Feysa Lilesa, prima il gesto e ora la paura: “Se torno in patria mi uccidono”

Feysa Lilesa, prima il gesto e ora la paura: “Se torno in patria mi uccidono”

Foto fonte: Perfil oficial del Comité Organizador de los Juegos Olímpicos y Paralímpicos Río 2016 en Español
Foto fonte: Perfil oficial Río 2016 en Español

Argento alla 42 km di Rio 2016, Feysa Lilesa non può tornare in Etiopia: rischia la prigione o la morte dopo il suo gesto.

Non tornerà a casa Feysa Lilesa, non può. L’etiope medaglia d’argento nella maratona ai Giochi Olimpici di Rio 2016 ha deciso di non rientrare in patria dopo quel gesto mostrato sul traguardo a fine gara: braccia incrociate, a mo’ di manette, mostrate a tutti in mondovisione. Quelle manette, quel gesto, aveva per Lilesa, e non solo, un forte valore simbolico. Un gesto di protesta contro il governo dell’Etiopia, che in quelle terre ha preso come facile bersaglio la popolazione Oromo, un gruppo etnico che vive ai confini con il vicino Kenya. Quel gesto, lo stesso utilizzato da Feysa Lilesa sul traguardo del Sambodromo, che viene usato dalla popolazione Oromo durante le proteste e le rivolte contro le forze armate del governo, nel corso dei violenti scontri che si susseguono giorno dopo giorno.

“Se torno in patria mi uccidono”

Queste le parole di Feysa Lilesa, medaglia d’argento nella maratona a Rio 2016: “Il governo etiope sta uccidendo la mia gente, per cui ho incrociato le mani a X. Se torno in patria mi uccidono, rischio la vita. E se non vengo ucciso, potrei finire in prigione. I miei parenti sono in galera e se si mettono a parlare di diritti democratici verranno uccisi. Ci ammazzano, ci mettono in prigione. Le persone spariscono. Molti membri della mia famiglia non ci sono più, compreso mio padre. Non posso tornare in Etiopia. Resto qui in Brasile e cercherò di ottenere un visto per volare in America. Noi vogliamo la pace. I paesi occidentali appoggiano il governo che ruba la terra e ammazza le persone. Siamo disperati, ripeterò il mio gesto all’infinito. Non ho ancora deciso cosa fare, ma forse andrò direttamente in un altro Paese”.