sabato, Gennaio 29, 2022

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La nuova Spagna di Julen Lopetegui

Superare la nostalgia e proiettarsi al futuro. Scopriamo come gioca la Spagna del ct Lopetegui

Sono appaiate in vetta al Gruppo G di qualificazione al Mondiale russo, però questo – al momento – sembra essere l’unico punto di contatto fra Spagna e Italia, una ancora alle prese con l’eredità del passato, l’altra già proiettata al futuro. Lopetegui ci ha già fatto capire chiaramente cosa ha intenzione di fare. Lo ha fatto fin da subito, un po’ per necessità e un po’ per virtù, ma con la convinzione che solo innestando immediatamente nuove dinamiche sia possibile superare la nostalgia per il più grande ciclo che una Nazionale abbia regalato alla storia del calcio.

L’ultimo quadriennio della Roja è stato una lenta, mesta e inevitabilmente scioccante discesa dall’Olimpo: d’altra parte, se ti ritrovi a perdere due pedine del calibro di Xavi e Xabi Alonso, ricostruirsi dalle fondamenta diventa un obbligo. La Real Federacion Española de Futbol lo ha fatto un po’ in ritardo, rinviando di almeno due anni il varo del post Del Bosque. Però il profilo individuato appare particolarmente interessante, perché Julen Lopetegui porta innovazioni, sotto forma di adattabilità e trasversalità.

Esperienza, curriculum e capacità

Lopetegui è prima di tutto uno che riunisce i pezzi di un movimento calcistico che rimane il più importante del mondo in termini di valori tecnici e abbondanza di scelte, ma che porta al suo interno forti divisioni particolaristiche (le due anime madrileña e catalana ad esempio, ma non solo…) e che si presenta come il fronte del cambio stilistico che attraversa il calcio di questo tempo, con il superamento del tiki-taka, ucciso dalla rivoluzione cholistica, e una ritrovata necessità di verticalità: trovare uno che non solo abbia giocato nel Real e nel Barça, ma che abbia anche a curriculum, a cinquant’anni, sia il lavoro coi giovani nei quadri federali che l’esperienza della ricostruzione in un club di alta tradizione europea come il Porto, appare come un’ottima idea.

Idea, parola chiave. Quella del guipuzcoano sembra poter fondere tradizione e avanguardia: la prima rappresentata dall’individuazione subitanea di una colonna vertebrale definita e dal rispetto dello stile storico, la seconda palesata dalla ricerca di un piano alternativo, che potrebbe diventare la più grande realizzazione dei concetti bielsistici, semplicemente perché verrebbero affidati a calciatori fortissimi. Lasciate perdere la stretta attualità: per le due partite all’orizzonte, l’occasione è buona soprattutto per sperimentare, visto che le assenze di calibri come Piqué, Romas, Jordi Alba, Javi Martinez, Iniesta e Saul non possono rendere gli impegni novembrini un’occasione vera per valutare il progetto. Piuttosto, una buona opportunità per testare ulteriormente le alternative, specie nell’amichevole di Wembley che si preannuncia come un palcoscenico indicativo per valutare la risposta data dai prospetti sulla ribalta più storica del calcio continentale. Ma la Spagna vera sarà logicamente un’altra.

La cordigliera verticale delle Furie Rosse

L’asse portante è già chiaro: De Gea in porta, Piqué perno difensivo (quanto mancherà anche a chi lo ha sfinito mettendone ottusamente in dubbio l’amore per la maglia…), Busquets equilibratore, Iniesta faro e Diego Costa centravanti. Gli altri possono aspettare. Una cordigliera verticale che cementa un sistema che ha come versione standard il tipico 4-3-3, ma che può diventare un innovativo, imprevedibilissimo e potenzialmente sbalorditivo 3-3-3-1, utile soprattutto in quelle (tante) partite in cui la Spagna si ritroverà di fronte un avversario molto chiuso.

L’esempio di ciò che può essere ce lo ha fornito soprattutto la complicata gara al cospetto dell’Albania, squadra magari non di primissimo valore tecnico ma molto ben preparata tatticamente dalla coppia De Biasi-Tramezzani. Per scardinarla, Lopetegui ha puntato sul movimento: non tanto su quello del pallone, da far viaggiare tramite piedi sincronizzati e piazzati in posizioni ben definite come ai tempi di Del Bosque, quanto su quello delle pedine, creando una rete di tagli, interscambi e circolazione di palla in grado non solo di accerchiare l’avversario, ma anche di colpirlo con velocità e spettacolarità.

https://www.youtube.com/watch?v=rLYHQl4rY8g

L’obiettivo primario di questa costruzione è quello di proteggere le due figure più importanti, ma anche più delicate, del comparto di creazione: Sergio Busquets e Andrés Iniesta. Il catalano sorride, perché così si ritrova con una porzione di campo più ridotta da coprire e soprattutto con un grande ventaglio di scarichi sicuri, offerti sia dall’appoggio delle mezzeali Koke e Thiago Alcantara, incarnazioni altissime del concetto di “centrocampista di lotta e di governo”, che dalle proposizioni dei due difensori esterni: il destro – Sergio Ramos – è una polizza, il sinistro, che sia Monreal, Azpilicueta, Iñigo Martinez, Nacho, Bartra o altre scoperte, rappresenta invece il tassello più complicato da trovare, anche se si potrebbe azzardare una prova con Jordi Alba.

Titolari e alternative

Questa la base su cui costruire il bello di un calcio di grande respiro offensivo, organizzato da un Don Andrés liberato da incombenze tattiche e scatenato in tutto il suo talento geometrico, sostenuto dal lavoro di David Silva e Vitolo, travestiti da pendoli che disegnano archi in orizzontale con la possibilità di partire da qualsiasi punto della trequarti, e orientato al servizio di Diego Costa, che in questo 2016 di rinascita sembra essere sulla buona (anche se ancora lunghetta…) strada anche in termini di ambientamento in Nazionale. Se poi si vogliono analizzare le alternative, basta dare un’occhiata qua sotto:
spagna-formazioni

Per il momento rimane un “piano B”, un’alternativa alla tradizione che però regala alla Spagna una nuova dimensione e nuove prospettive. Soprattutto, è un qualcosa di già pensato, lavorato e messo in pratica. La testimonianza di come Lopetegui sia arrivato sulla panchina della Roja con un progetto chiaro e abbia subito cominciato a costruirlo. Se avrà ragione e se questa sarà davvero l’evoluzione che permetterà agli spagnoli di ripresentarsi ai vertici ce lo dirà il tempo. Tempo. Il bene più prezioso e ricercato da un Commissario Tecnico. Anche il più limitato. Di conseguenza, meglio non sprecarlo.

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