Dalla Pampa ai Balcani (senza passare dalle Alpi)

Dalla Pampa ai Balcani (senza passare dalle Alpi)

Dybala e Mandzukic, i titolari della passata stagione
Dybala e Mandzukic, i titolari della passata stagione

La stagione appena avviatasi è un unicuum storico nella Juventus. Per la prima volta nella storia il club bianconero si presenta ai nastri di partenza senza neanche un attaccante italiano. Dal 1930, anno dell’istituzione del girone unico, la Juventus non si era mai presentata ai nastri di partenza senza italiani in avanti. Nella passata stagione la bandiera tricolore era portata da Simone Zaza, l’anno primo da Alessandro Matri. Una storia lunga 86 anni, passata da piedi nobili come quelli di Bettega e Del Piero, dalla scaltrezza di Schillaci e dal fiuto di Paolo Rossi. Il poker d’assi dell’attacco bianconero è composto da due croati e due argentini. Un cambio d’epoca che svela come sia mutevole il calcio, anche nelle idee chiare di un club in salute come la Juventus.

Semi rossi: cuori e quadri

higuain asso denariPaulo Dybala e Gonzalo Higuain, 130 milioni in due. “Lui è un giocatore con una marcia in più: ho sempre sostenuto che, rispetto agli altri, si trova tre pagine avanti nel manuale del calcio”, parola di Gennaro Gattuso, che l’ha allenato a Palermo. Uno che qualche campione l’ha visto giocare da vicino. La Joya è l’asso di cuori, con una sensibilità, nel calciare e nel capire il calcio, diversa dagli altri. La sua è una storia di perdite. Oltre a quella più dolorosa, del padre scomparso quando aveva quindici anni, ha perso i due compagni con cui aveva maggior affiatamento negli ultimi due anni. Prima il Mudo Vazquez, lasciato a Palermo, poi Paul Pogba, partito per Manchester. Entrambi, come Paulo, hanno un battito cardiaco diverso da quello dei giocatori “normali”.

L’altra faccia della medaglia è Gonzalo Higuain. L’acquisto più costoso della storia della Serie A. 36 gol nella scorsa stagione con i quali ha frantumato il record di Nordahl. Un addio controverso da Napoli, uscito dalla porta sul retro. Dall’Argentina visite mediche a Madrid e contratto a Torino. Maglia al vento dal balcone della sede della Juventus. A svuotare la sua casa di Napoli ci ha mandato qualcun altro. Gonzalo è così, un lottatore. Magari non il più grande uomo d’onore, ma sa cosa vuol dire lottare. Stava per perdere contro la meningite fulminante da bambino. Poteva creargli problemi di coordinazione, diceva il medico. Ha lottato al River per ritagliarsi un posto, ha lottato al Real Madrid contro chi non lo credeva Galactico perché non vendeva maglie. Adesso è mister 90 milioni, l’asso di quadri, che nelle carte napoletane sono i denari. Tanti denari.

Semi neri: fiori e picche

I due croati, Mario Mandzukic e Marko Pjaça. Da una parte l’esperienza, la grinta di uno degli attaccanti più decisivi degli ultimi anni. Non è bello da vedere, non segna gol a cascata. Non ha la coordinazione di Lewandowski, la cattiveria di Higuain o la lucida follia di Suarez. Mandzukic è un attaccante-mediano, e sa cosa vuol dire il sacrificio. Ha vinto una Champions League, poi è stato scaricato da Guardiola. Troppa spada e poco fioretto non fanno per Pep, uno degli ultimi esteti del calcio. Mario è l’asso di picche, nella carte napoletane le spade.

A chiudere il quartetto c’è l’eclettico Pjaça, sicuramente il meno conosciuto dei quattro. Una rosa calcistica in attesa di sbocciare. Ha tutto: velocità, tecnica, fisico. Sta a lui trasformare le sue doti in un giocatore di calcio. Mario Balotelli, che riparte da Nizza, non è riuscito farlo con doti naturali maggiori. L’asso di fiori è il gioiello di Zagabria, un investimento importante da sgrezzare. Nella prima Juventus senza italiani in attacco non sarà semplice: davanti a lui ci sono tre cannibali per niente intenzionati a permettergli di ritagliarsi spazio. Quello dovrà trovarselo, a spallate se necessario.