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santon inter mdc

Un film già visto dal triste epilogo a tutte le latitudini, dai campi di periferia a quelli della serie A, il classico incidente di percorso che pregiudica inesorabilmente una carriera ancora agli albori ma certamente ben indirizzata di uno dei tanti talenti sparsi per la nostra penisola, malata di calcio in tutte le sue sfaccettature e perciò poco abituata a guardare in faccia la realtà. La storia di Davide Santon, trita e ritrita in tutti questi anni, la parabola al contrario del Bambino capace a diciassette anni di offuscare per una sera Cristiano Ronaldo, cozza terribilmente con quanto accaduto poche ore fa, con il Napoli che ha preferito non tesserarlo a causa di un ginocchio troppo fragile nonostante il giocatore si fosse regolarmente allenato con l’Inter durante la prima fase del ritiro estivo di Riscone di Brunico.

Una bocciatura preventiva, così come fatto trapelare da ambienti vicini al club azzurro, che, memore del caso Zuiga, ha cautelativamente bloccato l’affare in dirittura d’arrivo, lasciando la patata bollente nelle mani dell’Inter. “Santon non ha per me le caratteristiche che avevo chiesto di verificare per un certo tipo di utilizzazione che ne volevamo fare. È un ottimo calciatore ed un ottimo professionista, ma adesso stiamo verificando altre strade”. Così parlò ai microfoni di Radio Kiss Kiss, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, sentenziando diplomaticamente il “no” al giocatore, una mossa che ha evidentemente esposto lo stesso Santon alla gogna mediatica nella quale, come prevedibile, si è detto e scritto di tutto, tranne che il ragazzo avesse appunto svolto con i compagni dell’Inter la prima parte del ritiro estivo. Nel tritatutto del calciomercato moderno tuttavia, è giusto domandarsi quanta valga un patrimonio svalutato ma al tempo stesso da salvaguardare vista l’età ancora relativamente giovane. Un tributo doveroso a chi vive da anni un doloroso tormento, senza per questo accampare scuse e tirarsi indietro, proprio come un vero professionista dovrebbe sempre fare.

santon ronaldoÈ durato meno di 45 minuti ed è perfettamente riuscito il programmato intervento in meniscectomia artroscopica al menisco esterno del ginocchio destro“, spiegava la nota della società nerazzurra nel novembre 2009. “Lesione al menisco esterno del ginocchio destro”, un intoppo di poco conto, si credeva, l’inizio dei guai fisici e psicologici di quello che Josè Mourinho aveva definito senza paura “il nuovo Facchetti”, lanciandolo come si fa con i predestinati, prima di punirne gli evidenti cali di tensione propri di un neo maggiorenne con panchine intrise di delusione mista a rabbia, inspiegabili per il ragazzino che soltanto qualche mese prima aveva scalzato l’esperto Maxwell, ancora oggi titolare nel Psg, dal ruolo di terzino sinistro nell’undici iniziale. Ecco, capire il reale valore di quelle improvvise panchine, avrebbe forse potuto cambiare il resto di una storia senza lieto fine, proseguita con l’addio all’Inter e l’opportunità di emigrare nel campionato più seguito al mondo con la maglia del Newcastle di Alan Pardew, ex tecnico dei Magpies, che, statene certi, lo porterebbe con sé al Crystal Palace anche con un ginocchio solo. 94 presenze complessive in tre stagioni e mezza, segno tangibile di un percorso di crescita a tutto tondo intrapreso con la giusta mentalità, accettando di rimettersi in gioco e chissà, intuendo finalmente i motivi del voltafaccia dello Special One. “Una delle cose che ti resta delle tua carriera è l’aver messo i giovani calciatori nella condizione di diventare grandi. Mi è successo con Raphael Varane al Real Madrid e Davide Santon all’Inter”, disse qualche tempo fa Mourinho; un attestato di stima immenso nei confronti di un giocatore tartassato dalla sfortuna di dover convivere necessariamente con un ginocchio fragile. Lo stesso che l’ha già tradito due volte, colpevole del mancato passaggio al Napoli, ostacolo al momento insormontabile nella strada verso una riscossa che tarda ad arrivare e che, a questo punto, può darsi non arriverà mai.

Ha iniziato prestissimo e forse la sua carriera è andata troppo veloce per la gestione caratteriale che lui poteva avere. Ha avuto degli infortuni che lo hanno frenato, poi ha intrapreso una strada diversa, quella della Premier, dove ha trovato continuità. In queste settimane ho rivisto un ragazzo che è diventato uomo.” (Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter)

santon championsDolore, ricadute, riposo forzato e sedute a parte. Chi mastica calcio sa perfettamente quanto sia complicato, in una situazione come questa, riuscire a restare attaccati al mondo che conta. Santon ci è riuscito con estrema dignità, anche se il suo rendimento ne palesemente ha risentito, facendo i conti con un destino capriccioso che all’inizio sembrava averlo eletto come uno tra i migliori talenti italiani in prospettiva futura. Ascesa e caduta sono ormai alle spalle, oggi Santon naviga a vista e aspetta, senza rimpianti, la prossima occasione. Ginocchio permettendo…

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