lunedì, Novembre 29, 2021

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Marco Reus, l’ultima bandiera: fedeltà, radici e una fascia da capitano

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Marco Reus, l’ultima bandiera del Borussia Dortmund: fedeltà e senso di appartenenza, è lui il nuovo capitano.

Il posto auto è lo stesso, da anni, come il tragitto per raggiungere gli spogliatoi del campo d’allenamento. Testa bassa, camminata solitaria questa volta e i pensieri che si rincorrono, veloci e incontrollati: il quinto anno in giallonero, le emozioni sempre nuove, la voglia di vincere che resta intatta, ma una sensazione di vuoto mista a un rinnovato e sempre più vivo senso di responsabilità pervadono mente e corpo alla vigilia di una nuova stagione in Bundesliga. Spogliatoio, solito posto a sinistra, qualche altro che resta vuoto. Ecco, di nuovo quella sensazione. Strana e improvvisa. Alza la testa e si guarda intorno Marco Reus, qualcosa è cambiato. Tanto, forse troppo. Osserva i posti lasciati vuoti dai vecchi compagni di squadra, spazi che saranno riempiti da altri ragazzi, nuovi arrivati, giovani come lo era lui quando approdò a Dortmund nell’estate del 2012: i primi passi nel Rot Weiss Ahlen in Fußball-Regionalliga, l’esordio in massima serie tedesca a 20 anni con la maglia del Borussia Mönchengladbach, poi l’arrivo in giallonero. Una piccola fiaba quella di Marco Reus, sua e dei propri compagni di viaggio, veri amici con i quali è cresciuto e ha stupito la Germania e l’Europa intera, agli ordini di quello che per molti è stato come un padre, Jürgen Klopp. Mario Götze e il grande amico Robert Lewandowski sono passati entrambi al Bayern Monaco qualche anno fa, İlkay GundoganMkhitaryan hanno raggiunto da poche settimane le due squadre di Manchester, e poi l’ultimo compagno andato via, Mats Hummels, che ha raggiunto gli altri ex gialloneri in Baviera: gente che ha lasciato posti vuoti, nello spogliatoio come nel cuore.

reus lewandowski gotzeMarco Reus, però, è rimasto. Camminata solitaria, solito tragitto, il posto sempre quello, lo stesso da anni. Tanti pensieri, che si rincorrono veloci, qualche incognita, ma sempre la stessa certezza: il Borussia Dortmund. La squadra del cuore, l’obiettivo raggiunto e conquistato in una carriera partita in sordina e poi esplosa fino alla consacrazione, in casa propria, nel luogo natio. Cuore BVB quello di Reus, una vita tinteggiata con due soli colori, il giallo e il nero, della stessa tonalità della firma apposta sul prolungamento di contratto con il suo Borussia fino al 2019. Reus è l’ultimo superstite di quella squadra di giovanotti terribili guidati da Klopp, è l’ultimo rappresentante di un valore e di una identità che unisce, con saldi legami, l’uomo alle sue radici più profonde. Rolls Reus ha giurato fedeltà alla sua squadra, alla sua terra e ai propri tifosi e Thomas Tuchel lo ha premiato affidandogli la fascia di capitano che era stata di Hummels. Il classe ’89 di offerte ne aveva, ma mai nessuna somma di danaro può risultare tanto allettante, agognata, in certi casi e per certi uomini. Per certe bandiere, ormai poche quelle rimaste a sventolare, alte e fiere, in questo mondo. Marco Reus sarà il capitano di questo nuovo Borussia Dortmund, la guida di una compagine che, come qualche anno fa, vuole tornare a stupire, affidandosi a giovani talentuosi come Dembelè, Bartra, Rode, Emre Mor, Mangala, Merino e Guerreiro, i volti nuovi che andranno a riempire i posti lasciati vuoti da quei vecchi amici e compagni di scorribande in Germania e in Europa.

Ecco, Marco li vede entrare, uno dopo l’altro: il Piccolo Mago si alza, interrompe quel continuo flusso di pensieri e da buon capitano fa gli onori di casa, indicando ad ognuno il proprio posto. Li guarda Reus, osserva i loro giovani volti, riscoprendo in essi la stessa gioia e la voglia di emergere che fu la sua e quella dell’amico Lewandowski, di Götze e di Hummels. Del magico Borussia di Jürgen Klopp. E allora i pensieri si stoppano e i dubbi lasciano il posto alle certezze: il Borussia Dortmund, casa, la terra natia, l’amore del suo popolo e gli occhi dei suoi nuovi, giovani, compagni di squadra. La speranza di ripetere certi miracoli, di non vivere di ricordi, ma di certezze tutte nuove. La fascia è nell’armadietto, pronta ad essere indossata: perché capitano ci nasci, nello spirito e nell’animo, poi lo diventi sul campo, per merito acquisito e per fedeltà mostrata. In fondo certe scelte pagano, l’amore pure.

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