SHARE
(fonte foto: copa america 2016 twitter)
(fonte foto: copa america 2016 twitter)
(fonte foto: copa america 2016 twitter)

Messi abbandona la sua Argentina, l’ombra di Maradona è troppo imponente anche per un campione come la Pulce

Non è facile essere campioni in Argentina, quasi impossibile. Nascere all’ombra del più grande, all’ombra di Diego Armando Maradona ti costringe a dover portare sulle spalle un macigno che pesa e che, se non sei in grado di sopportarlo, ti schiaccia. “Basta, finisce qui.” queste le parole di Leo Messi, simbolo degli ultimi anni dell’Albiceleste, distrutto dalla terza finale persa consecutivamente e schiacciato anche lui da quel sentimento di impotenza. Un eroe perfetto e vulnerabile che era designato ed annunciato come l’erede di Maradona, l’uomo della rinascita argentina, crollato dall’ennesimo fallimento sportivo con la Nazionale. Prima la sconfitta in Coppa del Mondo, poi in Copa America 2015 e, ancora, in occasione della Copa America Centenario. Un colpo troppo duro da sopportare anche per lui, oppresso dal peso del passato e protagonista in negativo con il rigore sbagliato nella lotteria finale.

STORIA – Era arrivato ad un passo dalla storia, ad un passo dal porre fine a quell’insopportabile paragone. Sembrava essere la Copa America della consacrazione, una coppa speciale oltre che per la sua ricorrenza centenaria anche per l’Argentina: Messi stava prendendo lo scettro e già si era portato avanti con il lavoro superando il record di reti in nazionale di un mostro sacro come Batistuta. Tutti i sogni però si sono infranti contro quel muro chiamato Cile: il rigore sparato alto sopra la traversa era solo l’inizio di una catastrofe, poi i guantoni di Caudio Bravo hanno dato il via alle danze cilene e alla disperazione argentina. Una grande delusione per Messi, così vicino ma così lontano da Maradona.

NAVE – Dal 1993 l’Albiceleste aspetta di alzare un trofeo. Ventitré anni passati a ricordare quell’ultimo successo e a vedere la propria selezione uscire sconfitta da ogni competizione nonostante i favori dei pronostici. Messi doveva guidare una generazione piena di talenti che poteva mettere fine a questo digiuno, ma ci si sbagliava. Colui che era indicato come trascinatore ha più volte fallito, vuoi per colpa anche della giovane età, delle troppe responsabilità e della poca esperienza. A 29 anni, però, queste scuse non reggono più. Il talento e la capacità di guidare una squadra come quella blaugrana fin dalla giovane età lo avevano messo al timone di un’Argentina in cerca di successo e che rivedeva in lui le stesse qualità del Pibe de Oro. Maradona trascinò una squadra modesta alla vittoria del Mondiale del 1986, sfiorando il bis quattro anni dopo, Messi invece ha fallito nel suo compito, la sua nave ha terminato il viaggio e il capitano è fuggito dalle sue responsabilità. L’iceberg contro cui si è scontrato l’Argentina di Leo Messi è troppo duro da superare ed anche il comandante ha deciso, vigliaccamente, di abbandonare la nave.

RESPONSABILITA’ – Quanto è difficile essere campione in Argentina, quanto è difficile reggere il peso del Pibe de Oro, così difficile da pensare all’addio. Un segno di debolezza, non proprio dei più grandi campioni. Un’ammissione di inferiorità che certo non intacca il suo talento ma che può risolvere solamente ripensando alle sue parole ed indossando, ancora una volta, la stessa maglia che è appartenuta al suo nemico numero uno e che difficilmente potrà raggiungere.

SHARE