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Il commiato di Antonio Conte non ha lasciato in eredità il solito carico di banalità che spesso si raccontano in occasioni del genere. L’ormai ex commissario tecnico ha parlato, non a caso, di strada tracciata, di percorso da seguire, di gruppo destinato a crescere e a migliorare. I quarti di finale, al di là del dato anagrafico per certi versi preoccupante, non possono rappresentare la fine di un ciclo. Non è tempo di rivoluzioni, semplicemente perché alle spalle degli attuali protagonisti non figurano (salvo rare eccezioni) elementi in grado di raccogliere (da soli) un’eredità così importante. Sarà dunque importante per Giampiero Ventura procedere per gradi, cambiare con raziocinio, evitando premature e pericolose rottamazioni.

La certezza si chiama 3-5-2, il modulo che ha esaltato al meglio le qualità dell’ultima nazionale sangue e sudore che è riuscita a conquistare i cuori dei più scettici, sopperendo con altre doti alle grandi ed evidenti lacune tecniche. Stesso schieramento ma interpretazioni decisamente diverse: Conte predilige la giocata rapida, o in verticale o sugli esterni mentre il nuovo commissario tecnico ha sempre dato grande importanza al possesso palla compassato, impostato dal quartetto difensivo (portiere compreso). Più qualità dunque, a patto che riesca a reperire calciatori in grado di assecondare le sue idee.

I dubbi si riflettono nella scelta del Presidente Federale Tavecchio che ha deciso di affidare la panchina ad tecnico esperto ma (paradossalmente) inesperto. Il suo calcio “libidinoso” ha fatto proseliti a Torino, a Bari, meno altrove. Come tutti i suoi colleghi, talvolta è riuscito far bene, in altre circostanze ha fallito ma l’incognita è legata alla capacità di gestire un ruolo così importante e delicato, alla possibilità di trasmettere un’idea di gioco che avrebbe bisogno di un lavoro certosino e quotidiano. Il fattore di rischio è medio-alto ma in fondo il mercato “low cost” non offriva alternative migliori

Il vecchio che avanza si chiama Gianluigi Buffon, trentotto primavere e nessuna voglia di mollare. L’Italia proverà a volare in Russia affidandosi ai suoi guantoni, ancora miracolosi. Qualche dubbio in più per Barzagli (35 compiuti) ma il difensore della Juventus non ha espresso la volontà di lasciare la nazionale e dunque, a dispetto dell’età, potrebbe tonare ancora utile. A centrocampo rischia Thiago Motta (34) mentre De Rossi, pur non avendo nelle corde le caratteristiche che Ventura richiede ad un regista, continuerà a far parte del gruppo. Il reparto offensivo potrebbe invece “perdere” i suoi titolari. Su Eder andrà fatto un ragionamento in base allo spazio che riuscirà a ritagliarsi con la maglia dell’Inter mentre Pellè rappresentava forse una scommessa di Conte, vinta a metà.

Le novità hanno il volto giovane di “Gigio” Donnarumma, prossimo vice Buffon. Il numero uno del Milan aprirà ufficialmente il nuovo ciclo dei portieri azzurri, completato dal classe 92 Sportiello. In difesa spazio a Romagnoli, Rugani e Acerbi che entreranno a pieno regime nel giro della nazionale italiana. La mediana ritroverà Marchiso, conoscerà Baselli e si affiderà al grande assente dell’ultimo Europeo, Marco Verratti, faro dell’Italia che verrà. Dentro anche Jorginho, stimatissimo da Ventura che l’avrebbe voluto al Torino lo scorso anno. In attacco salgono le quotazioni di Berardi (94), Belotti e Gabbiadini.

L’esordio a Bari, il primo settembre, per una gara amichevole con la Francia. Dopo quattro giorni sarà già calcio vero: gli azzurri voleranno ad Haifa per sfidare Israele. Il primo passo verso la qualificazione al Mondiale.

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