Ranocchia 2.0 e l’Inter: “Mental coach contro le critiche, fra dieci anni dirò perché non sono più capitano”

Ranocchia 2.0 e l’Inter: “Mental coach contro le critiche, fra dieci anni dirò perché non sono più capitano”

(fonte foto: profilo ufficiale Twitter Andrea Ranocchia)
(fonte foto: profilo ufficiale Twitter Andrea Ranocchia)

Andrea Ranocchia viene da alcune stagioni deludenti sul piano delle prestazioni offerte, e la cosa lo ha portato a prendere alcune importanti decisioni per cambiare le cose. In una intervista concessa a “Il Corriere della Sera” e riportata nell’edizione online del giornale, il difensore dell’Inter parla dei metodi intrapresi per migliorarsi e per sopportare le tante critiche piovutegli addosso.

“Sto lavorando tantissimo, come un cane, in allenamento ed anche fuori dal campo. Era da tanto tempo che non mettevo così tanto impegno, sono dell’idea che la vita di ognuno sia fatta inevitabilmente di momenti di gloria e di altri di sconfitte e difficoltà. In quest’ultimi casi non resta che fare due cose: o smetti di lottare o provi a reagire ed a migliorarti. Arrivi ad un punto in cui non reggi più le criticità, è successo a me ed ora reagisco parlando non di cose negative ma di fattori “non positivi, ecco”.

ORA NON HO PIU’ PAURA

Ranocchia capro espiatorio dell’Inter? “Avverto dei pregiudizi su di me, ma il periodo brutto non è stato solo mio, appartiene all’intera squadra. In sei anni che gioco qui avrò visto passare un centinaio di giocatori, oltre a tre presidente e proprietari, ma tutto questo cambierà. Intanto sono tre mesi che frequento un centro di formazione fisica e psicologica, dove pratico la boxe e mi confido con un esperto in mental training. Lui mi ha fatto capire che nulla è irrimediabile nella vita e che anche io in fondo non sono così male. Le critiche ed anche gli insulti, non contano niente se sei consapevole che ti stai dando da fare e sei conscio di vestire una maglia che in milioni vorrebbero indossare, venendo anche pagato per farlo, oltre a pensare ad altre cose come al benessere della tua famiglia. Così le difficoltà fanno meno paura”.

UN ESEMPIO PER GLI ALTRI

Per Ranocchia poi è anche importante aiutare gli altri: “Le esperienze vissute, anche quelle brutte, mi consentono di dare una mano a chi è in difficoltà. Per esempio con Kondogbia, che è molto introverso e non parla molto. Dopo la sostituzione contro il Bologna gli ho fatto coraggio. E pure a Montolivo, odiato da tanti: gli ho fatto coraggio per via dell’infortunio. O ai tanti ragazzi vittima di bullismo, fenomeno che ho contrastato partecipando ad una apposita campagna contro le angherie sul web. In carriera poi ho conosciuto fenomeni di “nonnismo” negli spogliatoi, riuscendo comunque ad impormi, e ho iniziato in un periodo non facile, quando con l’Arezzo di Conte retrocedetti dalla Serie B alla C. Lì i miei tormenti furono Mirko Conte, Elvis Abbruscato e Morris Carrozzieri, ma da lì in poi sono passato al Bari sempre con Conte approdando in Serie A, fino alla Nazionale, alla Coppa Italia e la fascia di capitano con l’Inter e pure all’assoluzione per il calcioscommesse. Ora la fascia di capitano non ce l’ho più, spiegherò il perché a fine carriera”.

DA MANCINI A DE BOER

Ranocchia puntualizza: “Non è stato per colpa di Mancini, che anzi mi stimava e la cosa è reciproca. Il suo addio si era percepito già in ritiro. Con De Boer sono arrivate anche regole ferree da rispettare, come il pranzare tutti insieme prima della partita o fare colazione prima dell’allenamento al mattino, o dormire alla Pinetina dopo la partita. Piccole cose magari, che però fanno la differenza. Anche gli allenamenti sono cambiati, ora c’è più rifinitura della tecnica. Nel periodo del triplete avevamo una squadra fantastica ma ci sono stati altri giocatori con numeri incredibili, penso a Coutinho e Kovacic”. Con Ventura ct Ranocchia può tornare in Nazionale: “E’ una possibilità, lui è il mio padre calcistico insieme a Conte. Ma staremo a vedere, per me sarebbe bello se invece la gente parlasse di Ranocchia come di un esempio da seguire anche al di là del calcio. Voglio fare capire a tutti che non bisogna farsi abbattere, anche se di lavoro fai altro. Mai scoraggiarsi. Il futuro è sempre bello da vivere”.