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In molti hanno sottolineato la figura leggendaria di Buffon, le lacrime di Barzagli, la personalità di Bonucci che a dieci dal termine sotto di un gol si è preso la responsabilità di calciare un rigore contro il miglior portiere del mondo. In molti si sono anche lanciati al tiro libero verso le esecuzioni discutibili di Pellè e Zaza, in tanti attendevano solamente qualcuno da impallinare. In pochissimi però hanno reso giustizia a quello che, per crescita ed aspettative attorno alla  sua figura, ha disputato l’Europeo migliore fra gli Azzurri: Marco Parolo, centrocampista della Lazio.

In pochissimi si aspettavano un Europeo di livello da parte dell’ex Cesena, ritenuto poco più che un buon rincalzo, ma fra questi c’era Antonio Conte: lavorando in silenzio, Parolo ha sorpreso tutti gli addetti ai lavori a partire dai test fisici di Coverciano. Fra i migliori nei parametri fisici, il centrocampista biancoceleste  ha convinto Conte ad affidarsi a lui, ripagandolo con la moneta sonante di ottime prestazioni. Inserimenti precisi, ripiegamenti costanti e grande applicazione a livello tattico ne hanno fatto una pedina insostituibile nello scacchiere di Conte: la sua presenza non ha fatto rimpiangere i più quotati Verratti e Marchisio. Il climax della sua avventura azzurra è arrivato nella serata di ieri contro la Germania, nonostante la prestazione contro la Spagna rimanga comunque da incorniciare.

Con De Rossi infortunato e Thiago Motta squalificato Conte ha dovuto inventarsi il regista, ruolo nevralgico nel suo 3-5-2: il leccese ha messo onore ed onere sulle  spalle di Parolo, che ha risposto presente. A gran voce. Al contrario di quello che sarebbe successo a molti suoi colleghi non si è fatto schiacciare dalla responsabilità, ha giocato corto quando doveva ed ha lanciato lungo con sorprendente precisione quando ha dovuto, ha permesso ai suoi compagni di avere sempre l’appoggio semplice: tutte queste sono qualità da regista navigato, non improvvisato. Alla lotteria dei rigori ha segnato da ragioniere nei tiri ad oltranza, ma non è bastato per raggiungere la vittoria finale contro una  squadra troppo più forte.

A fine partita si è lasciato andare a parole d’apprezzamento per il mister che gli ha permesso di mettere in luce le sue qualità in quello che è il momento più alto della sua carriera: “Il mio unico rammarico è di aver lavorato solo per pochi giorni con un allenatore come Conte. Io sono cresciuto tanto e ho trovato la mia maturità a 30 anni. Sono contento di essere entrato nella mentalità del mister che ti insegna tanto e che ti fa sentire sicuro di quello che fai. Magari avessi incontrato prima un allenatore come lui. Io ho dato tutto, sono orgoglioso della mia partita e del mio Europeo”.

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