Pacchi dall’Estero: Sebastian Saja, il portiere rigorista amico di Milito che non serviva al Brescia

Pacchi dall’Estero: Sebastian Saja, il portiere rigorista amico di Milito che non serviva al Brescia

Sebastn Saja - FOTO notife.com
Sebastn Saja – FOTO notife.com

Che tempi quelli del Brescia in Serie A. Il compianto presidente Gino Corioni portò alle ‘Rondinelle’ fior di campioni ad inizio anni 2000, a cominciare da Roberto Baggio, attorno a cui poi venne costruita una squadra che oggi giorno sarebbe sicuramente di alta classifica. Però qualche pecorella nera pure c’è stata, nella fattispecie Sebastian Saja, detto ‘El Chino’, portiere famoso per essere un buon rigorista ma che dalle nostre parti collezionò solamente 4 presenze e tante magre figure.

EL CICLON

Saja nasce il 5 giugno 1979 a Brandsen, in Argentina, e prima di finire tra i pali inizia brevemente a giocare in mezzo, ma messo in porta trova poi lì la sua naturale collocazione. E’ il San Lorenzo de Almagro a portarlo tra i professionisti: nella squadra del cuore di papa Francesco, Saja scala tutto il settore giovanile fino all’esordio in prima squadra all’età di 21 anni: è il 2000 ed il giovane portiere guadagna consensi anche grazie a carattere e personalità, cosa che lo favorisce pure nell’imporsi nelle rappresentative giovanili dell’Argentina. La prima partita tra i grandi avviene in un caldo match contro il Velez Sarsfield, quando Saja subentra a gara in corso al posto del portiere titolare Gustavo Campagnuolo, espulso in quella occasione. Da lì in poi praticamente il futuro bresciano non lascerà più i guanti da titolare ed otterrà anche delle vittorie importanti con il ‘Ciclon’, alzando al cielo il Clausura 2001 e la defunta Copa Mercosur, oltre alla Copa Sudamericana 2002. A livello individuali invece arriva la nomina come miglior portiere del Sud America nel 2002 unitamente alla prima di 7 convocazioni nella Nazionale maggiore. Inoltre ci fu una sorta di sollevazione popolare contro la decisione del ct Marcelo Bielsa di non convocarlo per la Coppa del Mondo del 2002 in Giappone e Corea del Sud. Da giovane insomma sembrava volgere tutto per il meglio per Saja, che però si perse al momento del grande salto, giunto forse troppo in fretta e che lo ha visto catapultato senza la necessaria esperienza in un calcio tutto diverso. Il primo viaggio in Europa avviene per merito del Brescia, che studiando le caratteristiche tecniche e non solo di Saja, viene a sapere che il ragazzo è sfrontato al punto tale da saper tirare anche i calci di rigore, ed avere uno così in squadra magari torna sempre utile. In più Saja ha anche passaporto italiano per via di una lontana discendenza riconducibile ad avi emigrati in Argentina dal nostro Paese.

PORTE GIREVOLI

L’allenatore Gianni De Biasi aveva a disposizione come portieri Luca Castellazzi, Federico Agliardi ed Emiliano Viviano, quest’ultimo giovanissimo. Saja arrivò con l’ambizione di giocare da titolare (e lasciare i rigori a Baggio), ma le cose volsero presto al peggio, nonostante le incertezze iniziali di Castellazzi, il quale fu protagonista di alcuni svarioni decisivi in negativo, come un rigore regalato con una uscita kamikaze su Yanagisawa contro la Sampdoria e diverse responsabilità in un precedente match finito 4-4 contro la Reggina, il che gli valse anche dei problemi con i tifosi. Per Saja quindi la grande occasione arriva presto, dopo le 4 panchine iniziali: alla quinta giornata il Brescia va a Lecce ed a guardia dei pali c’è lui nella vittoria finale per 4-1 ed anche nel pareggio casalingo per 2-2 con l’Inter che costerà l’esonero a Hector Cuper. Il 2-0 al ‘Delle Alpi’ incassato dalla Juventus non fa testo; successivamente la sua quarta partita da titolare è contro il Parma al ‘Rigamonti’: finirà 3-2 per i ducali e tutte le reti emiliane saranno in pratica gentilmente offerte da Saja, in particolar modo quella decisiva, arrivata con una uscita a vuoto su Gilardino, pure peggio dei regali fatti a Morfeo e Marchionni. L’avventura nel calcio italiano dell’estremo difensore argentino finisce quel giorno e la porta del Brescia verrà difesa alternativamente prima da Agliardi e poi ancora da Castellazzi. Saja a gennaio lascia la squadra, col la dirigenza della ‘Leonessa’ che annulla il prestito al San Lorenzo e si affiderà, oltre che a Baggio, ai vari Dario Dainelli, Marius Stnkevicius, Fabio Petruzzi, Gilberto Martinez Vidal, Stefano Mauri, Matuzalem, Pippo Maniero, Antonio Filippini, Markus Schopp, Jonathan Bachini, Andrea Caracciolo, Gigi Di Biagio, Simone Del Nero, Abderazzak Jadid ed Alessandro Lucarelli per ottenere l’undicesimo posto finale in Serie A.

IL MONDO E’ TUO

Saja invece prosegue in Spagna la propria carriera: il San Lorenzo lo parcheggia in Liga Adelante al Rayo Vallecano e poi l’anno successivo eccolo ancora in serie B spagnola al Cordoba, dove entrambe le volte gioca per mezza stagione passando l’altra metà fra panchina e tribuna. Nel 2005 c’è l’ennesimo prestito, stavolta ai messicani dell’America, ma lì Saja non si vedrà mai in campo se non in 4 partite, esattamente come a Brescia. Caratterialmente però resta sempre forte e cerca di tenere testa al titolare Agustin Orion, di due anni più giovane. In tre stagioni Saja gioca 34 partite e segna pure 5 gol dei 12 complessivi realizzati in carriera. Nel 2007 esce ancora una volta dall’Argentina per spostarsi questa volta in Brasile: lo prende il Gremio, con cui gioca ben 59 partite fra campionato statale e Brasileirao, inoltre diventa miglior portiere della Copa Libertadores di quell’anno e vince pure il campionato regionale Gaucho…tante piccole soddisfazioni che gli fruttano una piccola rivincita personale nei confronti del San Lorenzo, che pure continuava a cederlo in prestito senza credere più in lui. Finalmente il contratto con il club argentino scade; è il 2008 e Saja a 29 anni pensa di avere tutto il necessario ormai per fare ritorno in Europa. E infatti passerà tre anni ad Atene con la maglia dell’AEK, giocando sempre come titolare e condividendo lo spogliatoio con gente niente male come il clivense Perparim Hetemaj, il neotorinista Panagiotis Tachtsidis, gli attaccanti sudamericani Ignacio Scocco ed Ismael Blanco, l’ex nazionale svedese Daniel Majstorovic, l’esperto difensore Sotirios Kyrgiakos, la meteora dell’Ascoli di dieci anni fa Olivier N’Siabamfumu, poi l’ex Levante Juanfran, l’algerino Rafik Djebbour ed il brasiliano giramondo Gustavo Manduca. Nel calcio greco si farà valere, poi nel 2011 torna definitivamente in Argentina, al Racing, squadra che diventerà, umanamente parlando, la tappa più importante del suo lungo percorso calcistico.

IL PRINCIPE

Saja ha deciso di non rinnovare il proprio contratto con ‘La Academia’ proprio a giugno 2016, restando svincolato e motivando questa decisione con il suo desiderio di rimettersi in gioco in qualcosa di nuovo: “Magari gli Stati Uniti, è un calcio in crescita e lì la mia esperienza potrebbe servire. Un rimpianto ce l’ho ed è quello di non aver mai giocato la Champions League, ma posso consolarmi con quanto di buono fatto nella Libertadores ed in Sud America in generale. I miei cinque anni al Racing sono stati bellissimi, anche quando ci sono stati momenti difficili con i tifosi e con la società, ma alla fine tutto sarà indimenticabile, anche l’addio al calcio di Diego Milito“.