le porte della fase a eliminazione diretta, oggi ha lasciato il campo a capo chino (sostituito a pochi minuti dalla fine per far posto a Magennis) e chissà, il mondo che l’ha accompagnato in questi ultimi vent’anni. Difficile dire se ripenserà alla possibilità di proseguire ancora, tenendo alto l’onore di una nazione certamente piccola, ma con un enorme senso di appartenenza e orgoglio, rappresentato alla perfezione dal gigantesco centrale difensivo classe ’79. Per evitare quello che appare un tragico e quantomai triste tramonto, occorrerà riflettere a lungo sul maldestro intervento, commesso proprio da chi non ci sarebbe mai aspettato.

Impressionato dalla Germania, affrontata nella terza partita del girone, commosso dai tifosi nordirlandesi sugli spalti del Parco dei Principi ai quali aveva promesso la meritata ricompensa agli ottavi. Gli stessi tifosi che, encomiabili, hanno applaudito e intonato cori per i propri beniamini anche nel giorno più amaro del calcio dell’altra parte dell’Irlanda. Provare a immedesimarsi nello stato d’animo di McAuley in questi momenti, mette i brividi al sol pensiero, in un groviglio di sentimenti ed emozioni che metterebbero a dura prova qualunque uomo di sport. La storia del Braveheart contemporaneo, orgoglioso capo popolo immolatosi alla causa del suo paese, riecheggerà nell’eternità degli almanacchi dei prossimi Europei, raccontando l’ennesima splendida favola (senza lieto fine) utile a far si che anche in futuro ci si possa ancora innamorare del calcio in tutte le sue sfaccettature, disposti a perdonare i momenti di buio, solo per viverne altri mille come questi.

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