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C’è chi alla cerimonia del Pallone d’Oro si presenta con al fianco top model da far mozzare il fiato e chi invece arriva in compagnia della mamma. Il look è sregolato, cresta bionda e giacca nera con ricami dorati, ma la tenuta mentale è quella di un carro armato: “Non ho bisogno dello psicologo, la sera torno a casa e parlo al telefono con i miei, faccio molto clan”. Nato a Lagny-sur-Marne, le sue radici affondano a 6109 chilometri dalla periferia francese, nella Guinea dalla quale i suoi genitori sono scappati in cerca di una vita migliore.

Ad oggi i suoi fratelli, Florentin e Mathias, giocano per la nazionale del paese africano, mentre Paul Pogba ha fatto una scelta diversa: il suo cuore batte al ritmo della Marsigliese, lui è un enfant de la Patrie. Adora ballare, adora i ritmi del rap americano, gli spaghetti con i gamberetti, il kebab con molto piccante ed ha una forte spiritualità: ha letto molti libri sull’Africa e sull’Islam, decidendo di essere musulmano. “Cerco di capire le mie radici, da dove vengo, chi sono“. Religione praticata senza essere sfoggiata, senza preghiere in campo, rinunciando al ramadan in corrispondenza dell’evento sportivo finora più importante della sua vita, perso in una maledetta finale. Ragazzo tranquillo ed educato, sopra le righe solamente se parliamo di look, Pogba è stato inquadrato come il calciatore maggiormente calato nell’epoca cui vive. Più di Neymar, più di Cristiano, più di Messi.

Secondo l’indagine svolta da Sports Pro il francese è il secondo sportivo più appetibile del mondo per quanto riguarda il marketing, dietro solamente alla stella NBA Steph Curry. Una vera e propria miniera d’oro dal punto di vista commerciale: i bambini vedono in lui un modello, i ragazzi rimangono incantati dalle sue giocate, i genitori dalle sue parole. E’ un classe 1993 ambito da tutto l’universo calcistico, non un campione sul viale del tramonto che si è già costruito una carriera ed un’immagine nella coscienza collettiva.

15 MARZO 1993: NASCE LA PIOCHE

pogba rlsIl piccolo Paul viene al mondo nel marzo del 1993: Platini ha potuto vederlo solamente in cassetta, ma da bambino è rimasto incantato dalle gesta di Zinedine Zidane. Zizou era di origini africane come lui, nato nella periferia francese come lui. “Nel 1998 avevo cinque anni e volevo essere Henry o Zidane, anche se il mio idolo era Ronaldo: quando segnava alzava il ditino, come a dire io posso fare di tutto”. Pogba ha imparato a mettere sul campo i primi insegnamenti nella banlieue parigina, quartiere di Roissy-la-Source. Quelle strade, quei primi dribbling sull’asfalto che sono ancora nella sua memoria muscolare, Paul non li ha mai dimenticati: nel 2014 ha mostrato una sottomaglia con scritto R.L.S City Boys, i ragazzi di Roissy-la-Source. Lì è nato il suo primo soprannome, la Pioche, il piccone capace di arpionare i palloni più impensabili: il primo a credere nelle sue capacità è stato lo zio Riva Touré, che in Guinea faceva il calciatore. Per potenziargli le gambe gonfiava i palloni più del normale.

Fino a 13 anni Paul è rimasto nella squadra della sua città, l’US Roissy, squadra nella quale ha affondato le sue radici calcistiche: ha rifiutato molte offerte dalla capitale, in tanti facevano la fila per vedere le gesta di quel bambino africano fuori categoria. Ancora oggi torna regolarmente nel suo primo club, finanziandolo per permettergli di proseguire l’attività calcistica e dare l’opportunità ad un nuovo Pogba di crescere. A 13 anni prosegue il suo percorso al Torcy prima e al Le Havre poi, prima che il Manchester United metta gli occhi su di lui.

3 AGOSTO 2012: SIR, NON TEMO IL RAZZISMO

Il prossimo trasferimento di Paul Pogba sarà il primo nel quale il giocatore verrà pagato da un club. Sono molti infatti i contenziosi nella storia della stella francese: dal Roissy al Torcy, dal Torcy al Le Havre, dal Le Havre al Manchester United, dal Manchester United alla Juventus sempre a titolo gratuito. Nell’academy dei Red Devils Pogba affina le sue doti tecniche e fisiche fino ad arrivare alla prima volta nella quale il suo nome appare nei radar degli addetti ai lavori di tutto il mondo.

Mondiale Under 20, la Francia capitanata dal giovane Paul si laurea Campione del Mondo di categoria e lui viene eletto miglior giocatore della competizione. Nel Manchester United a 19 anni trova pochissimo spazio, appena tre presenze alla corte di Sir Alex Ferguson, così entra in scena il suo agente, uno dei più grandi burattinai del mondo del calcio, l’italo-olandese Mino Raiola. Il manager scozzese, accusato di aver preso uno dei più grandi abbagli della sua carriera, è stato categorico: “Raiola si ingraziò Pogba e la sua famiglia e li convinse a firmare per la Juventus. Non ho fiducia in lui dal momento in cui l’ho conosciuto, io e lui siamo come l’acqua e l’olio”. Inutili i tentativi di Sir Alex di andare direttamente a colloquio con il calciatore, spiegandogli di quanto sia grave il problema del razzismo in Italia, il 3 agosto 2012 Paul si presenta a Vinovo per il primo allenamento con Antonio Conte. A Mino Raiola una commissione da 1,7 milioni di sterline secondo quanto riportato dal Daily Mail: ad oggi è l’unico esterno ad aver guadagnato dai trasferimenti di Pogba.

“Gli risposi che il razzismo c’è dappertutto, nessuno ne è immune. Tantomeno l’Inghilterra, come hanno dimostrato John Terry e Luis Suarez, che ha urlato negro per sette volte ad Evra. I nostri tifosi non capiscono che quando insultano un avversario per il colore della pelle fanno male anche a me. E’ un gioco, non la tombola del disprezzo”. – Paul Pogba

pogba esultanza 2012In molti erano curiosi di vedere questo talento all’opera: chi l’ha visto in azione nel Mondiale Under 20, in cui appariva nettamente di un’altra categoria, attribuiva i meriti al fisico straripante del ragazzo. Ma in Serie A, dove nessuno ti fa sconti, dove andrà a finire? 22 settembre 2012, esordio di Paul con la maglia della Juventus contro il Chievo. Sostituisce Andrea Pirlo, collocazione che nell’immaginario collettivo avrebbe dovuto occupare. Good vibes, ma per trovare il vero Pogba bisognerà attendere un ciclo lunare: 20 ottobre, Juventus Stadium, Napoli. Palla spiovente, Paul non gli fa neanche toccare terra. Sono i palloni che cambiano il destino di un calciatore. Pochi millimetri di differenza nel punto d’impatto e ad esultare sarebbe stato un bambino in curva, invece il pallone va a depositarsi alle spalle di De Sanctis: a Torino è nata la stella di Paul Pogba, uno che ha iniziato ad apparire fuori categoria anche fra i grandi.

Non è tutto rose e fiori col sergente Conte: il 9 novembre dello stesso anno, in quella che sarebbe dovuta essere la sua quarta presenza da titolare, Pogba figura nella lista dei non convocati per motivi disciplinari. Il francese era arrivato con qualche minuto di ritardo al raduno delle 14.30 prima dell’allenamento delle 15, secondo la sua versione per conseguire dei documenti che la Juventus stessa gli aveva richiesto. Occasione rimandata, Mino Raiola tuona ma Paul sui social sostiene la squadra: “I miei compagni faranno bene! Forza Juventus!”. Episodio isolato fino all’ultimo Europeo, nel quale è stato messo in panchina da Deschamps nel secondo match del girone dopo essersi presentato in ritardo a pranzo.

Al termine della stagione il valore di Pogba è di 40 milioni di euro, cifra messa sul piatto da Real Madrid e Manchester City ed educatamente rispedita al mittente dai bianconeri. Primo ritocco del contratto per il francese, primo paragone di Mino Raiola con un quadro d’autore: “Per quanto è prezioso ed importante può essere un Dalì. Perez ha fatto il suo prezzo con l’acquisto di Bale: vale il doppio del gallese, 200 milioni”.

13 LUGLIO 2014: PAUL POGBA E’ UN GIOCATORE DEL CHELSEA

“I tifosi devono capire che un calciatore ha diritto a vivere la vita con il suo stile. Guadagniamo soldi, non li rubiamo. Se voglio comprarmi una bella macchina sono affari miei, nessuno me lo può rinfacciare o giudicare il mio profitto sportivo da quello. Io sono uno che deve ancora arrivare in cima, ma sono consapevole che la fama può darti alla testa, ti senti onnipotente, e cadere dall’alto fa molto male, perché non sei più abituato a stare a terra” – Paul Pogba

La stagione 2013/2014 è quella della consacrazione per Paul: secondo anno con Conte e secondo Scudetto consecutivo, è il giocatore più impiegato in rosa con 51 presenze e 9 reti. L’avventura in Champions League va male nonostante l’acquisto dell’Apache argentino Carlos Tevez, un connubio di forza e tecnica che non si vedeva da tempo all’ombra della Mole: il cammino Europeo termina mestamente in semifinale di Europa League, vedendo sfumare il sogno della finalissima a Torino, ma il contatore del valore di Pogba continua ad alzarsi. La consacrazione arriva ancora contro il Napoli, ancora con una conclusione da fuori, ancora allo Juventus Stadium, 386 giorni dopo: un siluro a centouno chilometri orari che bacia il palo ed inchioda Reina.

Il fronte calciomercato è caldo, caldissimo: il Manchester City torna alla carica con 40 milioni di sterline più il cartellino di uno fra Kolarov e Dzeko, ma a Torino sono sempre più consapevoli di aver fra le mani una perla rara. PSG e Real Madrid sono interessati, ma la pretendente che fa tremare i tifosi bianconeri è il Chelsea di Josè Mourinho. Ad esporsi è l’account Chelsea Sources, ritenuto un affidabile insider dei Blues: “Paul Pogba è un giocatore del Chelsea, in anteprima mondiale Juventus e Chelsea hanno raggiunto l’accordo. Pogba è stato presentato a Mourinho mentre vi parliamo – ha aggiunto poco più tardi – adesso andrà in vacanza per due settimane e tornerà per la preparazione”. Bene ma non benissimo.

6 GIUGNO 2015: MALEDETTE FINALI

pogba pirlo finale championsIl 2015 alla Juventus è l’anno della rivoluzione allegriana: Antonio Conte lascia i bianconeri, alla guida l’allenatore livornese poco amato (eufemismo) dai tifosi dopo il veleno sputato quando era alla guida del Milan. Quella che il 15 luglio 2014 sembrava la stagione della debacle si è trasformata in una splendida cavalcata durata sino alla finale di Champions League del 6 giugno 2015. Il miglior Pogba di sempre è fra i leader della Juventus che scende in campo contro il Barcellona: la squadra è coraggiosa, ma quando incontri i più forti del mondo alle volte il coraggio non basta. Con il bagaglio dei sogni chiuso a doppia mandata Paul impara ad ingoiare il boccone amaro, in attesa di un nuovo assalto alla Coppa dalle grandi orecchie.

Nel frattempo, nelle stanze delle trattative, Mino Raiola continua a tirare i fili. Il 24 novembre 2014, durante una delle sue classiche sessioni di tessitura di lodi, ha lanciato un messaggio ben poco velato alla Juventus: “I rapporti con il club sono ottimi, almeno fino a quando non c’è niente sul tavolo. La Juventus ha rifiutato due offerte importanti per lui, ma il prezzo lo fa chi compra: al momento è il giocatore più costoso al mondo”. Dose rincarata nel mercato invernale, dove ad un giorno dalla chiusura, il 29 gennaio, l’italo-olandese ha proseguito nei suoi paragoni da pinacoteca: “Lui è come Van Gogh: chi lo sa quanto vale? Io lo vedrei bene da 10, ma Paul è diverso da tutti gli altri che ho avuto: non si permetterebbe mai di dire al suo allenatore mettimi qui o lì. Come mi ha insegnato papà, dico: vendere e pentirsi è meglio che non vendere e pentirsi. Se non vendi Pogba non hai soldi per fare una squadra con cui vincere la Champions. Se vuoi tenerlo, devi fare una squadra così forte che poi Paul ci possa ancora crescere, ma se non lo vendi non hai i soldi per farlo”. Conclusione con la classica profezia raioliana: “Se non va via quest’anno sarà il prossimo”.

16 MARZO 2016: IL DINAMICO DUO, IL 10 E LA DAB

dybala nedved pogba dabL’ultima stagione è stata quella della responsabilità per Paul Pogba: il francese ha ottenuto la maglia numero 10 della Juventus, ha vinto Scudetto e Coppa Italia, è uscito in Champions giocandosela alla pari col Bayern Monaco, ha giocato un Europeo in casa con tutta l’Alsazia e la Lorena sulle spalle. Ha firmato il suo primo contratto pubblicitario con Adidas ed ha trovato un amico, prima che un compagno, in Paulo Dybala. Adesso tutto il mondo calcistico è in sospeso per quello che potrebbe essere il trasferimento più costoso nella storia del calcio. Lo Juventus Stadium a settembre è arrivato a fischiarlo per la maniera troppo sofisticata di giocare, ma lui ha tramutato i fischi in scroscianti applausi col passare dei mesi. Insomma, un anno pieno di emozioni per uno che ha 23 anni ma il bagaglio di esperienza di uno di 46. Iniziamo dal 6 agosto 2015, data nella quale la Juventus ha annunciato l’assegnazione a Paul, che aveva già giocato le prime amichevoli col 6, della casacca numero 10, quella di Baggio e Del Piero. Un bel peso dal quale è stato bravo a non farsi schiacciare: il suo “clan” l’ha aiutato anche in questa occasione. Le prime uscite non sono esaltanti, a fine ottobre la Juventus sembra tagliata fuori dal discorso campionato. Un flop su tutta la linea.

Ad aiutarlo è arrivato un diamante argentino col numero 21: 10 e 21, dopo Del Piero e Zidane, Tevez e Pirlo, ecco di nuovo la magica accoppiata sulla ruota di Torino. I due ballano assieme, si fanno foto assieme, esultano assieme. La DAB dance diventa un fenomeno globale, sempre più imitato e che ha trovato nel francese di origini guineane uno dei suoi main sponsor. E’ quello il momento in cui Pogba, e gli esperti di marketing, si rendono conto delle sue potenzialità come influencer.

Dopo il rifiuto dello scorso anno a Nike su di lui piomba Adidas. Il 16 marzo viene pubblicata la prima foto della stella francese col marchio della multinazionale tedesca, un accordo che porterà nelle tasche del giocatore circa quaranta milioni di euro in dieci anni. Primo contratto di sponsorizzazione per Pogba, che ha saputo aspettare l’occasione giusta invece di vendersi al primo offerente: “Questo è il primo contratto di sponsorizzazione che firmo ed è stata una decisione molto importante per me. Ho scelto Adidas perché ci uniscono la passione e i valori. Abbiamo le stesse vibrazioni fuori e dentro il campo. Adidas crede nel mio sogno di lasciare un segno nel mondo del calcio. Spero di lasciare la mia impronta e di aggiungere qualcosa di personale e di nuovo a questo brand iconico. Il meglio deve ancora venire. Questo è Pogboom!“. Chi acquista le prestazioni sportive di Paul Pogba, oltre all’aspetto tecnico ormai sotto gli occhi di tutti, si assicura di legare al proprio brand uno dei più grandi influencer a livello mondiale. La cifra superiore ai cento milioni di euro è un’operazione – oltre che sportiva – anche di marketing.

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