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Joe Hart - Torino
Joe Hart - Torino
Joe Hart - Torino
Joe Hart – Torino

Quando qualche anno fa l’espressione vacanza studio sbarcò nel nostro linguaggio quotidiano, qualcuno storse il naso, diffidando di un’usanza tipicamente estera, importata e adottata in nome di un mondo sempre più globale e condiviso. Successivamente fu la volta dello scambio culturale, ideale per fondere usi e costumi differenti nel continuo tentativo di migliorarsi e accrescere il proprio bagaglio culturale. Una moda proveniente soprattutto dal Regno Unito (con tanti giovani anglosassoni che hanno deciso di intraprendere il percorso inverso rispetto ai coetanei italiani), guarda caso la patria di Joe Hart, portiere del Torino e della Nazionale inglese, costretto suo malgrado a emigrare pur di giocare con continuità visto lo scarso feeling con Pep Guardiola. La rivoluzione imposta al Manchester City dall’ex tecnico di Barcellona e Bayern Monaco ha finito per coinvolgere anche il ventinovenne ragazzone inglese, lanciato a suo tempo da Roberto Mancini e divenuto uno tra i punti fermi dell’intero movimento calcistico d’Oltremanica.

Occasione Toro

Ritenuto non abbastanza abile con la palla tra i piedi (prerogativa fondamentale nell’idea di calcio tipica del guardiolismo), Hart ha perso i galloni del titolare in favore del mediocre Caballero, scegliendo di regalarsi un’esperienza del tutto nuova e affascinante in serie A dopo aver fiutato la brutta aria che tirava attorno al suo nome. Una vacanza studio tesa a migliorare ulteriormente le già ottime capacità di portiere moderno, in possesso di fisicità e potenza, leadership ed esperienza internazionale, nel paese dei grandi portieri per antonomasia. Un debutto macchiato dall’errore in occasione della rete di Masiello, poi un crescendo a livello di prestazioni e sicurezza, fino al nuovo scivolone di ieri sera nel match del Meazza con l’Inter.

Idolo della tifoseria granata, amato e rispettato da staff tecnico e compagni, ammirato persino dai colleghi/avversari, Hart ha passato indenne il noviziato ma come sempre nel corso della carriera continua ad alternare interventi decisivi a cali di concentrazione pericolosi, nonostante la propensione ad apprendere quanto più possibile da questa sua nuova parentesi professionale per aumentare il proprio bagaglio tecnico. Migliorare si può, si deve, anche alla soglia dei trenta anni, età in cui un portiere inizia ad essere considerato “vecchio” in un ambiente in cui le cose cambiano velocemente, anche troppo, e dove è necessario non perdere mai la voglia di allenarsi al massimo.

Joe Hart, Manchester City - Rassegna stampa
L’uscita a croce è certamente tra i punti forti di forza del portiere del Torino.

L’uscita a croce

Cresciuto alla scuola dei portieri britannici come Shilton e Seaman, Hart possiede e sfoggia notevole coraggio nelle uscite, soprattutto per il modo di porsi con il corpo nell’uno contro uno con l’attaccante avversario. Il pezzo forte del suo repertorio è l’uscita a croce (braccia e gambe divaricate quasi a formare una croce appunto, per chiudere il più possibile lo specchio della porta), ispirata alla tecnica utilizzata dai portieri nel calcio a 5. “Hart esibisce una scuola un po’ differente dalla nostra. È doppiamente interessante studiarlo, ora che gioca in serie A. Ha delle caratteristiche tipiche del calcio inglese e di altre realtà sportive europee, ma non dell’Italia.

Per esempio l’uscita a croce sul giocatore che arriva solo davanti al portiere. E’ un tipo di parata tipico degli inglesi. In Italia la si sta introducendo da poco”. Parole al miele quelle che Stefano Sorrentino dedicò qualche settimana al collega prima di Palermo-Torino, a dimostrazione della grande stima e considerazione di cui il custode della porta della nazionale dei Tre Leoni gode tra gli addetti ai lavori. Una particolare tecnica, non ancora esibita in Italia, dove si predilige uscire dalla porta con le braccia e il volto protesi verso il pallone, piuttosto che cercare di fare volume restando in piedi fino all’ultimo. A ben guardare, esattamente ciò che non è riuscito ad Hart in occasione della prima rete di Icardi, episodio nel quale il portiere granata ha cercato invano di riproporre la tipica uscita all’italiana, cadendo in un macroscopico errore di valutazione.

Una commistione di generi non ancora perfettamente assimilata, su cui lavorare duramente per adottare la scelta appropriata a seconda delle diverse situazioni. Ecco perché, fino a quel momento, sarò meglio rispolverare l’uscita a croce.