Mario Balotelli, un silenzio assordante

Mario Balotelli, un silenzio assordante

Mario Balotelli ha lasciato il Milan - Liverpool

Silenzio, allenamenti e famiglia, in attesa di conoscere il suo futuro: Mario Balotelli in cerca di rinascita.

Tornare indietro di una decina d’anni, alzare lo sguardo e ritrovarsi in uno spogliatoio pieno di ragazzini. Che poi poco meno di dieci anni fa Mario Balotelli nemmeno divideva armadietti e posti con i ragazzi delle giovanili, accanto a lui sedeva gente come Ibrahimovic, Figo, Zanetti, Cambiasso e Samuel. Anni volati via veloci, gli occhi tutti puntati su quel giovane arrivato dalla Primavera nerazzurra, la chance offerta da Roberto Mancini, i primi allenamenti in prima squadra. La personalità manifestata sin da subito e le giocate, inaspettate quanto decisive, di un Mario che di lì a poco sarebbe diventato Super. Perché per alcuni anni “super” lo è stato davvero. Attorniato da giganti, Balotelli è diventato grande prima del tempo: tre scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e la Champions League in nerazzurro.

Kryptonite di se stesso

A vent’anni Mario aveva già vinto tutto quello che c’era da vincere. O quasi. Grazie all’Inter, grazie a Mancini e allo Special One, José Mourinho. Grazie a se stesso, a quella sfacciata irriverenza e ad un talento, giovane, che tutto travolgeva. Devastante. Che poi, da giovani, poco conta un errore. Anzi. Sbagliare forma e insegna: a quell’età si perdona tutto. Però poi si cresce. O forse no. È riuscito a fare di tutto Mario Balotelli: reti e magie, gaffe ed errori imperdonabili. Diventare “super”, per poi tornare normale. Mario kryptonite di se stesso. Rovinose cadute e risalite che sono tardate ad arrivare, arrancando tra le tante reali occasioni di rinascita e i pochi veri sforzi per ritornare sulla retta via. Dimenticato da tutti Mario: dall’Inter, dal Manchester City, dal Milan, dal Liverpool. Da Roberto Mancini, dallo Special One e dal mago Klopp. Forse anche da se stesso.

Balotelli in posa insieme alla squadra riserve del Liverpool. Foto fonte: account Instagram Mario Balotelli
Balotelli in posa con i ragazzi della squadra riserve del Liverpool. Foto fonte: account Instagram Mario Balotelli

Silenzio assordante

Un’estate vissuta in sordina, in silenzio. A postare il giusto sui social. Ad incitare e applaudire virtualmente il gruppo azzurro di Antonio Conte impegnato agli Europei di Francia, nonostante la sua assenza. Quell’azzurro che Mario non veste già da un po’. Lui che a quella Germania che ci ha eliminato da Euro 2016 segnò un’indimenticabile doppietta qualche anno fa. Devastante. Gol ed esultanza, neanche troppa: immobile, a petto nudo, mostrò i muscoli e una superiorità manifesta che tale era solo quando, ai piedi, Mario univa testa e volontà. Quella che forse un po’ gli è mancata negli ultimi anni. Un’estate in silenzio, il suo come quello di un mondo che sembra averlo definitivamente accantonato. Dimenticato. Un’estate di allenamenti sotto il sole insieme al fratello Enock, il più piccolo dei Balotelli. Anche lui ha trovato squadra, Foligno, Serie D. Mario no. Non ancora.

L’attesa e la voglia di tornare “Super”

Voci e trattative, nemmeno poi tanto concrete. Oltre al Crotone, sull’attaccante ha messo gli occhi il Chievo. Ora anche il Sassuolo. Un tempo Barcellona, Psg, Real Madrid e Chelsea avrebbero fatto carte false per averlo in rosa. Il Besiktas ci ha provato. Napoli resta una suggestione, null’altro. L’Ajax ci pensa, ma attende. Eppure l’assordante silenzio di un accantonato Balotelli potrebbe tra non molto rompersi, per lasciare spazio ad altro. Non al rumore, non al solito chiacchiericcio che lo ha accompagnato per tutta la sua vita, dentro e fuori dal campo: il suono della rinascita, che gira e rigira nella testa di un Mario che, in silenzio, spera di poter tornare presto Super. Qualcosa accadrà. Chissà cosa gli riserverà il futuro. Intanto Balotelli continua ad allenarsi e a ritagliarsi qualche piccolo angolo di tranquillità, tra sole, mare e gli affetti più cari. Per rinascere basta poco: forza, testa e volontà, ciò che forse gli è mancato negli ultimi anni. Tornare indietro per andare avanti, rinascere. Solo allora si potrà rompere il silenzio di questi mesi, diventato così tanto assordante. Troppo. Intanto uno sguardo intorno: uno spogliatoio, una divisa d’allenamento che neppure sente sua. La solitudine. L’attesa. “Why always me?”.

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