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Szczesny-Alisson
Szczesny-Alisson, sfida tra i pali della Roma
Szczesny-Alisson
Szczesny-Alisson, sfida tra i pali della Roma

Da una parte un ragazzo semplice, casa e chiesa e dall’altra un carattere fumantino. Alisson-Szczesny, la prima sfida di Luciano Spalletti.

“Siamo felici di accogliere Alisson, è il portiere della nazionale brasiliana. Se Szczesny rimarrà si giocheranno il posto” così parlò il direttore sportivo della Roma, Walter Sabatini agli albori del calciomercato dopo l’arrivo di Alisson. Ecco quel momento è arrivato, Szczesny è tornato proprio in questi giorni nella capitale e Spalletti vive tra i pali giallorossi il primo rebus dell’anno. Un rompicapo per nulla semplice da risolvere che vede da una parte il portiere polacco ex Arsenal, più esperto e già l’anno scorso abile a difendere la porta giallorossa, mentre nell’altro angolo ritroviamo il nuovo portiere della selezione brasiliana, cresciuto a pane e parate di Dida. Un investimento piazzato in anticipo dalla dirigenza romanista quello sull’estremo difensore verdeoro, mentre per quanto riguarda Szczesny la formula è ancora una volta quella del prestito secco. Una richiesta esplicita di uno Spalletti forse inizialmente non troppo convinto del reale valore dell’ormai ex Internacional Porto Alegre. Come se non bastasse il reparto difensivo per la verità è un vero e proprio cantiere aperto con la costante ricerca di un centrale di livello e l’inarrestabile sfortuna dei terzini giallorossi che ha colpito per ultimo l’ex empolese Mario Rui. Un continuo work in progress in difesa, reparto nel quale manca ancora il guardiano titolare.

Alisson-Szczesny, che la sfida abbia inizio

La domanda che in molti si fanno dunque dalle parti di Trigoria riguarda proprio la porta, ancora a caccia di un legittimo proprietario. Alisson ha dimostrato notevoli miglioramenti proprio nelle ultime uscite a ridosso del ritorno del rivale Szczesny, spedendo mister Spalletti nel dubbio più totale: “Dobbiamo essere contenti, abbiamo visto qualcosa di buono sul campo da parte di Alisson. Sapevamo già di avere due portieri forti, siamo contenti di questo, proprio perché sono due portieri forti non so chi sarà il titolare, dipenderà da loro. Devo stare attento ad essere corretto. Alisson ha fatto vedere di essere cresciuto nella gestione con i piedi, di essere forte tra i pali per la sua prestanza fisica e agilità. Ci sarà una gerarchia perché è sempre stato fatto così, ma poi si attraversano momenti, quando due sono forti sanno farsi trovare pronti settimana dopo settimana, le partite sono davvero tante. Non posso metterne uno a fare il terzino“. Una sana competizione si prospetta quindi per il dominio dell’area piccola tinta di giallorosso.

I dubbi di Spalletti

“Alisson andrà via in prestito”, “Spalletti preferisce il ritorno di Szczesny”. Questi ed altri i commenti che hanno accompagnato l’approdo romano di Alisson Becker classe 1992 di Novo Hamburgo cresciuto a Porto Alegre, dove ha fatto tutta la trafila con l’Internacional. Un avvio di carriera da giovane promessa che gli ha permesso di attirare su di se le anche le attenzioni della Juventus oltre che della Roma. Alisson però in ritiro ci arriva in seguito, i tifosi giallorossi possono solo ammirarlo in Copa America. Proprio la rassegna sudamericana contribuisce ad insinuare i primi dubbi e a mobilitare Sabatini per il ritorno del polacco Szczesny. Il brasiliano infatti stecca insieme ai suoi compagni mettendosi in luce per interventi al limite del goffo e per una scarsa sicurezza palla al piede. Spalletti è dunque indeciso e probabilmente non vede il ragazzo verdeoro pronto per il salto in Serie A. Alisson però si fa vivo con la tournèe americana nella quale prende per mano i giallorossi sfoderando parate di livello, interventi e giocate con i piedi da non sottovalutare, il tutto con grande sicurezza, contro il Liverpool prima e il Montreal poi. I dubbi vengono quindi spazzati via con un colpo di spugna e Spalletti ci ripensa dando il via di fatto alla competizione tra il brasiliano e il polacco ex Arsenal.

Alisson, il portiere casa e chiesa

Alisson come detto cresce nell’Internacional dove curiosamente si ritroverà a lottare per un posto da titolare con suo fratello Muriel Gustavo, fondamentale nella crescita del portiere romanista come dichiarato dallo stesso ex Porto Alegre in una lunga intervista a Globoesporte: “Ci siamo ritrovati a contenderci lo stesso spazio e all’inizio non è stato facile. Muriel è stato decisivo nella formazione del mio carattere. Quando arrivai a Porto Alegre avevo 15 anni e mia madre gli disse che doveva badare a me. Io volevo essere lasciato in pace ma lui, pazientemente, è stato sempre al mio lato”. La famiglia al primo posto dunque per Alisson che sul piano caratteriale traccia un profilo preciso di se che va perfettamente a cozzare col carattere fumantino e ribelle del rivale Wojciech. Becker infatti si descrive come “una persona tranquilla, riservata, amo stare in casa. Chi mi conosce sa che mi piace stare con gli amici, la famiglia, mia moglie. A volte amo fare un viaggio breve, andare in campagna e al fiume a pescare. Sono un tipo semplice, di famiglia semplice”. Tanta umiltà per un ragazzo che come tanti calciatori ha dovuto fare una scelta ben precisa per entrare nel giro dei professionisti: continuare gli studi o dedicarsi anima e corpo al calcio. Alisson sceglie chiaramente la seconda: “Ho studiato finchè era necessario. Dopo ho capito che la cosa più importante era il calcio e lo studio è passato in secondo piano. Ho sempre cercato di conciliare le due cose, ma arrivi ad un punto che devi scegliere. Quando ho iniziato ad allenarmi tutti i giorni a volte due volte al giorno, studiavo la notte. Poi quando ho iniziato ad andare nelle nazionali giovanili, studiare diventava un problema. Oggi cerco sempre di essere informato sulle notizie in generale, ogni tanto leggo un libro, ma quello che leggo più di tutti è la Bibbia.”

Alisson
Alisson, (Foto: Twitter @OfficialASROMA)

La solitudine dei numeri uno

Un animo pacato, tranquillo e spensierato Alisson Becker, un ragazzo come tanti che si ritrova a vivere un sogno in quel di Roma, dove si appresta a cogliere l’occasione più ghiotta della sua vita che in alternativa gli avrebbe potuto aprire altre strade. Cosa avrebbe fatto infatti Alisson se non fosse diventato un calciatore professionista? La risposta è presto data: “A volte me lo chiedo. Credo che oggi starei studiando, forse avrei fatto la carriera militare, che è sempre stata una cosa che amavo fare”. Ancora una volta traspare l’umiltà e la voglia di rimboccarsi le maniche di un portiere come tanti, cresciuto con il duro lavoro  e ben consapevole della solitudine che lo aspetterà nei momenti più bui della carriera: “Il portiere si avvicina molto al tennista, in entrambi i casi sei un uomo solo“.

Szczesny, una dote di famiglia

Di tutt’altra pasta è invece il rivale polacco di Alisson: Wojciech Szczesny. L’ex Arsenal cresciuto a Varsavia prima e nei Gunners poi vive nel mito del padre Maciej da cui eredita oltre alla passione per il calcio e per la porta, anche un carattere davvero niente male. Dimenticate l’umiltà del ragazzo casa e chiesa ex Porto Alegre e preparatevi ad accogliere presunzione e carattere fumantino del polacco di Varsavia. Come detto Wojciech cresce nel mito del padre che nel 1991 in un match di coppa delle coppe rifilò un pugno a Roberto Mancini dando sin da subito un esempio non troppo felice al figlio che erediterà in tutto e per tutto i geni paterni.

La presunzione di Szczesny

Il portiere classe 1990 da poco tornato a Roma, nella sua esperienza all’Arsenal ha a più riprese dimostrato la sua sicurezza tanto da risultare quasi un problema per il manager Arsene Wenger. Quando la scorsa estate lasciò i Gunners per il suo primo prestito alla Roma salutò il tecnico dicendo: “Ora mi mandi a giocare. Ma in prestito, perché un giorno mi richiamerai a fare il titolare”. Ovviamente non sarebbe andata a finire così ma già da questo piccolo gesto è possibile tracciare il profilo di un ragazzo sicurissimo dei propri mezzi. Lo Szczesny di Londra è infatti così arrogante da presentare a Wenger nel 2011 una richiesta non da poco considerando i 21 anni di età: “Voglio essere il capitano dell’Arsenal. Sento che quando dico qualcosa tutti mi ascoltano”. Anche in questo caso la storia non andò proprio come pronosticato da Wojciech che dopo una mancata convocazione in una trasferta di Coppa di Lega si sfogò ad un giornale polacco nei confronti come sempre del povero Arsene: “Wenger sembra essersi dimenticato di avere un portiere di nome Wojciech Szczesny“.

Wojciech Szczęsny, portiere della Roma
Wojciech Szczęsny, portiere della Roma

Dalle dichiarazioni poco ortodosse sulla scelta della Nike di vestire i portieri dell’Arsenal di rosa alla sigaretta che gli costò la solita multa di Wenger, sono tantissimi i colpi di testa di un ragazzo ancora a caccia della sua reale dimensione e mai realmente amato in Inghilterra.

Meglio Spalletti

Le frecciatine a Wenger non conoscono davvero mai tregua ed anche dalla sua avventura romana riesce a pungere in direzione Londra. Per la verità Wojciech non parte benissimo nella capitale, commettendo qualche errore di troppo soprattutto in Champions League e vivendo un girone d’andata complessivamente non esaltante sotto la guida di Garcia. A gennaio però arriva Spalletti e la musica cambia: Szczesny diventa un punto fermo tanto da pretenderne il ritorno in prestito anche quest’anno. Un amore nato e sviluppatosi in breve tempo quello tra l’allenatore toscano e il portiere ex Legia che non ha perso tempo, archiviando immediatamente gli insegnamenti di Wenger: “Ho imparato di più in quattro mesi con Spalletti che in 10 anni in Inghilterra“.

Rivalità

Ora Szczesny è tornato ma ha trovato a sorpresa un nuovo ostico inquilino in casa. Tra Alisson e il polacco sarà una lotta all’ultima parata che coinvolgerà due estremi difensori agli opposti sotto ogni punto di vista. Intanto però l’ex Arsenal che col tempo è maturato ha già accettato la sfida: “Ci sarà una bella rivalità con Alisson. Ho visto qualche partita ed è un portiere molto forte. Non vedo l’ora di lavorare con lui.”