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Buffon - FOTO: uefa.com
De Gea - FOTO: uefa.com
De Gea – FOTO: uefa.com

I ragazzi irresistibili di Conte pongono fine al ciclo della Spagna: un’Italia stellare mette a nudo tutti i limiti di una Roja ormai da considerare non più ai livelli precedenti.

La platea assordante attendeva solo il sacrificio: un toro spuntato ma non demotivato affrontava un talentuoso torero, presunto matador, inestimabile protagonista di una danza sinuosa. A volte, però, la corrida non va come previsto, e il toro infuriato finisce per ferire, anche mortalmente, l’avversario. Così a Saint Denis non vi è stata Furia Roja bensì Furia Azzurra. E i ragazzi irresistibili di Conte hanno mostrato che nulla è impossibile.

SORPRESA AZZURRA – La partenza dell’Italia è quanto di più inatteso possa esserci: tutti si aspettavano un catenaccio ad oltranza contro il possesso palla spagnolo, invece nei primi venti minuti è una marea azzurra nella metà campo spagnola. Un avvio che ha ricordato moltissimo quelli della Juventus targata Conte, che nei primi 20′ di gioco azzannava gli avversari per poi controllare il match. Anche per via di poco cinismo il gol non è arrivato subito ma anche dopo un abbozzo di pressione della Spagna l’Italia ha continuato a correre, macinare, credere. Il meritato vantaggio azzurro è frutto di un capolavoro tattico di Conte che ingabbia perfettamente Iniesta, l’unico vero fuoriclasse di un centrocampo ormai depotenziato, e gioca praticamente alla pari sugli esterni: le prestazioni epocali di Florenzi e soprattutto di un De Sciglio rinato hanno rappresentato la chiave per la mancata pericolosità della Spagna. Prestazione da leone anche di De Rossi, che si è proposto fantasticamente sia come regista che come distruttore del gioco altrui. Se c’è qualcosa da dover rivedere è sicuramente il cinismo: così come con il Belgio, l’Italia ha dovuto attendere il recupero per permettere a Graziano Pellè di chiudere il match. Prima, con Eder e svariate altre volte nella frazione precedente, non si era riusciti a mettere la gara in cassaforte. Una qualità che, se acquisita, rischia di rendere l’Italia assolutamente ingiocabile per chiunque. Perché quando il gruppo supera il talento si può continuare a sognare.

THIS IS THE END – La sconfitta di oggi, che fa il paio con la debacle avvenuta nel Mondiale 2014, sancisce definitivamente la fine del ciclo della Spagna. Un ciclo che, peraltro, paradossalmente aveva avuto inizio proprio negli Europei del 2008 contro l’Italia: la vittoria ai rigori contro gli Azzurri rappresentò il primo passo per i successi futuri. Doppia rivincita per l’Italia anche in virtù della finale persa sempre agli Europei nel 2012. La Spagna non è più quella del tiki taka: l’assenza di due maestri del possesso palla come Xavi e Xabi Alonso ha letteralmente snaturato un centrocampo che non può essere retto sempre e solo da un ammirevole Iniesta. Anche la difesa risulta fin troppo variopinta: prima il mini blocco Barcellona riusciva a ricamare ottimamente sulle falle, ora nei quattro di difesa ci sono giocatori di tre squadre diverse, certamente non il massimo per quanto concerne l’affiatamento e l’intesa in partite contro squadre così organizzate.
In generale, la Spagna sembra aver smarrito il ricambio generazione dorato che negli scorsi anni aveva garantito tronfi ovunque: la Roja dovrà ora ripartire probabilmente quasi da zero. Per adesso, arriva un ko che brucia l’anima e il cuore.

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