Chi non risica, non rosica

Chi non risica, non rosica

Giampiero Ventura, Italia
Giampiero Ventura, Italia

Ora si fa sul serio: iniziano le qualificazioni ai Modiali del 2018 per la nazionale italiana. Ventura non si allontana dal solco di Conte, mostrandosi conservativo, poco innovatore e per nulla ardito.

Si sa, il ruolo del commissario tecnico esula dai parametri del normale allenatore di calcio. Vedi la squadra poche volte, non hai modo per provare i tuoi schemi, non riesci ad inculcare velocemente i meccanismi di gioco nei giocatori. D’altro canto, però hai un vantaggio incredibile. Quello di comporre la tua rosa attingendo da un bacino molto ampio. Questo tipo di vantaggio non sempre viene sfruttato al meglio. Gli ultimi commissari tecnici passati sulla panchina della Nazionale sembravano infatti voler apparire quanto più allenatori che ct. Conte aveva una filosofia di gioco e i gli uomini selezionati erano i migliori possibili per quel sistema. Ventura ha sposato in tutto e per tutto il metodo di quest’ultimo. Stesso modulo, stessi (o quasi) interpreti, stessi vantaggi e punti deboli. Dov’è il passo avanti che tutti si aspettavano?

Il passato insegna

Eppure Ventura, così come Conte, proviene da un’idea ben diversa di sistema di gioco. Le sue fortune nel campionato italiano sono arrivate da un 4-4-2 spumeggiante ed offensivo, poi convertito in 3-5-2 per esigenze tattiche in quel di Torino. Il tecnico ex granata ha inoltre un secondo grande vantaggio. Avere come serbatoio un gran numero di giocatori che hanno giocato insieme in una esplosiva Under 21, che il buon Devis Mangia schierava proprio con il 4-4-2. Parliamo di gente come Verratti, Insigne, Florenzi, Gabbiadini, Destro, Paloschi, Immobile. Ovviamente non tutti in grado di fare la differenza ad oggi, ma comunque rodati ad un sistema più offensivo e che potrebbe offrire delle variabili in più. Almeno in determinate situazioni.

C’è da dire, però, che il punto di forza della nazionale italiana è da sempre la fase difensiva. Il granitico blocco Juventus è stata la garanzia anche quando gli azzurri sono naufragati e da un lato è giusto ripartire da loro. I punti di forza vanno esaltati, ma è anche vero che dalla cintola in su solo sporadici episodi ci hanno portati ad essere costantemente pericolosi e capaci di creare gioco nell’area avversaria. Questa Italia, dalla rocciosa difesa e dagli attaccanti dediti al sacrificio, è in grado di sconfiggere qualsiasi big. Ma stenta, zoppica, affanna e rantola contro chi a calcio gioca poco e non fa altro che difendersi.

Giampiero Ventura, Italia
Giampiero Ventura, Italia

Paura di cadere o voglia di volare?

Le parole del neo ct all’alba delle prime convocazioni sono state più che esaustive: “Si riparte da ciò che di buono ha fatto Conte”, e questo ci può stare. “Il modulo di base sarà il 3-5-2. Verranno convocati i giocatori funzionali a questo modulo. Non escludo stage per provare moduli diversi con giocatori differenti”. Ora, a cosa può mai servire un bacino enorme da cui attingere talenti se la scelta viene auto-limitata mettendo dei paletti tattici così incontrovertibili? Perché sfruttare il punto di forza che potrebbe farci vincere contro la Spagna, rinunciando alla fantasia che potrebbe non farci stentare contro la Macedonia?

Ventura sembra tanto non voler rischiare nulla. Ripartire dalle scelte di Conte senza sconfessarlo. Continuando a giocare con Pellè ed Eder. Senza inventare nulla, in modo da non venire accusato di volersi discostare dal “maestro” andando incontro a figuracce figlie della voglia di strafare. Siamo solo all’inizio, ancora non si vede la sua mano e l’Italia in ogni caso va spalleggiata e sostenuta. Vedere però, ancor prima di iniziare, un conservatorismo così evidente che chiude le porte ad una freschezza che si attende ormai da anni, è scoraggiante. Meglio costruire in modo visionario o tirare pavidamente il freno in balia del cinismo?