Andrea Petagna, basta un rimpallo per cambiarti la vita

Andrea Petagna, basta un rimpallo per cambiarti la vita

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Andrea Petagna e la sua Atalanta: occasioni, cadute, risalite, gol e rimpalli che possono cambiare una vita.

“Il calcio è così, basta un rimpallo per cambiarti la vita”, parola di bomber. Negli ultimi tempi qualche rimpallo buono è girato dalle parti di Andrea Petagna, lì a pochi metri, e da bravo attaccante non ha potuto fare a meno di sfruttarlo. Di trasformarlo in gol. Rimpalli buoni, rimbalzi favorevoli, traiettorie che determinano il prosieguo di una carriera. Situazioni che rimbalzano sul proprio percorso di vita come sfere impazzite su un prato verde.

Talvolta accade come a Bergamo: carambola sfortunata tra Ghoulam e Koulibaly, palla che resta lì, invitante, a pochi metri dal colosso spagnolo di arancio vestito. Da spingere soltanto in rete. E Petagna non si è lasciato pregare. All’Atleti Azzurri d’Italia, nell’ultima domenica di calcio giocato, insieme alla sua Atalanta l’attaccante ha battuto il Napoli di Sarri. Quello del roboante successo in Champions contro il Benfica. Tre gol in questo inizio di stagione. Tre come i tiri in porta totali, quattro volendo essere pignoli, e una media realizzativa che si avvicina al 100%. Tutto in 180 minuti giocati nelle sue 4 presenze stagionali. Una rete ogni 60 minuti. I gol a Lazio, Crotone e, appunto, al Napoli.

Dalla Champions all’oblio

Rimbalzi favorevoli, certo. Rimpalli che, però, non sempre hanno assunto traiettorie felici per il bomber classe ’95. Situazioni e occasioni che rimbalzano via come palloni che, beffardi, ti passano accanto veloci, irraggiungibili. Troppo improvvisi, quasi inattesi, da cogliere impreparati. Impreparato è stato, infatti, Andrea Petagna. A situazioni, mondi e occasioni tutte nuove. Come improvviso e quasi inatteso è stato il suo affacciarsi alla finestra del professionismo. Un esordio in Champions League con la maglia del Milan nel dicembre del 2012, a 17 anni: Massimiliano Allegri in panchina, lui in campo per qualche minuto contro lo Zenit. L’esordio in campionato arriva nella stagione successiva: una comparsata contro il Verona, poi via in prestito alla Sampdoria.

petagna

“Non è ancora pronto”, va a farsi le ossa altrove. A Genova appena tre presenze, poi Petagna scompare dai radar. Torna al Milan a gennaio, due fugaci apparizioni, poi si ritrova in Primavera. Di nuovo. Dopo la musichetta Champions e la Serie A respirata a pieni polmoni. “Sono andato alla Samp e dovevo essere il salvatore della patria, ma avevo appena 18 anni. Sono timido e l’attesa mi ha divorato. Appena sbagliavo una partita finivo in panchina. È successo pure a Latina. Quante delusioni. A Vicenza ho imparato tanto, anche se ho giocato poco”, ha dichiarato Petagna qualche mese fa.

L’atteggiamento del vice-Balo

Era andato via per scoprire nuove dimensioni, nuovi mondi. E a diciotto anni, per non sprofondare repentinamente nel dimenticatoio, l’approccio è importante. Così come l’atteggiamento. Monito che, ai tempi, arrivò anche da una sua vecchia conoscenza, Massimiliano Allegri. “Puoi sbagliare tutto, ma non l’atteggiamento”, recitava un suo sms di qualche anno fa. Atteggiamento che, forse, è stato errato per qualche tempo. Complice anche un pizzico di sfortuna e un “abbandono” che il gigante della Dea non si è mai spiegato: “Non sono rimasto deluso, non ho rimpianti. Ho però il rammarico di non aver mai avuto una vera occasione al Milan. Allegri mi ha lanciato anche in Champions, ma è difficile sfondare giocando solo degli spezzoni. Su di me c’erano troppe pressioni. Galliani mi aveva battezzato come vice-Balotelli. Tutti si aspettavano cose incredibili, poi sono andato via in prestito. Con me e Ganz il Milan non ha avuto pazienza. Fa niente”.

La voglia di smettere, poi l’Ascoli

petagna ascoliPagina voltata, rassegnazione e delusione mascherate da voglia di rinascita. E lui è rinato, forse nemmeno ci sperava più di tanto. Prelevato già a gennaio scorso dall’Ascoli, l’Atalanta ha puntato su di lui, parcheggiandolo nelle Marche. In bianconero Petagna prende fiducia e realizza 7 reti in 32 presenze, dopo l’ennesima stagione a girovagare tra Latina e Vicenza, con 23 apparizioni ed una sola rete. “Un paio di anni fa ho vissuto un’estate difficile. Non avevo offerte, volevo smettere. Poi è arrivato l’Ascoli”, per fortuna. Sua, dell’Atalanta e di Gasperini. Suo nuovo tecnico, un allenatore che ha puntato tutto su di lui.

La Dea e la “fortuna” Gasperini

“Non avere fiducia per un attaccante e per un giovane è devastante. Molti si perdono per strada, non arrivano mai. All’Atalanta ho un allenatore straordinariamente bravo, un maestro di calcio. Importantissimo per un giovane. Gasperini mi trasmette tanto, mi da forza. Ti parla una volta e poi non ti parla più. Dice le cose una volta sola. E’ duro, ma paterno. Ogni volta che finisco un allenamento capisco di aver imparato qualcosa”, e Petagna sembra abbia capito davvero tutto. Ha relegato in panchina il colpo della Dea, Alberto Paloschi, insieme a Pinilla, idolo dei tifosi bergamaschi. Un po’ meno per il mister ex Genoa. Quattro presenze e tre reti, una continuità che può arrivare. Questione di atteggiamento, Allegri docet.

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L’Under-21 e un nuovo rimpallo da sfruttare

Stavolta Petagna non ha sbagliato l’approccio, conquistando campo, fiducia e anche la maglia dell’Under-21. Mister Di Biagio ha puntato su di lui. Oggi in campo gli azzurrini affronteranno la Lituania nella gara di qualificazione all’Europeo di categoria che andrà in scena a giugno in Polonia. “La Nazionale è un obiettivo che cercavo da tanto tempo. Sono a disposizione di mister Di Biagio, vorrei andare all’Europeo. E’ il mio momento, sapevo che sarebbe arrivato. Bisogna saper lavorare bene e avere la fortuna di incontrare le persone giuste”, e Petagna finalmente è stato baciato dalla fortuna. La dea del caso e della fortuna, la Dea dell’Atalanta. Dell’Atalanta di mister Gasperini, la sua fortuna.

“Il calcio è così, basta un rimpallo per cambiarti la vita”, lo stesso capitatogli tra i piedi dinnanzi al colosso spagnolo del Napoli in maglia arancione. Lo stesso che, sicuramente, gli ricapiterà tra i piedi ancora e ancora. Lo stesso che Petagna sfrutterà a dovere, tramutando una palla vagante in esultanza, il destino in realtà solida e felice. La testa c’è, la fortuna pure. L’atteggiamento anche. In attesa del prossimo rimpallo.

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