Sarri: trentatré schemi (più uno) per sorprendere la Juventus

Dario Marotta
28/10/2016

Sarri: trentatré schemi (più uno) per sorprendere la Juventus

La parabola di Mister 33 è nata in periferia, si è consolidata a Empoli e si è persa Napoli. Almeno fino all’anno scorso…

Parlare di lavoro non è solo un modo per sfuggire ai problemi, appellandosi alla chimera dell’allenamento “salvifico”, panacea di tutti i mali. Gli allenatori, o istruttori (nel caso di specie) talvolta mentono ma in fondo si confessano attraverso quanto viene sviluppato sul terreno di gioco. Provare e riprovare, mettere in pratica ciò che è stato fatto e rifatto durante la settimana, ai limiti dell’ossessione. Solo così si possono mascherare i difetti strutturali, coperti appunto dall’organizzazione maniacale, propria dei “maestri”.

Non a caso di diventa “Mister 33”, l’appellativo del primo Sarri, quello ancora sconosciuto al grande pubblico. Un modo per sottolineare l’abilità del toscano nel preparare le situazioni da gioco fermo. Una tendenza confermata anche in serie A, con l’Empoli: 14 gol su 52 complessivi da angoli e punizioni, per una percentuale pari al 20%. Un’alternativa “facile” per sopperire alle mancanze tecniche o per sfruttare le doti aeree dei saltatori. Basti pensare a Tonelli, autore di 8 reti nel biennio Sarriano, prolungato poi a Napoli, laddove non ha ancora esordito.

Il difetto di Jorginho

Una dote persa nel viaggio verso la Campania, almeno fino allo scorso anno, quando gli azzurri sembravano incapaci di ripetere le “imprese” compiute dall’allenatore a Empoli. Sui 106 gol messi a referto, solo 4 sono arrivati da palla inattiva. Un misero 4%, non in linea con la storia (certamente un po’ romanzata) dei trentatré schemi. Pagata la scarsa fisicità della squadra, oltre ai difetti del battitore incaricato, Jorginho, non proprio a suo agio dalla bandierina. Decisamente meglio la “riserva” Valdifiori, che infatti a Empoli aveva il dominio assoluto dei piazzati, perso poi a Napoli, di pari passo con il posto da titolare.

La svolta

Questa la realtà, almeno fino all’anno scorso, quando i numeri di cui sopra sorprendevano ma non preoccupavano perché il Napoli viveva benissimo e viaggiava spedito grazie ad un gioco finalizzato dal bomber principe, autore di trentasei reti. Il miglior attacco della A, poteva fare a meno di quel surplus di reti non indispensabili nell’economia di squadra. Poi i fatti noti, l’addio di Higuaìn, l’infortunio di Milik e (nel mezzo) la necessità di distribuire i gol dell’argentino, attraverso soluzioni diverse. Sono stati così ripescati quegli schemi lasciati in panchina e rispolverati già a Dimaro, sede del primo “storico” cambiamento.

I nuovi numeri

Il manico, nocciolo del problema: addio ai corner alla camomilla di Jorginho e spazio ai cross tagliati di Ghoulam (da destra) e Callejon (dal versante opposto). L’intuizione, accompagnata da tanto lavoro sui movimenti e sui blocchi da applicare su traversoni da palla inattiva, è stata premiata da numeri eccezionali: 5 su 27 e percentuale del 19%. Il Napoli ha così ritrovato le reti dei centrali difensivi, da Koulibaly a Maksimovic, passando per Chiriches, a segno nell’ultima di campionato, proprio contro l’Empoli. Un’arma che potrebbe far male alla Juventus, protagonista in negativo in tal senso: 7 reti subite, di cui 3 da calci piazzati. L’allarme è stato lanciato qualche tempo fa da Buffon: “Incassiamo troppi gol da calcio d’angolo, non è da noi”. Una chiave interessante per Sarri che dal bunker di Castelvolturno starà provando a mettere nero su bianco lo schema numero 34, per provare a sorprendere Allegri.