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I draghi d’artificio dell’arrivo di Paul Pogba hanno fatto passare in secondo piano uno degli acquisti dell’estate. Il Manchester United ha infatti messo sotto contratto Eric Bailly. Il centrale ivoriano classe 1994 è arrivato dal Villarreal per 38 milioni di sterline. Una cifra che ha fatto storcere il naso a chi non conosceva le sue qualità. Straripante fisicamente, quello che colpisce di Bailly è la sua attitudine all’intervento pulito. Troppo spesso troviamo calciatori troppo convinti dei propri mezzi che spendono falli inutili nella convinzione di far valere la propria fisicità. Bailly riesce a coniugare la freddezza di un cecchino con la fisicità di un pugile. In due mesi si è preso Old Trafford, diventando uno degli idoli dei tifosi Red Devils. I compagni lo amano, l’allenatore lo ritiene imprescindibile. L’ivoriano gode di fiducia incondizionata, quella che fa molta fatica a ritagliarsi il coetaneo Rugani in Italia.

Nel segno di Drogba

Primo calciatore ivoriano nella storia del Manchester United. Eric Bailly è cresciuto ad Abidjan, ex capitale della Costa d’Avorio, come il suo connazionale Drogba. Ha mosso i primi passi da calciatore in Africa prima di entrare nel programma giovanile dell’Espanyol. In comune fra i due c’è la convinzione con la quale Josè Mourinho ha puntato su di loro. “Tu sei un buon giocatore. Se vuoi diventare un campione come Henry, Ronaldo, Van Nistelrooy devi giocare in Inghilterra. Nella mia squadra”. Queste le parole con cui il lusitano convinse l’allora attaccante del Marsiglia a raggiungerlo. Possiamo immaginare un tono non molto diverso nel colloquio per convincere il giovane centrale difensivo. Uno dei più scintillanti prospetti in Europa, arrivato ad Old Trafford per giocarsi una chance e non per crescere alle spalle dei veterani.

Bailly ha dimostrato di saper giocare con i piedi e con la testa. Mourinho si è innamorato dei suoi tackle puliti, della sua capacità di rischiare il minimo indispensabile. Il piede è di quelli educati, in grado di verticalizzare con disinvoltura. Molti tifosi impazziscono per la sua velocità. Non è facile trovare un centrale difensivo così strutturato e al contempo così capace di gareggiare in velocità con gli attaccanti avversari quando deve scappare verso la sua porta. “Può affondare il tackle senza prendersi rischi – racconta Smalling, suo compagno di reparto – gioca in maniera molto simile a Vidic”. “Ci ha stupito nelle prime settimane di lavoro. E’ forte, veloce e sicuro dei suoi mezzi. Avrà un ruolo importante nello spogliatoio”, gli fa eco De Gea. L’investitura è servita.

Another brick in the wall

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Bailly dovrà imparare a deliziare una platea dai gusti raffinati. In generale, ed in particolare se parliamo di centrali difensivi. Old Trafford ha visto sfilare fenomeni del calibro di Jaap Stam e Laurent Blanc, di Rio Ferdinand e Nemanja Vidic. Top player a livello mondiale. Il confronto con questi mostri sacri della fase difensiva può mettere in difficoltà chiunque. Se per un numero 7 il paragone con George Best, Cantona o Cristiano Ronaldo può risultare un macigno, lo stesso si può dire quando parliamo di difensori. Il ventiduenne ivoriano dovrà conquistarsi l’affetto e la stima a suon di tackle puliti ed interventi decisivi. Chi ben comincia, si sa, è a metà dell’opera.

Un altro solido mattone nel muro difensivo del Manchester United. Chris Smalling, il suo compagno di reparto, ha confessato di intendersi a meraviglia con lui. “Come difensore, ci sono dei comandi vocali che tutti conoscono. Anche chi non conosce bene l’inglese. Sta diventando sempre più bravo e sta migliorando il suo inglese: è davvero semplice giocare al suo fianco. Più giochiamo insieme e più cresce la nostra intesa”. Josè Mourinho ha i suoi motivi per sorridere. Nonostante una classifica non eccezionale: il pareggio con lo Stoke è l’ennesima frenata in stagione, arrivata a causa dell’errore di un singolo dopo una partita dominata.