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Darìo Benedetto esulta dopo il primo gol in maglia Boca - FOTO: account ufficiale Twitter Boca Juniors

Molto spesso l’occasione ghiotta, nella vita come nel pallone, arriva quando neanche l’aspetti. Le storie di calciatori “esplosi” tardi nel loro percorso sportivo si sprecano. Così come quelle di redenzione e ritorno alla gloria. Vecchietti rampanti, giovani vogliosi di imporsi, giocatori che improvvisamente diventano fenomeni. Probabilmente Darìo Benedetto non è niente di tutto questo. Ma la sua storia, almeno dal punto di vista sportivo, può certamente affascinare. Perché l’occasione giusta, spesse volte, arriva al momento giusto, ovvero la parte centrale della carriera.

Dalle critiche alla Nazionale: breve storia di Darìo Benedetto

Benedetto fa di secondo nome Ismael, come il profeta di Dio citato nella Bibbia e nel Corano quale esempio di rettitudine. Nasce a Berazategui, cittadina ai confini di Quilmes, maturando sin da subito un interesse verso il pallone. La sua carriera inizia all’Arsenal de Sarandì, squadra nella quale colleziona le prime presenze oltre che il primo sigillo da professionista. In seguito arrivano i primi prestiti. Prima al Defensa Y Justicia e poi al Gimasia Jujuy Benedetto migliora i suoi score realizzativi senza badare troppo ai fronzoli. Nonostante delle caratteristiche fisiche teoricamente poco funzionali a un centravanti, vista l’altezza di appena 175 cm, l’argentino se le cava benissimo respingendo al mittente le prime critiche. Nel 2012-2013 torna all’Arsenal de Sarandì, stavolta per fare il titolare. Dopo una stagione da 8 gol in 37 presenze Benedetto cambia non solo squadra ma anche Nazione. In Messico inizierà infatti il vero periodo d’oro della punta. Benedetto esordisce come il più classico dei predestinati: contro l’Atlas segna una tripletta nel 3-3 finale. I numeri con la maglia del Tijuana sono straordinari: 21 gol in 43 partite, con El Pipa punta di diamante della squadra. Il calciatore si fa anche naturalizzare messicano per avere possibilità di convocazione con due rappresentative Nazionali. Benedetto è sulla cresta dell’onda in Messico e dopo pochi mesi il Tijuana è “costretto” a venderlo ai campioni in carica del Club America, che sborsano 8 milioni di dollari americani per il calciatore. Dal 2014 al 2016 arrivano altre 17 reti in campionato. Cui vanno aggiunte le svariate segnature nella CONCACAF Champions League, il più importante trofeo per club delle nazioni centroamericane. Benedetto la vincerà per due volte con il Club America, risultando decisivo soprattutto nella seconda finale contro il Montreal Impact: nella gara terminata 2-4 segnerà nuovamente tre gol e terminerà la competizione come capocannoniere insieme a Peralta. A Benedetto non resta che affermarsi definitivamente anche in patria. Così il calciatore viene acquistato dal Boca Juniors per 5,5 milioni di dollari.

From zero to hero

Benedetto esulta con i compagni – FOTO: account ufficiale Twitter Boca Juniors

La situazione al Boca non sembra essere inizialmente delle migliori. Gli Xeneizes avevano concluso lo scorso semestre al nono posto, venendo addirittura eliminati a sorpresa dalla semifinale di Copa Libertadores. Il tecnico Schelotto, meteora a Palermo, cerca una nuova punta da affiancare a Tevez e Benedetto sembra possedere i giusti requisiti. Le prime partite fanno però gridare al pacco. Complice anche un infortunio che tiene lontano dal giochi Tevez, il Boca non crea fuochi d’artificio e il ragazzo pare in difficoltà nel reggere il peso offensivo in solitaria. Tutto però cambia il 25 settembre 2016, una data che probabilmente per Benedetto rischia di diventare storica. La data in cui ha conquistato il cuore dei suoi nuovi tifosi e forse anche qualcosa in più. Ciò che rende ancor più speciale l’ennesima tripletta è la facilità con la quale Benedetto riesce a rendere facili dei gesti tecnici difficilissimi. Tutti i gol, infatti, sono dei veri e propri pezzi di bravura che compongono una prestazione da cinque stelle. Il primo, ad esempio, è un colpo di tacco in anticipo su assist di prima intenzione. Difficile fare meglio, eppure il secondo è se possibile anche più bello e difficile. Un tiro da quasi 40 metri che beffa il portiere avversario in maniera incolpevole. Persino il gol più “semplice”, il terzo, in realtà evidenzia grande bravura da parte di Benedetto. Colpo di testa di testa leggendo benissimo il movimento del cross di Pavon. Nel mezzo, come già citato, Benedetto si concede anche un assist. Di tacco. No look. Per rendere meglio l’idea dell’impresa messa in atto dal calciatore basti pensare che La Bombonera non assisteva ad una tripletta di un giocatore del Boca da ben sei anni. L’ultimo a riuscirci fu l’indimenticabile Martin Palermo, contro il Colon. Un vero e proprio passaggio di consegne, pare. Una prestazione sublime che ha cancellato le precedenti critiche. E che, forse, ha consentito al Boca e al calcio di scoprire un altro talento, anche se con colpevole ritardo. Solo il tempo dirà se Darìo Ismael Benedetto è davvero tanto forte o se il suo exploit è destinato a restare una breve fiammella in mezzo all’acqua. Con un nome così, però, è impossibile non crederci almeno un po’. Anche e soprattutto dopo che, finalmente, stanno arrivando le prime convocazioni con l’Albiceleste. E stasera, nella sfida decisiva per il Mondiale contro il Perù, il predestinato potrà ancora una volta dire la sua.