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Il gran premio di Misano di MotoGP non ha offerto soltanto un grande spettacolo per i tifosi di tutto il mondo, ma anche diversi spunti di riflessione. Dalla rimonta a piccoli passi di Valentino Rossi al ruolo che potrebbe recitare in tal senso il ritrovato Pedrosa. Ma soprattutto l’ennesimo capitolo della polemica Rossi-Lorenzo, protagonisti di un siparietto niente male dopo la gara.

VECCHIE RUGGINI

Il rapporto tra Rossi e Lorenzo non è mai decollato. Nel 2008 lo spagnolo sbarcò in MotoGP dopo aver vinto 2 titoli 250cc e con tutta l’intezione di ripetersi nella classe regina. All’epoca Rossi si stava leccando le ferite dopo le cocenti delusioni dei mondiali 2006 e 2007. Non è un caso che i nervi siano stati tesi sin da subito. Il Dottore aveva bisogno di tutto meno che di un compagno di squadra invadente. Abituato a scudieri come Ukawa ed Edwards, Rossi si ritrovò a dover fare i conti con un fuoriclasse che Yamaha piazzò lì come ad insinuare che fosse giunto il momento di un ricambio generazionale.

Un affronto cui Rossi decise di rispondere “alzando” l’ormai celebre muro tra i due box. Nel 2010 l’addio di Rossi per affrontare la sfida Ducati, poi il ritorno e una parvenza di riappacificazione durata ben poco. Ovvero il tempo servito a Rossi per tornare competitivo e per riproporre a parti inverse la situazione del biennio 2008-2010. Situazione anche peggiore per Jorge. Perchè questa volta il campione all’apice della carriera non viene messo in discussione per via di un giovane in rampa di lancio. Ma per un “vecchietto”, seppur plurititolato.

Il resto è storia. Tra un battibecco e l’altro si è giunti al contestatissimo epilogo della stagione 2015. La presenza di Marc Marquez nel ruolo di ago della bilancia ha fatto in modo che tra Rossi e Lorenzo non ci sia mai stato un vero e proprio chiarimento al termine del campionato. I sorrisi di circostanza e la calma apparente di inizio 2016 si sono rivelati il più classico dei castelli di carta. Rossi non ha dimenticato e lo ha fatto presente prima di Silverstone.  Lorenzo ha colto la palla al balzo e ha alzato il polverone in casa del Dottore.

VALENTINO ROSSI TROPPO AGGRESSIVO


Nel corso della conferenza stampa post gara di Misano il grande protagonista non è stato il redivivo Pedrosa. Il capolavoro messo in pista dal 26 della Honda è stato letteralmente oscurato dal botta e risposta tra Lorenzo e Rossi. Tema della discussione: la presunta durezza del sorpasso del fenomeno di Tavullia ai danni del campione in carica. “E’ stato troppo aggressivo, non aveva bisogno di sorpassarmi in quel modo. Ma è il suo stile, altri piloti sorpassano in maniera più pulita” – L’attacco di Lorenzo. “Non è vero, riguardati il sorpasso in tv”, la risposta tra le risate del Dottore. Il quale non ha mancato di ricordare: “Anche tu sorpassi così”.

Tra i due non corre buon sangue da tanti anni e quello di Misano è stato semplicemente l’ennesimo episodio di una telenovela infinita. Quella che vede protagonisti due piloti che Giacomo Agostini tempo fa non ha esitato a definire “Due galli nel pollaio”. Il diverbio in questa occasione ha stupito perchè i due al momento non si giocano la testa del mondiale. E, col senno di poi, neanche la gara di Misano, vinta da un super Pedrosa in rimonta ma che comunque ha visto Rossi più veloce di Lorenzo.

A prescindere dalle opinioni in merito al sorpasso in questione, la scenetta avrà sicuramente pizzicato le corde della memoria degli appassionati di motociclismo. Curioso infatti che nel circuito intitolato alla memoria di Marco Simoncelli sia andato in scena uno scontro del tutto simile a quello del compianto Sic e lo stesso Lorenzo. Nei panni del cattivo – almeno secondo il maiorchino – il mentore del 58, Valentino Rossi. A 5 anni di distanza Lorenzo ha vissuto il più classico dei déja vu. Ancora una volta lui e la sua compostezza di fronte alla sfacciataggine di un centauro italiano.

IN PRINCIPIO FU IL SIC

Correva l’anno 2011 e a pochi mesi dal tragico incidente di Sepang, Marco Simoncelli entrò nei radar di Jorge Lorenzo. Troppo aggressivo il Sic, ammonito pesantemente da Lorenzo in conferenza stampa. Anche in quell’occasione al maiorchino fu rinfrescata la memoria dal pilota italiano, ma la discussione se possibile fu ancora più animata. Lo spagnolo mise in guardia il rivale con un discorso sui rischi e sulla sicurezza in pista. Un discorso che, visto l’epilogo di quella stagione, ancora oggi mette i brividi. Leggendaria la riposta di Simoncelli, che in un inglese maccheronico e con la spontaneità di sempre replicò: “Ok, verrò arrestato”.

La minaccia da parte di Lorenzo ebbe seguito. La gara successiva Simoncelli venne messo in croce durante la safety commission e ingenuamente stese Pedrosa in gara. Il pilota Honda fu costretto a saltare tre gare per infortunio. Simoncelli fu minacciato di morte e dovette girare con la scorta nel week end successivo a Barcellona. Il maiorchino deve avere una sorta di repulsione nei confronti dei piloti italiani, vista la costante presenza del tricolore nei suoi attacchi a mezzo stampa.

L’ultimo in ordine di tempo Andrea Iannone, reo in questa stagione di averlo abbattuto nel gran premio di casa del Montmelo. Nonostante l’evidenza dell’errore del pilota di Vasto, Lorenzo non ha mancato di rincarare la dose. “Non ha chiesto scusa. Penalità? Troppo poco quello che gli hanno inflitto”. L’impressione è che quando qualcosa non gira per il verso giusto Lorenzo abbia la necessità di individuare un colpevole. Qualcuno o qualcosa che gli consenta di giustificare il mancato successo. Innanzitutto a se stesso, in secondo luogo a tifosi e addetti ai lavori.

IL MITO DEL POR FUERA

Nel corso degli anni Jorge Lorenzo si è eretto a baluardo della correttezza e della sicurezza in pista. Un atteggiamento di per sè lodevole, ma che stona con quella che è la carriera del campione maiorchino. Il giovanissimo Lorenzo salì alla ribalta ben prima di vincere il suo primo titolo in 250cc. Motivo? Uno stile di guida spettacolare e aggressivo che spesso gli costava vittorie e punti pesanti, ma certamente esaltava il pubblico sugli spalti. Nelle classi minori è nato il mito del “Por fuera”, il primo soprannome dedicatogli per via della sua abilità nel sorpassare all’esterno.

L’aggressivo Lorenzo vanta anche un palmares di tutto rispetto in termini di manovre al limite. La buon’anima di Simoncelli non ebbe remore nel rammentargli le battaglie con Dovizioso e la squalifica per aver speronato De Angelis. Si tratta di oltre 10 anni fa, ma pensare di essere di fronte a peccati di gioventù è sbagliato. Come tutti i campioni Lorenzo ha imparato a gestire la propria irruenza, ma non si è mai tirato indietro di fronte alle battaglie. Anche oggi che di soprannome fa “Martillo”, per la capacità di vincere gare in solitaria “martellando” tempi pazzeschi con regolarità.

Ma i suoi successi non sono frutto solo e soltanto di fughe in solitaria. Quando Valentino Rossi precisa di non essere l’unico pilota aggressivo in pista ha ragione. Un rapido giro su youtube consente a chiunque di sostenere la tesi del 46. La costante resta l’astio nei confronti dei piloti italiani, da Rossi in giù. Fa eccezione Max Biaggi, idolo d’infanzia del maiorchino, e questo potrebbe non essere un caso. Per non farsi mancare nulla, il prossimo anno Lorenzo potrebbe rivivere un altro déja vu. Una Ducati competitiva potrebbe infatti riaccendere l’antica rivalità con Andrea Dovizioso. Valentino Rossi permettendo.