Francia, qui non è il Louvre: si vince con la grinta

Francia, qui non è il Louvre: si vince con la grinta
Paul Pogba criticato da Gary Lineker - Francia-Irlanda, Euro 2016

Paul Pogba criticato da Gary Lineker - Francia-Irlanda, Euro 2016
Paul Pogba criticato da Gary Lineker – Francia-Irlanda, Euro 2016

E’ una Francia che non incanta sul piano del gioco ma che nonostante tutto è sempre bella da vedere per i propri tifosi. In primis perché le vittorie arrivano nonostante una manovra non efficace, ma Deschamps ed i suoi ragazzi si trovano ai quarti di finale di Euro 2016 e tanto basta. Non conta altro se non i risultati in un torneo ad eliminazione diretta, dove se sbagli già la prima partita della fase a gironi sei praticamente fuori; per strappare applausi e consensi solamente a livello estetico rivolgetevi ad altri, magari alla Croazia che due sere fa è uscita in maniera traumatica dalla competizione. La Francia pensa a vincere e basta, rimboccandosi le maniche quando le cose non vanno. E’ accaduto nel match inaugurale contro la Romania, quando all’improvviso ha preso a brillare l’astro di Dimitri Payet, lo ha ripetuto con l’Albania nella seconda partita, con i ragazzi di De Biasi ritenuti invece vincitori morali dell’incontro, e lo ha fatto ieri rimontando l’Irlanda nel secondo tempo, in seguito ad una svolta mentale e caratteriale nata nella pancia dello ‘Stade des Lumières’, con la squadra a rapporto negli spogliatoi all’intervallo.

CHE ATTRIBUTI – Le motivazioni e la grinta illuminano la Francia di Didier Deschamps, una squadra sulla carta assai tecnica ma che invece si affida molto ai “grossi” dietro per usare metodi spicci, sia di carattere che di stazza: Koscielny e Rami sono due picchiatori, e Sagna ed Evra suppliscono con la grinta al loro fisico minuto. Proprio dallo juventino è nata la riscossa in bleue di ieri, con un discorso motivazionale dopo la fine dei primi 45 minuti di gioco che alla fine ha sortito l’effetto sperato. Un pò stupisce vedere che questa squadra fatichi a praticare il bel calcio, specie alla luce delle partite disputate negli ultimi due anni, durante i quali i meccanismi erano andati sempre più perfezionandosi.

CAPITALE UMANO – La fortuna di Deschamps è il potersi aggrappare a giocatori simbolo come Matuidi, Evra, Gignac, che da anni giocano in Nazionale ed ai quali si aggiungono individualità la cui storia con la maglia transalpina è più recente, come Antoine Griezmann (convocato per la prima volta a febbraio 2014, 31 presenze e 10 gol finora per lui) e N’Golo Kante (che si è guadagnato la chiamata di Deschamps solo quest’anno). Più particolare la sinossi di Dimitri Payet, chiamato addirittura nel lontano 2010 ma che conta meno presenze di Griezmann, a testimoniare come la discontinuità abbia contraddistinto la carriera dell’ex Lille e Marsiglia. E in questo senso non poteva esserci uomo migliore a prendersi le luci della ribalta nel primo match contro la Romania. Poi non è un mistero che tra i migliori della Francia sin qui ci sia proprio lo stesso Kante, “medianaccio” energico ed aggressivo a dispetto di una bassa statura, mentre fra i peggiori c’è sicuramente Paul Pogba, le cui qualità sono note a tutte. E’ pure il contesto che fa la differenza, ed è un pò come capitava a Messi con l’Argentina (a proposito, altra finale persa per lui con la Seleccion) e quello della Francia non è tutto unicorni ed arcobaleni ma è un pedalare in salita sotto la pioggia.

BRUTTI E VINCENTI – Piaccia o no, alla fine è anche così che si vincono i grandi tornei: se da una parte c’è una Germania solida capace di creare tanto e di segnare tantissimo, dall’altra ecco squadre come l’Italia e la Francia che spesso sanno cacciare la testa fuori quando più occorre, facendo leva sul momento del bisogno che si crea all’istante: gli azzurri lo hanno fatto con la Svezia e pure col Belgio, soffrendo in maniera “meccanica” e ragionata, restando col baricentro basso per poi ripartire in contropiede. I Bleus hanno reinterpretato il concetto di solidità anche ieri, subendo ma ottenendo il successo in rimonta, anche andando in svantaggio per la prima volta. Ma finché si vince al pubblico va bene, nessuno contesta niente a Deschamps ed ai suoi ragazzi e se dovesse arrivare il successo finale chissenefrega del bel gioco?

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