Muriel: “Quella volta che piansi assieme a Pekerman”

Muriel: “Quella volta che piansi assieme a Pekerman”

Luis Muriel è una delle rivelazioni di questa Sampdoria. Da potenziale campione ad assoluta certezza: ecco la sua intervista a “La Gazzetta dello Sport”.

La Sampdoria, reduce dalla bella vittoria contro l’Inter, sarà impegnata sul difficile campo della Fiorentina. Quagliarella e Muriel hanno messo a segno finora tre gol a testa, ma l’attaccante colombiano è pronto a timbrare reti importanti. In un’intervista concessa a “La Gazzetta dello Sport” Luis Muriel parla di passato, presente e futuro raccontando alcuni aneddoti significativi.

FIORENTINA

La viola è nel suo destino: “Due volte, sì: non dico che fui vicino alla Fiorentina, ma non erano solo voci. La prima volta ne parlarono con l’Udinese discutendo del pagamento di Cuadrado, la seconda Montella voleva capire se potevo muovermi: però nulla, a Udine speravano ancora che esplodessi lì per vendermi meglio. Illusione per illusione, la Fiorentina mi negò anche la finale di Coppa Italia nel 2014: 2-1 all’andata con gol mio e 2-0 per loro al ritorno, mi tradì Cuadrado segnando. La Fiorentina gioca un calcio molto spagnolo, ma con il carattere della Samp che ha vinto il derby e con la qualità di gioco e le occasioni create della Samp che ha battuto l’Inter…”.

ILLUSIONI

Ora il colombiano vuole dimostrare con continuità il suo autentico valore: “Vorrei eliminare questa parola perché è quella che mi sono sentito rinfacciare di più: ho illuso e poi deluso. Gli altri, ma prima me stesso: ero al Lecce e si parlava di Milan e Inter, ero all’Udinese e sembrava mi volesse l’Atletico Madrid, addirittura il Barcellona. E invece: grandi inizi, grandi cali. E facevo stare male anche chi aveva puntato su di me: mio padre e Alessando Lucci, uno di famiglia più che il mio procuratore. Ma ora “basta illusioni”, questo è l’anno. Non so cosa e quando mi è scattato in testa, però mi sono detto: “Se fallisci, se l’aspettano tutti: stavolta stupiscili. Non con una giocata nuova: con una testa nuova”.

SAMPDORIA

E il passaggio ai blucerchiati gli ha cambiato la vita: “Ferrero veniva tutti i giorni. E se non veniva mi telefonava: “La mia carriera è nelle tue mani”. “Ma come, presidente: è la mia che è nelle sue”. Dieci giorni chiuso dentro un hotel di Nervi. Vedevo solo anziani in vacanza, sarò uscito tre volte per fare una passeggiata al mare. Ero infortunato, Samp e Udinese dovevano accordarsi sul prezzo: facevo fisioterapia, telefonavo, aspettavo e mi disperavo, tutto lì dentro. “A Udine non torno, piuttosto vado in Colombia”, e Ferrero sempre la stessa frase: “Tranquillo, resti qui”. Cosa mi disse il giorno dell’affare fatto? A lui devo molto, anche mantenere questo segreto: frasi irripetibili”.

GIAMPAOLO

E l’arrivo di Giampaolo ha agevolato ulteriormente il suo processo di crescita: “Ho visto pochi allenatori così. E non è questione di essere migliore o peggiore, semmai particolare: ecco, lui ha un modo molto suo di gestire il gruppo, di spiegare le cose, di ottenere le risposte che cerca. Sapere di calcio non basta: quelle idee, che non sono solo calcistiche, vanno trasmesse con chiarezza. Con me ha trovato le parole giuste. So di non essere l’unico: “Meriti un futuro ancora più grande di quello che ti dà la Samp”.

ANEDDOTI

Muriel ha raccontato qualche aneddoto della sua carriera. A partire da Totti, da lui definito ‘calcio puro’: “In Roma-­Samp segno con un destro al volo incrociato. Stavo tornando a centrocampo e sento urlare: ‘Bravo Luis’. Penso: ‘Sarà uno dei miei’. Mi volto e ancora: ‘Bravo Luis’, solo che stavolta vedo che è proprio lui. Francesco Totti. Totti è uno dei signori della storia del calcio italiano, calcio puro”.

Il colombiano ha anche raccontato il suo rapporto col ct Pekerman. “La prima volta che parlai con Pekerman fu in cima alla rampa dello Juventus Stadium, dopo Juve-Lecce. Sperava di portarmi al Mondiale. Ci speravo anch’io. Un giorno mi chiamò nella sua stanza: ‘Sai perché devo parlarti, vero? E’ dura dirtelo, ma non verrai in Brasile’. Me l’aspettavo, cercai di essere forte, poi gli vidi negli occhi una lacrima: scoppiai a piangere. Sincero al 100%, e non capita sempre con gli allenatori”.