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2920 giorni sul tetto d'Europa per la Spagna. Fonte - Account Twitter @UEFAUERO
2920 giorni sul tetto d'Europa per la Spagna. Fonte - Account Twitter @UEFAUERO
2920 giorni sul tetto d’Europa per la Spagna. Fonte – Account Twitter @UEFAUERO

Un’abbuffata storica (due Europei, 2008-2012, un Mondiale, 2010) evidentemente difficile da smaltire, nonostante il fallimento in Brasile avesse lasciato intendere il contrario. Furie Rosse di nuovo alla carica, pronte a tornare sul tetto del mondo, tiki taka e voglia di vincere, ancora con Vicente Del Bosque in panchina, il selezionatore per eccellenza del calcio mondiale. Ma se già nella partita con la Croazia, persa per un eccesso di sicurezza più che per demeriti sul campo, qualcosa aveva scricchiolato nelle certezze spagnole, ieri a Saint Denis si è vista una squadra scarica prima mentalmente che fisicamente, a dimostrazione del fatto che la grande abbuffata consumata sui campi di tutto il mondo continua a rappresentare l’handicap principale della Spagna.

PANCIA PIENA Rinnovata, nello spirito e negli uomini, grazie alla maestria di un tecnico esperto, paziente, perfettamente in sintonia con lo zoccolo duro dello spogliatoio (Piquè, Ramos, Iniesta) nonostante le differenti vedute e divisioni imposte dall’eterno duello tra le opposte fazioni di Barca e Real. Tutti dalla stessa parte per un unico grande obiettivo, almeno a parole, perchè, alla prova dei fatti, la Spagna ha bucato clamorosamente la partita al di là degli evidenti meriti della Nazionale di Antonio Conte. Uno scollamento mentale, figlio di un modo di intendere il calcio differente dal nostro, ma soprattutto dello scarso appetito, fame che si traduce spesso in campo sotto forma di piccoli accorgimenti decisivi per il successo. Straordinario il nostro ct ad apparecchiare al meglio la tavola, altrettanto i giocatori a recepire i dettami tecnico-tattici e fiondarsi sulle pietanze, anche a costo di sembrare scortesi. Tralasciando le regole del bon ton, Giaccherini e Chiellini hanno aggredito spazio e pallone in occasione della rete del vantaggio, sfruttando la difettosa respinta del pur ottimo De Gea e la poca reattività degli avversari, con Piquè distratto nel momento in cui parte la conclusione di Eder nonostante le indicazioni di Iniesta, ma comunque l’unico dei suoi ad andare vanamente a contrasto. Particolari che fanno la differenza in questo genere di partite, immortalati implacabilmente dagli infiniti replay riproposti, e raccontano i motivi della prematura uscita di scena di una delle grandi favorite alla vittoria finale.

MATITA BLU “Per quanto fatto in questi anni, è impossibile non inserire Sergio Ramos e Piquè nella classifica immaginaria dei 5 migliori difensori al mondo, anche se va detto che difendere in Spagna è una cosa e in Italia un’altra. Loro sono abituati a cercare sempre di recuperare palla, mentre da noi insegnano a temporeggiare”. Le parole di Lele Adani, pronunciate durante Croazia-Spagna, hanno trovato la loro più chiara rappresentazione nell’episodio dal quale è scaturito il calcio di punizione che ha poi indirizzato il match: con Pellè che riceve palla spalle alla porta, Ramos interviene da dietro senza nessuna possibilità di prendere il pallone, invece di esercitare con il corpo la giusta pressione nei confronti del centravanti azzurro. Un errore che a Coverciano avrebbero certamente considerato da matita blu, pagato a caro prezzo vista la posizione centrale dalla quale Eder ha potuto scoccare il potente tiro non trattenuto dal portiere spagnolo, e che in Spagna invece è probabile non abbiano neanche evidenziato. Tutto il contrario della scaltrezza mostrata a più riprese dai nostri centrali difensivi, sempre attaccati al proprio uomo, mai vistosamente fallosi, abili comunque a far sentire fisico e muscoli per sbilanciare in maniera decisiva l’avversario diretto.

 

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