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L'Islanda esulta per il gol del 2 a 1 contro l'Inghilterra / Fonte: Twitter @MailSport
L'Islanda esulta per il gol del 2 a 1 contro l'Inghilterra / Fonte: Twitter @MailSport
L’Islanda esulta per il gol del 2 a 1 contro l’Inghilterra / Fonte: Twitter @MailSport

Contro qualsiasi pronostico l’Islanda entra nella leggenda: al suo primo europeo, batte l’Inghilterra e accede ai quarti di finale

Quando la tua nazione conta una manciata di abitanti (per la precisione 323.002) ed è famosa per i suoi ghiacciai difficilmente puoi immaginare di ritrovarti a Nizza, insieme a 3000 dei tuoi connazionali per tifare la tua nazionale agli Europei. Se sei nato a Reykjavík, a due passi dalla Groenlandia e piuttosto distante dal Regno Unito e dalla Norvegia, probabilmente guardi con invidia a chi può godersi le giocate dei vari Rooney, Messi, Cristiano Ronaldo nelle squadre delle loro città. Ma la vita si sa, prima o poi, una chance a tutti la da sempre, soprattutto se ti impegni, sudi e fatichi per raggiungere un obiettivo. Proprio per questo (ne parlavamo già nel 2014) il movimento calcistico islandese si è tirato su le maniche, attrezzando le proprie strutture con campi tecnologici, resistenti alle intemperie e che permettessero a tutti di praticare sport durante tutto l’anno. E dopo stagioni e stagioni di sudore, di partite passate a prendere reti da chiunque, nell’indifferenza generale dei media decidi che è l’ora di scrivere la storia.

SANGUE FREDDO- Ti trovi quindi, il 27 giugno del 2016, ad esserti qualificata con merito agli ottavi di finale del tuo primo Europeo e sei a Nizza, di fronte a 11 grandi campioni. Devi fronteggiare l’Inghilterra, una nazionale storica, non proprio vincente ma pur sempre composta da calciatori che valgono milioni di euro e che ogni giorno sono sotto i riflettori. Tu sei islandese e nella tua vita ciò che hai guadagnato probabilmente te lo sei dovuto sudare 10 volte di più di qualsiasi altro calciatore, perché sei partito dal nulla e sei arrivato in alto, forse anche troppo. Ma dopo il fischio d’inizio non c’è quella sensazione di vedere Davide lottare contro Golia, o di vedere una squadra inesperta contro una rivale di calibro internazionale. La sensazione che ricevi è quella di osservare 11 colossi, freddi, uniti, devastanti quando devono e consapevoli dell’impresa che stanno affrontando. Il fatto che tu sia l’Islanda passa quindi inosservato e ciò che rimane è un 2 a 1 ed un passaggio ai quarti di finale che nemmeno il tifoso più sfegatato del Leicester avrebbe mai pronosticato.

TUTTO CALCOLATO- Quando la squadra di Hodgson, mai brillante in questo Europeo, passa in vantaggio su calcio di rigore Lagerback ed i suoi uomini non fanno una piega. Testa bassa e pedalare: passa una manciata di minuti, mischia in area e 1 a 1. Inizia quindi il vero match. Il tecnico svedese, brillante commissario tecnico assistito in panchina da un dentista, calcola bene le mosse della sua squadra: niente catenaccio o difesa ad oltranza, il possesso palla concesso agli avversari (68% a fine gara) è frutto di un’attesa intelligente e mai fragile di Sigurdsson e compagni. Il centrocampo nordico infatti regge bene e sfrutta l’inadeguatezza tattica di Rooney inventato playmaker per evidenziare i difetti in fase di costruzione, ma soprattutto di conclusione, degli inglesi. Il clamoroso vantaggio conquistato al 18′ poi mette incredibilmente in discesa il match per l’Islanda: avversari in affanno, quasi increduli e incapaci di reagire psicologicamente e tatticamente al contraccolpo subito. Il computo finale delle conclusioni in porta sarà di 5 a 4 per gli uomini in maglia blu, che rischiano addirittura di segnare 3 reti. La favola islandese si trasforma in un incubo per il popolo britannico, ma più che di favola si tratta di un vero e proprio calcolo e Lagerback ha saputo fare i conti alla perfezione.

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