Berardi come Zola, Ventura come Ancelotti: Magic Box e la salvaguardia del talento

Berardi come Zola, Ventura come Ancelotti: Magic Box e la salvaguardia del talento

berardi sassuolo

Domenico Berardi può ritagliarsi uno spazio nella nuova Italia di Giampiero Ventura, ne è certo Gianfranco Zola.

Regole da rispettare, gerarchie da tenere a mente e un modulo a cui affidarsi, vincolarsi. Questione di credo calcistico, ogni allenatore che si rispetti ne ha uno e ad esso si affida. Con conseguenti rinunce ed esclusioni illustri. Domenico Berardi lo sa, lo ha capito. Il nuovo tecnico azzurro Giampiero Ventura gli ha anche spiegato il perché: “Nel 3-5-2 per Berardi è dura”. Una riflessione che sa di sentenza.

Zola e una storia che si ripete

Il calcio è storia di esperienze vissute e rivissute, già viste nel corso degli anni, ciclicamente. A distanza di decenni, episodi ripetuti e vecchi quanto attuali, tornano puntualmente per far parlare di sé, come una volta. Con protagonisti diversi. Certo, più giovani. Si rivede in Berardi, Gianfranco Zola. Con la mente torna indietro negli anni e rivive ciò che, nel lontano 1996, segnò la svolta della sua carriera calcistica. Una beffa che si tramutò in fortuna. Una sentenza iniziale, che presto si è trasformata nella sua più grande vittoria: l’Inghilterra, il Chelsea, la gloria, “Magic Box” e lo Stamford Bridge in piedi, festante, ad urlare il suo nome.

Ancelotti come Ventura

“Ricordo che mi dispiacque, ma devo dire che Carlo con me è stato sempre fantastico. Lui mi stimava, aveva fiducia nelle mie doti, solo che per il suo sistema di gioco mi chiedeva di adattarmi”, Zola ne parla così ora, con tranquillità e un sorriso. Tutt’altra espressione era disegnata sul suo viso a quei tempi, la stessa di Domenico Berardi. Rabbia e frustrazione. Il calabrese come Zola, Ventura come Ancelotti. Già, proprio l’attuale tecnico del Bayern Monaco decise di non puntare sul talento dell’allora ragazzino sardo e, quindi, di non variare il proprio credo tattico. Un sacrificio, un errore ammesso dallo stesso Ancelotti a distanza di anni: “Ammetto che il suo mea culpa mi fece piacere, però in fondo andare in Inghilterra è stata una fortuna per la mia carriera. Quindi non ho mai avuto nessun rimpianto”.

“Berardi è tra i primissimi calciatori italiani”

La storia si ripete e Magic Box corre in soccorso del giovane Berardi, non convocato dal nuovo ct azzurro e già fuori dal 3-5-2. Incompatibili, si dice. Storia nuova, ma vecchia di un ventennio. “Mi ha sorpreso. Stimo tanto Ventura, per questo penso che cambierà idea. Se hai tanti giocatori bravi, è giusto provare a inserirli in un modulo che ti soddisfi, ma quando ne hai così pochi è opportuno che i migliori in Nazionale ci siano sempre”, va oltre ogni tattica e modulo Gianfranco Zola. I migliori in Nazionale, il modulo è un dettaglio. Lo dice uno che di professione fa l’allenatore. Uno che di calcio e spettacolo ne capisce. Il suo destro parla per lui. E allora fiducia a Berardi, perché “per me adesso è tra i primissimi calciatori italiani”.

Zola in soccorso di Berardi

Oltre moduli e tattiche, facilmente raggirabili secondo Magic Box, che trova sostegno anche nelle parole di un altro grande del passato: “Come ha suggerito giustamente Bergomi, Berardi può fare anche la seconda punta. Non solo. Nel modulo del ct io lo vedrei addirittura in grado di fare quello dei due esterni deputato più alla fase offensiva. Sarebbe bello fargli respirare l’aria del gruppo e cominciare a lavorarci sopra. Ha doti così fuori dal comune che è un peccato tenerlo fuori”. Rivedere storie già viste, rivivere vicende già vissute. Certo, a Gianfranco Zola non è andata poi così male. Il rischio, però, è alto e, in questo periodo storico, “perdere” uno dei talenti nostrani più forti in circolazione sarebbe davvero un peccato.